domenica, Marzo 03, 2024

Italia, Politica

Liberiamo il 25 Aprile

La sostituzione storica della destra italiana

di Laura Sestini

Il 25 Aprile del 2023, 78° Anniversario della Liberazione dell’Italia dal Fascismo, sarà una data da annali, a causa di numerosi tentativi di manipolazione politica, una questione da non prendere sottogamba, ma pure con un pizzico di ironia, quella sana e critica, fonte inesauribile per la satira.

Il Governo Meloni, con il suo seguito dei rappresentanti delle destre, che duellano tra loro per accaparrarsi consensi su questo e quello, a suon di decreti e leggi, tra il Ponte sullo Stretto e l’emergenza migranti – di decreti non ne abbiamo avuti così tanto frequenti neanche con lo stato di emergenza pandemico – che non azzeccano, lo fanno di proposito per confondere le idee, lo sappiamo, un discorso che fili, una affermazione che poi non sia sostituita da un dietrofront, una spiegazione sul significato, ah!.. non intendevo quello….come se fossero gli Italiani che non capiscono le parole del soggetto di turno.

La sequenza degli spropositi è iniziata “in grande” con la mancata costituzione di parte civile del Governo al processo per la strage di matrice fascista di Piazza della Loggia. Ops, il Governo non lo sapeva, nessuno ne aveva dato comunicazione.

A distanza di poche ore da quell’episodio, il 24 marzo, ecco che con la commemorazione delle Fosse Ardeatine, diviene altra occasione per reindirizzare la storia nazionale – mentre di sproloqui se ne sentono continuamente su molti argomenti. Allora fu il Presidente Meloni, in gita a Bruxelles per il Consiglio Europeo, che offuscò la verità delle 335 vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, avvenuta nel 1944, dopo l’attentato partigiano dei Gap in Via Rasella, dove rimasero uccisi 33 militari tedeschi del battaglione SS Bozen. Le vittime destinate alla fucilazione della vendetta tedesca vennero prese tra i detenuti, scelte da una lista stilata dal colonnello Herbert Kappler – ve lo ricordate? – dove per primi vennero inclusi gli ebrei, arrestati per motivi razziali. Da Berlino erano stati chiesti 50 italiani ogni tedesco ucciso, poi ridotti a 10 dal comando nazista di occupazione a Roma in mano al generale Von Mackensen. Trecentoventi persone di ogni sorta, tra detenuti, civili, intellettuali, presunti comunisti, antifascisti, gente comune, e pure un prete, don Pappagallo; più 15 persone di avanzo, per precauzione. Secondo voi dove erano i fascisti italiani in quel momento? Senz’altro servitori degli ariani tedeschi che occupavano Roma, tra cui il questore di Roma Caruso che si prestò a dare 50 nomi, sostenuto dal ministro degli Interni del regime di Salò, Guido Buffarini Guidi. Nel discorso da Bruxelles del Presidente del Consiglio Meloni tutti i dettagli storici sono vanificati.

Poi è la volta di Ignazio La Russa, Presidente del Senato, che sempre sulle Fosse Ardeatine ha sostenuto in un programma televisivo, che ciò che generò la rappresaglia sugli italiani, “una pagina tutt’altro che nobile della Resistenza“, fu di aver ucciso con l’attentato partigiano una banda musicale di pensionati e non nazisti delle SS.

Se si esce dalla narrazione storica sulla contrapposizione fascisti-antifascisti, e si entra nell’attualità dei flussi migratori, la sequela si presenta ancora più densa, visti i continui sbarchi. Un’espressione particolarmente inflazionata, a parte “emergenza migranti” che non si è attuata nei numeri neanche negli anni più caldi delle primavere arabe e poi dell’Isis, è “sostituzione etnica”. Per dovere di cronaca, non si ricorda la stessa espressione “emergenza migranti” proveniente dalla Germania, che nel 2015 ha accolto un milione di siriani senza battere ciglio, e continua tuttora ad accogliere chi giunge in terra tedesca dalla rotta balcanica, più qualche redistribuzione comunitaria, e dove anche la società civile ha sostenuto volontariamente chi scappava dalla guerra.

La sostituzione etnica è il cavallo di battaglia di Matteo Salvini, usato anche in affermazioni di anni precedenti, utile con il Decreto Sicurezza del 2018, espressione presa in prestito da antenati fascisti, con cui aspira ad entrare nei libri di storia.

Stesso argomento per il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che si corregge dopo le proteste dell’opposizione e di tanti cittadini: «Ho sbagliato a parlare di sostituzione etnica, intendevo dire che dobbiamo preservare la razza italiana».

Di palo in frasca. Quale razza italiana? Forse intendeva dire la nazionalità? Di razze ci sono quelle animali, il concetto di razza è privo di fondamento sul piano della genetica antropologica. Un principio appurato e divulgato da istituzioni sovranazionali, per prima l’ONU nel 1950; di razza ne esiste una solamente, quella umana.

Quindi, ignoranza primordiale o infingardia?

Infine, per quanto riguarda il Governo Meloni, arriva, questo sì in emergenza, la mozione 25 Aprile, detta “della riconciliazione” che revisiona e appanna il significato di questa importante data, quando la Resistenza partigiana sconfisse il nazifascismo nel 1945, cambiando il corso della storia italiana. La mozione appena approvata dalla maggioranza di destra al Senato svilisce l’Anniversario della Liberazione d’Italia perché mischiato con altre date care al fascismo, come il Regno dei Savoia, le Foibe ed altre feste nazionali, eludendo accuratamente la parola antifascismo nel tentativo di mettere in secondo piano date e fondamenti della Repubblica e della Costituzione italiana.

Un’ulteriore espressione di matrice fascista è avvenuta contro Domenico Lucano, ex sindaco di Riace e fondatore del Villaggio Globale, un modello di accoglienza diffusa per migranti, che lo aveva fatto comparire nella top 50 di Fortune tra gli uomini più potenti al mondo. L’invito di Lucano alla tradizionale Festa del 25 Aprile in via del Pratello a Bologna, ha scatenato l’ira di Fratelli d’Italia che hanno chiesto al Comune bolognese di non autorizzarne la presenza. Un modo per stigmatizzare il suo valore umano, sia come uomo e lo stesso progetto a Riace, ed anche tutti i migranti, che lui simbolicamente rappresenta.

Con la maggioranza politica del Governo Meloni, più che di sostituzione etnica, nonostante il grido al lupo! al lupo! per la presunta emergenza migranti, si vedono sempre meglio i tratti di un vero e propria tentativo di sostituzione storica, attraverso cui la politica di destra spinge forte per auto-rivalutarsi come controparte sociale, patrioti legittimi e positivi durante il Ventennio, ed anche nell’odierno, dimenticando che l’Asse perse la guerra, e con la riabilitazione di Mussolini a capo del governo fantoccio della Repubblica di Salò i fascisti aprirono le porte italiane all’occupazione dei nazisti, responsabili di ciò che comportò in terrore e violenza.

Al contrario, le destre italiane, con La Russa in testa che si dimostra il più sfrontato, sdoganato, dovrebbero ricordarsi che fu proprio un comunista, Palmiro Togliatti, con un’amnistia, a riabilitare i fascisti nel sistema democratico e la Costituzione Italiana a cui si rifà; senza questo modello politico, potenzialmente non sarebbero neanche sedute in Parlamento.

Appello delle Associazioni antifasciste e della Resistenza https://www.libera.it/documenti/schede/appello_25_aprile.pdf

Il gruppo turco Yorum

Sabato, 22 aprile 2023 – n°16/2023

In copertina: partigiani durante la Liberazione d’Italia – Foto: archivio storico della Resistenza

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