sabato, Gennaio 22, 2022

Economia, Italia

Le auto invendute

Molte, ma i prezzi continuano a crescere

di Elio Sgandurra

Tra le industrie che hanno sofferto maggiormente a causa del Covid, quella dell’automobile è tra le più colpite, insieme all’indotto cui appartengono anche i concessionari. Nel 2020 tutte le marche europee hanno perso il 23,7% delle vendite rispetto all’anno precedente e nei primi mesi del 2021 il calo è stato del 20,3%. L’Italia – la più colpita col 27% dell’anno scorso – si è risollevata leggermente in questi mesi. Ma basta percorrere il retroterra di Livorno – il cui porto è specializzato nell’accogliere auto straniere – per vedere distese di mezzi nuovi, parcheggiati in attesa – spesso per lungo tempo – di essere inviati ai concessionari. La gente è restia a comprare – nonostante gli incentivi dello Stato – ed aspetta tempi migliori o preferisce ricorrere al mercato dell’usato.

Nel nostro Paese si trovano in pessime acque soprattutto i concessionari, il cui fatturato complessivo è calato di 12,7 miliardi di Euro provocando anche la riduzione di 9,97 miliardi del gettito dell’IVA. La crisi è profonda, nonostante gli bonus statali che vanno da 2000 Euro per i veicoli a combustione – motori a scoppio – ai 6000 Euro per quelli elettrici che non hanno molto seguito perché, tra l’altro, da noi le colonnine che distribuiscono l’energia sono scarse.

Gli aiuti statali – però – non bastano se le Case automobilistiche non attuano una vera politica dei prezzi. Questi, infatti, nonostante la crisi, sono aumentati nel 2021 mediamente del 2,4 % con cifre che corrispondono spesso uguali agli incentivi. Per cui il cliente non beneficia dello sconto. E’ una strana politica di vendita che non contribuisce affatto ad attirare la clientela e a rinnovare il parco macchine che è tra i più vetusti d’Europa. Le industrie esitano a diminuire la produzione che porterebbe al licenziamento di migliaia di operai oltre alla perdita dell’immagine.

Alcuni esempi di prezzi: la Fiata Panda costa di listino da 13.900 Euro a 19.750, ed è la più economica. Nel 2019 la ‘regalavano’ a 8.900. La ‘Tipo’, più grossa, da 17.000 a 27.000 Euro. E’ costruita in Turchia ma porta il marchio FIAT. Del gruppo Volkswagen il modello UP, una microauto, costa dai 14.800 ai 20.000 Euro. Quest’ultima rasenta la velocità di 200 Km orari. Perché comprarla? Sempre della stessa marca, la storica Golf parte da un prezzo base di 26.100 per arrivare a 52.900. Poco tempo fa la più economica costava 20.000 Euro.

Inoltre tutto il mondo dell’automobile non aiuta gli acquirenti nelle scelte più convenienti delle marche e dei modelli. Incominciamo dalla pubblicità che invade i giornali e i canali televisivi con annunci ambigui e incomprensivi o con spot di auto che piroettano sulle strade, nei boschi, tra la neve, come se fossero degli UFO. Alla fine appare il prezzo, ‘solo 195 euro al mese’ senza specificare l’anticipo, il costo totale, gli interessi. Sui giornali questi dettagli vengono inseriti, ma bisogna cercarli in fondo pagina e leggerli con una lente d’ingrandimento.

Dai concessionari l’approccio andrebbe fatto con cautela perché sono in gran parte inaffidabili. A conti fatti e scelto il modello, il colore e gli eventuali accessori, la cifra finale diventa sempre superiore a quella prevista dal listino. E se si insiste sulla scelta meno cara, il venditore risponde che per quella l’attesa è di due o tre mesi. Ma come, se i piazzali traboccano di auto invendute?  E se poi il cliente sottolinea che gli spot televisivi parlano di sconti e di altre facilitazioni, spesso gli viene risposto: ‘Lei crede ancora alla pubblicità?’. Alla fine ci si arrende e si firma il contratto senza pensare al dopo, quando in possesso della macchina arriveranno le stangate dei tagliandi, del costo dei pezzi di ricambio messi in conto e qualche volta mai cambiati, la manodopera le cui ore lievitano e non possono essere controllate.  Alla Vucciria di Palermo, dove non si vendono auto, sono molto più corretti.

Le più diffuse riviste dell’automobile, nate per aiutare e consigliare la clientela, sono in realtà dei dépliant a pagamento perché sono completamente asservite all’industria automobilistica tramite le inserzioni pubblicitarie che ricevono in abbondanza. Pertanto si guardano bene dal sottolineare i difetti che tutte le auto possono avere. Si limitano qualche volta a scrivere che le plastiche degli interni non sono morbide o l’altezza del portabagagli da terra è un po’ eccessiva. Inoltre i giornalisti del settore sono coccolati dalle case produttrici.

Ricordo che quando nacque la prima FIAT 500 nel 1957, la rivista Quattroruote ne segnalò una serie di difetti. La Casa provvide subito per eliminarli. Ma anni dopo – intorno al 1990 – un periodico della Mondadori segnalò che la Panda di allora costava un milione di lire in più rispetto allo stesso modello prodotto dalla Seat spagnola. La Casa Torinese minacciò subito l’editore di togliergli tutta la pubblicità. Erano altri tempi: oggi i difetti delle auto sono inesistenti, ma solo per i giornali.

Sabato, 29 maggio 2021 – n°18/2021

In copertina: un parco di auto in attesa di essere vendute – Foto di Thomas B.

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