martedì, Novembre 29, 2022

Notizie dal mondo

La ‘rivoluzione’ di Biden

Usa-Italia: piani economici a confronto

di Ettore Vittorini

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, ha lanciato il suo piano per cambiare la società e l’economia con proposte rivoluzionarie per il suo Paese, che già l’opposizione repubblicana e soprattutto quei settori ancora legati a Trump, definiscono “socialiste”. Agli otto punti fondamentali per il cambiamento annunciati al Congresso il 29 aprile, ha aggiunto inaspettatamente, mercoledì scorso, anche la liberalizzazione dei brevetti sui vaccini anti-Covid in modo che possano essere prodotti senza impedimenti in tutti i Paesi. E’ stato un duro colpo per l’industria farmaceutica USA che sul vaccino ha già ottenuto profitti per miliardi di dollari e immediatamente ha visto crollare il valore dei titoli in Borsa. La ‘Big Pharma’ ha minacciato subito di diminuire la fornitura delle dosi. La svolta di Biden sui vaccini non porterà subito effetti concreti anche perché i Paesi che potranno produrli dovranno munirsi di tecnologie adatte. Inoltre la risposta dell’Europa non è del tutto favorevole e la Germania si è detta contraria.

La manovra socio-economica annunciata da Biden, più che socialista può essere definita un rilancio della dottrina di Keynes, secondo la quale di fronte alla crisi spetta allo Stato centrale assumere la guida dell’economia nazionale. E’ una tesi che si scontra con quella del neoliberismo il cui principio base, il trickle down della presidenza di Reagan, consiste nell’ agevolare la produzione privata dalla quale molto lentamente arriverebbero, attraverso i consumi, i benefici per la società. Ma la Storia insegna che soltanto le briciole beneficerebbero la parte più bassa della scala sociale.

Questa svolta americana ricorda molto quanto accadde quasi ottanta anni fa col New Deal del presidente Franklin Delano Roosevelt che – a partire dal 1933 – aiutò notevolmente gli Stati Uniti a uscire dalla grande crisi del 1929. E come allora ne fece il suo precursore, scontrandosi contro le potenti grandi famiglie americane che lo accusarono di comunismo, Biden oggi vuole riscattare il Paese dai quattro anni bui di Trump e imporgli una svolta socialmente più ampia. E lo fa con determinazione e coraggio. E pensare che quando era ancora candidato alla presidenza gran parte degli americani, anche tra i democratici, lo definivano un personaggio indeciso e troppo debole.

Il piano del cambiamento prevede lo stanziamento di 6000 miliardi di dollari tra investimenti e agevolazioni fiscali compresi anche i 1900 già investiti per la grande campagna anti-Covid che in due mesi ha portato importanti risultati.

Il piano di rilancio è teso a ricostruire “la spina dorsale del Paese” attraverso il rinnovamento e l’ampliamento delle infrastrutture, strade, ferrovie, aeroporti, reti elettriche, acquedotti, banda larga. Sono previsti anche grandi investimenti sulle energie rinnovabili e sulla riduzione del 55% delle emissioni di CO2 entro il 2035.

In campo sociale è prevista una grande svolta nel Welfare: le famiglie con figli a carico avranno crediti d’imposta superiori a 3000 dollari; lo Stato pagherà le cure mediche per i minori che appartengono a fasce sociali meno abbienti; 12 settimane di congedo retribuito per maternità, un provvedimento inedito per gli Stati Uniti. Inoltre il presidente ha presentato al Congresso una legge che obbliga i datori di lavoro a colmare la differenza di stipendi tra uomini e donne.

Per quanto riguarda la scuola, sale a 17 anni l’obbligo di istruzione gratuita negli Istituti pubblici e saranno spesi 200 miliardi perché tutti i bambini americani possano andare all’asilo gratuitamente.

Per sostenere queste spese il ‘socialista’ Biden ha fatto aumentare l’aliquota sugli utili delle imprese dal 21% al 28%. Salirà al 39,6% l’aliquota sui redditi superiori ai 400mila dollari l’anno che Trump aveva ridotto al 37%.  Per quanto riguarda la Ricerca la quota dell’1% del PIL, verrà raddoppiata per rendere il settore più competitivo con la Cina sulle batterie elettriche, i chips dei computer, le biotecnologie. Se tutte queste riforme avranno successo, si potrà affermare che il Presidente avrà vinto una grande battaglia contro la tradizione capitalistica americana.

E l’Italia?   

Rispetto agli Stati Uniti, l’Italia nel suo piccolo, ha presentato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR – e lo ha trasmesso alla Commissione Europea per ottenere 248 miliardi di Euro. ‘Sarà un piano epocale’, ha dichiarato il premier Mario Draghi a un’opinione pubblica che da anni rimane scettica di fronte alle proposte governative spesso rimaste sulla carta.

Già l’acronimo del Piano lascia un po’ perplessi sull’ultima R, che sta a significare Resilienza. E’ un termine dai diversi significati, poco in uso anche nella nostra burocrazia. Secondo la Treccani significa: “proprietà dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi”; “capacità di resistere di fronte a eventi negativi”; “una comunità ritorna al suo stato iniziale dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che l’ha allontanata.” Quale scegliere?

Il Piano prevede 50 miliardi di Euro per l’elettronica, l’innovazione, competitività del sistema produttivo; 68 per la Rivoluzione verde e transizione ecologica; 31,4 per le infrastrutture, soprattutto l’Alta velocità (TAV) e i trasporti regionali; 22,4 per l’occupazione, con maggior attenzione a quella femminile; 18,5 per la Sanità e il potenziamento della rete strutturale. Cifre minori saranno spese per la Scuola, il Turismo, l’Arte e la Cultura.

Seguiranno le riforme della Pubblica amministrazione e della Giustizia; la semplificazione della legislazione e la modernizzazione del mercato del lavoro. E’ anche prevista la Riforma fiscale.

Gli impegni sono tanti, ma rimane il problema della realizzazione. Si è dato spazio alla TAV trascurando la ristrutturazione delle vecchie ferrovie dove i treni viaggiano alla media di 50 Km orari. Non si è fatto alcun accenno agli asili infantili , fondamentali per il lavoro femminile. I fondi per la Sanità e per la Ricerca scientifica hanno superato di poco quelli stanziati in tempi pre-Covid. Infine per la riforma fiscale annunciata nel primo discorso di Draghi alla Nazione, dovremo aspettare ancora chissà fino a quando.

Sarà davvero un ‘piano epocale’ o un ‘piano all’italiana’?   

Sabato, 8 maggio 2021 – n°15/2021

In copertina: Le bandiere statunitense e italiana – composizione grafica Laura Sestini

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