lunedì, Gennaio 24, 2022

Notizie dal mondo

La resistenza del Panjshir e delle donne afghane

Il coraggio di rivendicare i diritti basilari

di Laura Sestini

C’è stato un momento all’inizio della settimana appena passata che sembrava definitiva la caduta dei ‘partigiani’ della Valle del Panjshir – un territorio a nord di Kabul – sede del Fronte Nazionale di Resistenza guidato dal giovane comandante Aḥmad Masʿūd, ultimo angolo di terra afghana anti-talebana. Al doppio comunicato del portavoce del nuovo premier talebano Mohammad Hasan della conquista del Panjshir – che nello stesso giorno annuncia i nomi della gerarchia politica al potere, e le mansioni di governo – si contrappongono le smentite dello stesso comandante Masʿūd figlio che compare in un video in prima persona, chiedendo al popolo afghano sottomesso dagli islamisti di rialzare subito la testa ed unirsi alla lotta per la liberazione del Paese. Il giovane Masʿūd si rivolge anche all’Occidente, chiedendo sostegno in nome dei diritti civili e la democrazia.

Le comunicazioni dal Panjshir arrivano difficoltose e frammentarie, per la posizione geografica della valle circondata da montagne, ma sono state confermate dal FNR (Fronte Nazionale di Resistenza) le conquiste di aree strategiche limitrofe, fin dove si erano allungati i miliziani talebani che – in contrapposizione – pubblicano un video con la loro bandiera bianca e nera posizionata nel centro del capoluogo del Panjshir.

Da altre fonti arrivano notizie che la tomba-mausoleo di Aḥmad Shāh Masʿūd padre – uomo politico che guidò la resistenza contro l’Unione Sovietica e ricoprì la carica di Ministro della Difesa durante il governo Rabbani, alla fine del conflitto russo-afghano – è stata devastata dai miliziani talebani.

Aḥmad Shāh Masʿūd ospite alla Presidenza dell’Unione Europea nel 2001
Foto credits – Communautés Européennes 2001

La stessa determinata resistenza del ‘Leone del Panjshir’, che da anti-russa si trasformò in anti-talebana, è in mano al figlio, accolto naturalmente come loro comandante dai combattenti di origine tagika che risiedono nella Valle – ed alle redini della Resistenza – dopo l’attentato suicida mirato, compiuto in Afghanistan da due tunisini islamisti a settembre 2001 che uccise il padre, politico ancor prima abbandonato ed isolato dai paesi occidentali.

Ospite dalla Presidente dell’Unione Europea Nicole Fontaine ad aprile 2001, Aḥmad Shāh Masʿūd Sr. già allora annunciava ciò che si è prospettato il futuro contemporaneo: “If President Bush doesn’t help us, these terrorists will damage the U.S. and Europe very soon” (Se il Presidente Bush non ci aiuterà, questi terroristi danneggeranno gli Stati Uniti e l’Europa molto presto – t.d.g.).

Lo stesso concetto lo ribadisce tuttora il figlio, sostenendo che i Talebani non sono cambiati, come vogliono far credere al mondo, ed anzi sono sostenuti da un nuovo attore in campo di battaglia – il Pakistan – che unitamente alle rappresaglie di terra dei Talebani ha bombardato la roccaforte del Panjshir dall’alto. Questa informazione potrebbe supportare anche la presenza a sorpresa negli stessi giorni a Kabul del generale Fayiz Hamad, capo dell’intelligence pachistana (ISI).

Già uomo di cultura il padre – Aḥmad Masʿūd Jr. è giovane – 32 anni – ed ha frequentato scuole occidentali, tra cui il King’s College di Londra e la Royal Military Academy Sandhurst in Gran Bretagna. Non coinvolto nelle vicende politiche passate del Paese, è un politico moderato ma fermo di principi e non si arrenderà – come egli stesso ha pronunciato nel comunicato che smentiva la conquista della valle da parte talebana.

Panorama sulla valle del Panjshir

Altro capitolo di Resistenza si deve alle donne afghane, che dopo due decadi dal primo governo talebano non sono più le stesse. Molte di loro sono istruite e svolgevano fino ad un mese fa professioni di avvocatesse, insegnanti, giornaliste. Seppure negli ultimi anni siano state le più colpite dagli attentati mirati degli islamisti che adesso le vogliono nuovamente relegate ‘a partorire’ – come già annunciato dal portavoce di governo https://www.theblackcoffee.eu/afghanistan-la-liberta-delle-donne-corre-sul-filo/ ) – esse non hanno più paura di combattere il ‘nemico talebano? perché hanno capito il loro valore e lottano per l’indipendenza dal patriarcato e dalla legge coranica, desiderando di sviluppare la vita in un’ottica di parità di genere e di diritti civili.

Le donne, che scendono per le vie cittadine a protestare contro le decisioni governative – le più segregate dal ritorno dei Talebani – è nostro dovere sostenerle. Anche da distanza si può.

Sabato, 11 settembre 2021 – n°33/2021

In copertina: Aḥmad Masʿūd Jr. – Foto dal profilo Twitter del politico

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