martedì, Gennaio 25, 2022

Notizie dal mondo

Il moralismo USA torna a vincere nella letteratura

Cancellata la biografia di Philip Roth

di Ettore Vittorini

Negli Stati Uniti se qualcuno acquista in un negozio una bottiglia di una bevanda alcolica, quando esce in strada la deve nascondere in un sacchetto – secondo la legge – agli occhi dei passanti, altrimenti incorre in una severa sanzione. Può anche bere in pubblico e ubriacarsi ma sempre tenendo la bottiglia mascherata dall’involucro di carta.

Potrebbe essere l’esempio limite del puritanesimo americano ereditato dagli antenati britannici, i “padri pellegrini” fuggiti dalle persecuzioni della madrepatria. Quel piccolo e ipocrita obbligo è il residuo della legge sul proibizionismo che per tutti gli Anni Venti del secolo scorso sino al ’33, proibiva la produzione, l’importazione e il consumo di bevande alcoliche.

I sostenitori la chiamarono The noble experiment – un nobile esperimento che in realtà alimentò la più pericolosa ed estesa criminalità che gli Stati Uniti abbiano mai conosciuto. Il commercio clandestino degli alcolici arricchì intere organizzazioni criminali, le quali agivano quasi impunemente con l’appoggio – attraverso la corruzione – delle autorità locali statali e i membri del Congresso. Dietro la facciata del perbenismo puritano la malavita agiva da padrona soprattutto nelle grandi città. Gli ‘anni folli’ finirono solo quando – nel 1933 – il neo presidente F.D. Roosevelt ripristinò l’uso degli alcolici.

Ma il puritanesimo integralista continua a riaffacciarsi anche oggi nella vita degli americani, per esempio nella censura mascherata verso persone e fatti che offenderebbero la morale. Nella letteratura, ultima vittima dei perbenisti è lo scrittore Blake Bailey autore della biografia di Philip Roth (1933-2018), alla quale ha lavorato per 10 anni col sostegno dello stesso protagonista, il cui romanzo più noto è ‘Il lamento di Portnoy’.

Il libro di Bailey – 900 pagine – pubblicato negli USA a metà aprile dalla Casa editrice Norton & C., in pochi giorni era entrato nella classifica dei più venduti, ed era stato accolto molto favorevolmente dal New York Times, mentre The New Republic, forse l’unico, lo aveva stroncato. Il successo era comunque garantito fino a quando ai primi di maggio l’editore aveva deciso di ritirarlo dal catalogo insieme ad altre due precedenti opere biografiche dello stesso autore. La fortuna di Bailey era improvvisamente crollata a causa di alcune signore che lo accusavano di averle sedotte anni prima senza il loro consenso. A niente sono servite le smentite dello scrittore: l’editore Norton è stato irremovibile. E’ da sottolineare che il libro parla della vita di Roth e non dell’autore dell’opera.

Il Pen Club America ha così commentato l’accaduto: ‘Se dovessimo applicare questo criterio in generale, migliaia di libri verrebbero tolti dalla circolazione a causa della condotta o del pensiero morale degli autori’. In Italia dovrebbe essere pubblicato dalla Einaudi a fine traduzione.’

Anche l’autobiografia di Woody Allen – ‘A proposito di niente’ – aveva subito censure. La casa editrice francese Hachette con la quale l’attore aveva stipulato un contratto esclusivo, dopo una serie di proteste aveva deciso di sospenderne la pubblicazione lasciando libero l’autore di rivolgersi ad altri editori. In Italia è stato immediatamente pubblicato dalla ‘Nave di Teseo’ nel 2020, e quasi contemporaneamente negli Usa dalla Arcade Publishing, nonostante in questo Paese il regista non sia molto amato.

Le ‘colpe’ di Allen provengono dalle accuse della ex moglie – l’attrice Mia Farrow – che aveva citato in giudizio il suo ex-partner per aver molestato i due figli da piccoli. La terza figlia – già grande e adottiva – è diventata moglie di Allen. Il tribunale aveva scagionato completamente il regista dalle accuse, ma una parte dell’opinione pubblica ha conservato i sospetti nei suoi confronti. 

Il caso più noto di censura a un’opera letteraria, è stato quello del romanzo dello scrittore britannico David Herbert Lawrence –   L’amante di Lady Chatterly. Nel 1960 a trent’anni dalla morte, la Casa editrice Penguin fu processata a Londra per aver pubblicato il libro in edizione integrale. L’anno prima il romanzo era stato ‘processato’ anche da un tribunale americano, ma venne assolto. Ciononostante la magistratura inglese aprì il processo contro l’opera in base al ‘Obscene Publications Act’ approvato dalla Camera dei Comuni l’anno prima. La legge stabiliva la censura di un’opera se ‘il contenuto era tale da depravare e corrompere le persone’.     

Si trattava degli ultimi tentativi della vecchia e ipocrita società vittoriana per sopravvivere di fronte al sopraggiungere dei nuovi e anticonvenzionali costumi che  poco dopo invasero l’Inghilterra degli Anni Sessanta e si diffusero in tutto l’Occidente.

Al processo il Pubblico accusatore rivolgendosi alla giuria, esclamò: ‘Permettereste a vostra moglie di leggere un libro simile?’ Lo prese in parola il giudice Sir Lawrence Byrne, il quale lo dette alla moglie, lady Doroty. Anche se non si conoscono i risultati di quella lettura, il libro e la Penguin vennero assolti dopo un lungo dibattimento cui testimoniarono in difesa decine di intellettuali e artisti britannici.

In poco tempo L’amante di Lady Chatterly – una delle più grandi opere del Novecento – vendette tre milioni e mezzo di copie e la Casa editrice venne quotata in Borsa. D.H. Lawrence lo aveva scritto a Firenze nel 1928 e ne aveva fatto stampare mille copie da un editore locale. Gran parte di queste furono contrabbandate in Inghilterra e passate clandestinamente di mano in mano. L’assoluzione del 1960 aprì una nuova era: quella che negli anni successivi cambiò i costumi della società e portò in seguito all’introduzione della pillola contraccettiva, alla legalizzazione dell’aborto e alla depenalizzazione dell’omosessualità.

Sabato, 15 maggio 2021 – n°16/2021

In copertina: l’opera di Blake Baley sulla biografia di Philip Roth

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