sabato, Marzo 02, 2024

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Il Consiglio di Sicurezza Onu respinge le risoluzioni russa e brasiliana sul cessate il fuoco a Gaza

Veto degli Stati Uniti sulla proposta brasiliana

di Laura Sestini

Il 16 ottobre, a New York, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU non è riuscito ad adottare la risoluzione proposta dalla Russia che chiedeva un cessate il fuoco umanitario a Gaza, devastata oggo da quasi due settimane di combattimenti tra Israele e i militanti di Hamas. Il testo ha omesso qualsiasi menzione del gruppo estremista.

Il progetto di risoluzione guidato dalla Russia ha ricevuto cinque voti a favore – Cina, Gabon, Mozambico, Russia ed Emirati Arabi Uniti – e quattro contrari di Francia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, oltre a sei astensioni di Albania, Brasile, Ecuador, Ghana, Malta e Svizzera.

I membri si sono divisi sulla mancanza di una condanna specifica del gruppo estremista Hamas, che ha dato inizio all’attuale escalation di violenza, inviando centinaia di combattenti a compiere un attacco armato in alcuni insediamenti vicini alla Striscia di Gaza, il 7 ottobre.

Affinché il Consiglio possa adottare una risoluzione, la proposta deve ricevere almeno nove voti a favore, senza che nessuno dei suoi cinque membri permanenti si opponga o metta il veto.

La bozza del testo chiedeva un cessate il fuoco umanitario, il rilascio di tutti gli ostaggi, l’accesso agli aiuti e l’evacuazione sicura dei civili.

Il mercoledì successivo era all’ordine del giorno del Consiglio l’esame di un altro progetto di risoluzione proveniente dal Brasile. Secondo le informazioni, si chiedevava una pausa umanitaria e si condannava Hamas e tutti gli atti terroristici contro i civili.

Vassily Nebenzia, rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, ha espresso rammarico per la mancata adozione della risoluzione da parte del Consiglio di Sicurezza, accusando “l’intenzione egoistica del blocco occidentale”. Ha affermato che le delegazioni dei Paesi occidentali fondamentalmente “hanno calpestato” le speranze globali che il Consiglio ponesse fine alla violenza.

L’ambasciatore Nebenzia ha osservato che dal voto sono emersi i Paesi favorevoli alla fine della violenza e alla fornitura di aiuti umanitari, e quelli che bloccano un messaggio unitario “per interessi puramente egoistici e politici”.

«Siamo estremamente preoccupati per la catastrofe umanitaria senza precedenti a Gaza e per l’altissimo rischio di estensione del conflitto» – ha sottolineato.

Linda Thomas-Greenfield, rappresentante permanente degli Stati Uniti, ha affermato che il suo Paese non può sostenere il progetto di risoluzione russo poiché ignora il terrorismo di Hamas e disonora le vittime (israeliane).

«Non condannando Hamas, la Russia sta dando copertura a un gruppo terroristico che brutalizza civili innocenti. È scandaloso, ipocrita e indifendibile» – ha affermato.

L’ambasciatrice Thomas-Greenfield ha condannato Hamas per aver ucciso civili, preso ostaggi, compresi cittadini americani, e massacrato famiglie, e ha condannato le azioni di Hamas per la terribile crisi umanitaria che affligge la popolazione di Gaza. «Non possiamo permettere che questo Consiglio attribuisca ingiustamente la colpa a Israele e giustifichi Hamas per decenni di crudeltà» – ha ribadito.

Riyad Mansour, osservatore permanente dello Stato della Palestina presso le Nazioni Unite, ha esortato il Consiglio di sicurezza a ispirarsi ai principi del diritto internazionale “senza eccezioni”. «Non inviate il segnale che le vite dei Palestinesi non contano. Non osate dire che Israele non è responsabile delle bombe che lancia sulle loro teste» – ha dichiarato.

Mansour ha osservato che ciò che sta accadendo a Gaza non è un’operazione militare, ma un attacco su vasta scala contro il suo popolo e un massacro contro civili innocenti. «Non c’è nessun posto sicuro a Gaza, le famiglie si abbracciano ogni notte senza sapere se sarà l’ultima volta» – ha detto.

Gilad Erdan, rappresentante permanente di Israele presso le Nazioni Unite, ha affermato che il Consiglio di Sicurezza si trovasse in uno dei momenti più cruciali della sua storia, “un momento di verità, che dirà all’umanità se la sua stessa esistenza è legittima”. Ha affermato che ogni membro del Consiglio dovrebbe capire che Hamas è guidato da un’ideologia, non diversa da quella nazista, chiarita nel loro atto costitutivo che chiedeva di “cancellare” Israele. «Hamas non è un’organizzazione politica, è un’organizzazione terroristica» – ha ribadito.

L’ambasciatore Erdan ha invitato il Consiglio a designare Hamas come organizzazione terroristica e a ritenerla pienamente ed unica responsabile della situazione a Gaza. Ha inoltre invitato il Consiglio a sostenere pienamente il diritto di Israele a difendersi e a chiedere immediatamente e incondizionatamente il rilascio di tutti gli ostaggi.

Il Consigio di Sicurezza ONU
Foto/Manuel Elías/UN
 

Il 18 ottobre, viene infine discussa la proposta del Brasile che richiedeva “pause umanitarie” per fornire aiuti salvavita a milioni di persone a Gaza.

Mentre 12 dei 15 membri del Consiglio hanno votato a favore del testo guidato dal Brasile, gli Stati Uniti hanno votato contro, e due – Russia e Regno Unito – si sono astenuti.

Un voto “no” da parte di uno qualsiasi dei cinque membri permanenti del Consiglio interrompe l’azione su qualsiasi misura sottopostagli. I membri permanenti dell’organismo sono Cina, Francia, Federazione Russa, Regno Unito e Stati Uniti.

L’ambasciatore russo Vassily Nebenzia ha detto agli ambasciatori del Consiglio che “il periodo delle metafore diplomatiche è finito da tempo”. Chiunque non abbia sostenuto il progetto di risoluzione della Russia su questo tema è responsabile di ciò che accade, ha affermato. L’attuale bozza “non prevede un chiaro appello al cessate il fuoco e non aiuterà a fermare lo spargimento di sangue”.

Ha affermato che gli emendamenti della Russia propongono un appello a porre fine agli attacchi indiscriminati contro i civili e le infrastrutture a Gaza e la condanna dell’imposizione del blocco sull’enclave; e aggiungendo un nuovo punto per un appello per un cessate il fuoco umanitario. «Se questi non fossero inclusi nell’attuale bozza, non sarebbe utile affrontare la situazione umana a Gaza e polarizzare le posizioni della comunità internazionale» – ha affermato.

“La storia sta guardando» – ha dichiarato a Ginevra il coordinatore dei soccorsi d’emergenza Martin Griffiths, sottolineando la situazione disperata in cui versano circa un milione di abitanti di Gaza sradicati dalle loro case la scorsa settimana, dopo che l’esercito israeliano aveva avvertito di un’offensiva imminente in seguito agli attacchi mortali contro Israele del gruppo militante Hamas, che controlla politicamente la Striscia di Gaza dal 2006.

L’ambasciatrice statunitense Linda Thomas-Greenfield ha spiegato il veto del suo Paese nella camera del Consiglio affermando che “questa risoluzione non menziona il diritto di autodifesa di Israele”. Israele ha l’idea intrinseca dell’autodifesa, come si evince dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite” – ha aggiunto, sottolineando che il diritto è stato riaffermato dal Consiglio in precedenti risoluzioni sugli attacchi terroristici – “questa risoluzione avrebbe dovuto fare lo stesso”. Ha specificato che, sebbene gli Stati Uniti non possano sostenere la risoluzione, continueranno a lavorare a stretto contatto con tutti i membri del Consiglio sulla crisi, “così come continueremo a ribadire la necessità di proteggere i civili, compresi i membri dei media, gli operatori umanitari e i funzionari delle Nazioni Unite”. L’ambasciatrice Thomas-Greenfield ha inoltre sottolineato che gli Stati Uniti sono impegnati anche nella diplomazia sul campo, con la visita del presidente Joseph Biden e di altri alti funzionari. «Sì, le risoluzioni sono importanti e sì, questo Consiglio deve parlare apertamente. Ma le azioni che intraprendiamo devono essere basate sui fatti sul campo e sostenere la diplomazia diretta che può salvare vite umane» – ha affermato.

L’ambasciatore Sérgio França Danese del Brasile ha affermato che il suo Paese, in qualità di Presidente del Consiglio di Sicurezza per ottobre, ha risposto all’appello dei membri del Consiglio a forgiare una risposta unitaria alla crisi. «Abbiamo accolto l’appello con un senso di urgenza e responsabilità, a nostro avviso il Consiglio di Sicurezza doveva agire e farlo molto rapidamente”, ha affermato. La paralisi del Consiglio di fronte a una catastrofe umanitaria non è nell’interesse della comunità internazionale» – ha aggiunto, sottolineando gli sforzi per costruire una posizione unitaria.

Nel tempo che molte parole si sprecano e la pratica umanitaria latita, a Gaza vengono bombardati edifici civili, gli ospedali, oltre a moschee e chiese, ridotti a cumuli di macerie, dove le persone tentano di trovare rifuglio. Migliaia le vittime, indiscriminatamente; bambini, donne e anziani le persone più vulnerabili. Numerosi video dimostrano l’uso di bombe al fosforo

Israele ha ordinato ai Gazawi del Nord di evacuare nell’area Sud, circa un milione di persone: una strategia per riunire la cittadinanza in uno spazio geografico ancora più ristretto, tutta insieme, e sterminarla in più breve tempo? Questo stanno dimostrando i bombardamenti israeliani anche al Sud della Striscia di Gaza. Una precisa operazione bellica, quindi, lo spostamento forzato della popolazione civile.

La Chiessa greco-ortodossa di San Porfirio a Gaza City
Foto: Dan Palraz – CC BY-SA 4.0

Tra le moschee prese di mira se ne contano oltre 15: Yarmouk Mosque, Ahmed Yassin Mosque, Al-Gharbi Mosque, Al-Abbas Mosque, Al-Susi Mosque, Katib Wilayah Mosque, Sheikh Shaaban Mosque, Al-Shamaa Mosque, Ishteiwi Mosque, Islamic University Mosque; Al-Habib Muhammad Mosque a Khan Yunis, Saad Al-Ansari Mosque a Beit Lahia; Imam Ali Mosque a Jabalia Camp; Al-Aqsa Martyrs Mosque di Nuseirat; Al-Omari Mosque a Jabalia; Anwar Aziz Mosque in Jabalia Camp; Fatima Al-Zahra Mosque a Madinat Al-Zahra. In più è stata colpita la Chiesa greco-ortodossa di San Porphyrios, vicino alla moschea Kateb a Gaza, dove si contano almeno 18 vittime. La più antica chiesa attiva della città, situata nel quartiere Zaytun della Città Vecchia, la cui parte originaria è risalente al 425 d.C..

Il Primo ministro, Benjamin Netanyahu, ha dato via libera all’invasione di Gaza Nord e promette che la penetrazione terrestre sarà lunga e dolorosa, senza considerare che il mondo arabo è sceso copioso in tutte le piazze principali, anche al Cairo, a Tahrir Square, dove non si manifestava dall’insediamento di Al-Sisi, e nonostrante i suoi divieti.

Il Medio Oriente si sta infuocando, e sembra la scena più facilmente prevedibile l’allargamento del conflitto, le cui prime rappresaglie si sono già manifestate in Siria, Libano e Iraq.

Gli aiuti umanitari sono bloccati al passo di Rafeh, in Egitto, senza segnali di via libera per il sostegno alla popolazione civile di Gaza, su cui ancora si discute al Summit per la Pace in corso al Cairo, con il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che rimarca la necessità urgente di consegna.

Il Committee to Protect Journalists, riporta che almeno 21 giornalisti sono stati uccisi dall’inizio del conflitto Israele-Hamas fino ad oggi, più otto feriti e tre scomparsi, di cui 17 palestinesi, tre israeliani e un libanese.

Sabato, 21 ottobre 2023 – n°42/2023

In copertina: la moschea Al-Yarmouk distrutta dai bombardamenti – Foto: fermo immagine da video

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