sabato, Ottobre 01, 2022

Economia, Italia, Politica

Il boomerang delle sanzioni

L’Italia sarebbe colpita dalla carenza di gas e dalla chiusura dell’export verso la Russia

di Elio Sgandurra

“Di fronte alle sanzioni l’Italia fascista risponde me ne frego”, così rispose la propaganda del regime – quando nel 1935 Mussolini aggredì l’Etiopia – alla Società delle Nazioni che aveva applicato quel provvedimento restrittivo. Purtroppo la frase, esempio della volgarità fascista, affermava una verità. Le forniture di energia arrivarono da altre fonti: attraverso gli Stati Uniti che non facevano parte della Società delle Nazioni o attraverso il sistema della triangolazione, cioè la Germania acquistava – per esempio – petrolio che poi rivendeva all’Italia, oppure ci forniva il carbone della Ruhr al posto di quello che la Gran Bretagna aveva cessato di inviarci. Il regime fascista non fu colpito, anzi l’anno dopo le camicie nere con i cannoni e i carri armati parteciparono alla guerra civile spagnola in favore del generale golpista Francisco Franco.

Oggi anche Putin non sembra per niente preoccupato per la minaccia di sanzioni decisa dai Paesi occidentali – per il momento a parole – e sa che le forniture di gas naturale sono fondamentali per l’Europa e soprattutto per l’Italia e la Germania, maggiori clienti che inoltre sono i principali esportatori di prodotti lavorati verso la Russia. Pertanto le sanzioni si trasformerebbero in un boomerang. Gli unici a essere meno colpiti sono gli Stati Uniti che hanno in casa i prodotti per alimentare le loro industrie mentre il loro export verso la Russia incide pochissimo nella economia interna.

Sul fattore boomerang Romano Prodi è stato chiaro. In una intervista al “Corriere della Sera” ha dichiarato che “se si pongono limiti molto forti all’esportazione di tecnologie (in Russia, ndr) sicuramente la Germania e l’Italia ne avrebbero un danno. I nostri clienti russi ci sostituirebbero con produttori cinesi”.

Questo Putin lo sa e per il momento non ha alcuna intenzione di chiudere i rubinetti del gas diretto in Europa, che significa per la Russia un continuo arrivo di valuta straniera. Inoltre le riserve auree di Mosca hanno raggiunto il record di 615 miliardi di dollari. Quindi il Paese non rischia l’insolvenza verso altri mercati come la Cina, già pronta a sostituirsi ai Paesi occidentali nei commerci, soprattutto con le tecnologie.

Un altro danno delle sanzioni colpirebbe le banche italiane che insieme a quelle francesi, al momento sono esposte verso la Russia di 25 miliardi di Euro, che non rientrerebbero in caso di sanzioni.

Per la sola Italia l’interscambio con Mosca è di circa 20 miliardi annui di Euro. Il nostro export si basa sul settore delle macchine utensili, dei mobili, degli elettrodomestici, delle calzature e della moda; con le sanzioni le nostre imprese ne sarebbero gravemente colpite.

Sulla fornitura del gas il presidente del Consiglio Mario Draghi ha detto venerdì che gli Stati Uniti sono disposti a inviarci attraverso le navi il metano liquefatto. Questo però ha bisogno dei rigassificatori per riportarlo allo stato naturale. In Italia ne abbiamo soltanto 13 e ce ne vorrebbero molti di più. Ma alla loro costruzione si oppongono molti Comuni che fanno tra di loro lo scaricabarile, e una parte dell’opinione pubblica.

È necessaria un’alternativa a queste sanzioni: se con l’apertura di serie trattative col Cremlino e se Putin chiedesse soltanto delle garanzie sull’interruzione dell’“assedio” della NATO al suo Paese, che gli venga concesso. Resta però il problema dell’affidabilità del capo del Cremlino.

Sabato, 26 febbraio 2022 – n° 9/2022

In copertina: gasdotto in costruzione. Foto : Wikipedia Commons CC BY 2.0

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