mercoledì, Ottobre 05, 2022

Notizie dal mondo

Gli inglesi si ribellano all’aumento dei prezzi

Sciopero della bolletta contro l’inflazione al 10%

di Simona Vittorini

Alla fine, la campagna di disobbedienza civile ‘Don’t Pay UK’ – Non pagate UK – ha ottenuto quello che voleva. Giovedì 8 settembre la neo Primo ministro Liz Truss ha fatto un passo indietro e ha cancellato l’aumento del tetto massimo dei costi dell’energia che era previsto per il prossimo 1° ottobre.

Il movimento di protesta Don’t Pay UK era nato contro il rincaro delle bollette di luce e gas il cui costo medio in Gran Bretagna è aumentato del circa 250 per cento in un anno e dal 1° ottobre il tetto massimo del prezzo dell’energia sarebbe salito dell’80%. Era stato calcolato che con questi rincari molte famiglie nel Regno Unito avrebbero visto un aumento di quasi duemila sterline sulla bolletta energetica annuale. Una famiglia tipica avrebbe potuto vedersi addebitare una bolletta che molto probabilmente avrebbe superato le 4.200 sterline da gennaio 2023 e che, in primavera, avrebbe potuto addirittura salire fino a 6.000 sterline.  Il rincaro delle bollette minacciava di far scivolare nella povertà circa 6,3 milioni di cittadini britannici.

L’obiettivo della campagna ‘Don’t pay UK’, gestita da un gruppo di attivisti in modo autonomo e a cui avevano già aderito oltre 185,000 persone mentre circa 31,000 cittadini si erano già iscritti come attivisti, era semplice: chiedere un taglio alle tariffe energetiche attraverso una protesta di massa concreta. Il programma era quello di convincere almeno 1 milione di persone ad impegnarsi a non pagare le bollette di gas ed elettricità se il Governo britannico si fosse ostinato a confermare l’aumento del tetto massimo dei costi dell’energia il prossimo 1° ottobre. 

L’obiettivo poteva sembrare ambizioso ma l’agenzia di relazioni creditizie Equifax nei giorni scorsi aveva rivelato che tra aprile e giugno 2022 circa 2,7 milioni di famiglie erano già in ritardo coi pagamenti delle bollette energetiche e secondo un sondaggio recente, già 1,7 milioni di famiglie ha dichiarato di non potere o di non volere pagare la prossima bolletta. Secondo i promotori dell’iniziativa, il mancato pagamento sarebbe stato così ingente da costringere le autorità e le compagnie energetiche a ridurre i costi.  E così è stato. 

Giovedì 8 settembre la premier Truss ha annunciato un ampio pacchetto di misure in aiuto delle famiglie e le aziende per fra fronte all’impennata dei prezzi. 

Il piano di aiuti include un blocco delle bollette luce e gas fino al 2024. Le famiglie non pagheranno più di 2.500 sterline all’anno e come previsto il tetto entrerà in vigore dal prossimo 1° ottobre. Il Primo ministro ha anche annunciato un simile piano di aiuti per sostenere le imprese, gli enti di beneficenza, le case di cura, le scuole e il servizio sanitario nazionale, in urgente bisogno di aiuti per sopravvivere. 

Ma le critiche al pacchetto di aiuti della Truss non hanno tardato a farsi sentire. Il direttore dell’Institute of Fiscal Studies (IFS) ha descritto il pacchetto di supporto di Liz Truss come “molto poco mirato” affermando che il piano di congelare le bollette energetiche rischia di andare a beneficio delle persone benestanti più che dei meno abbienti.

C’è anche il problema di come finanziare questo piano di aiuti che potrebbe costare fino a 130 miliardi di sterline. Truss ha escluso qualsiasi nuova tassa sulle società energetiche che, secondo stime del Tesoro, realizzeranno extraprofitti di 170 miliardi di sterline nei prossimi due anni. Durante il primo dibattito alla Camera dei Comuni, il leader laburista, Keir Starmer ha dichiarato che alla fine, i costi di questa manovra ricadranno – come al solito – sui contribuenti che si troveranno a pagare tasse e bollette più alte per più di 20 anni.  

Questo anche perché secondo il pacchetto di aiuti promesso, per ricoprire il divario tra il massimale e il prezzo all’ingrosso del gas e dell’elettricità e fare fronte alle ingenti bollette all’ingrosso che le società energetiche si troveranno a pagare con il blocco degli aumenti, le grandi società energetiche avrebbero accesso ad un prestito da un “fondo per il disavanzo”, messo a punto dal nuovo Governo con il sostegno delle banche commerciali. 

Non solo. Il pacchetto di aiuti andrà di pari passo con un piano per potenziare l’approvvigionamento energetico. Truss, grande sostenitrice del nucleare, ha dichiarato la sua intenzione non solo a dare il via alla costruzione di nuove centrali nucleari ma anche a sollevare il divieto di fracking – ovvero la controversa pratica di scavo per ottenere gas e petrolio che danneggia l’ambiente – e ad accelerare piani per fornire 100 nuove concessioni per l’estrazione di gas e petrolio dal Mare del Nord. 

L’intervento di oggi del Governo ha scongiurato lo sciopero della bolletta. 

Ma un’altra campagna di disobbedienza civile sta lentamente prendendo piede. La Gran Bretagna sta affrontando la più grande crisi degli ultimi decenni. L’inflazione è schizzata alle stelle toccando cifre record – ha già superato il 10% e secondo una stima degli analisti di Goldman Sachs potrebbe addirittura arrivare al 22% nei prossimi mesi – e il costo della vita è in aumento. Questo aumento vertiginoso dei prezzi rischia di avere effetti devastanti per milioni di famiglie.  Which?,un’organizzazione di monitoraggio dei consumatori ha rilevato nell’agosto 2022 che sei famiglie su 10 hanno dovuto effettuare delle rinunce per coprire spese essenziali. Il numero delle associazioni che distribuiscono cibo ai bisognosi è aumentato vertiginosamente in tutto il Paese. 

La piattaforma Enough is Enough – letteralmente ‘Quando è troppo è troppo – lanciata all’inizio di agosto, include cinque richieste: taglio dei costi energetici, aumento dei salari in linea con l’inflazione, pasti scolastici gratuiti per tutti e un credito di 20 sterline a settimana per persona per coprire le spese alimentari dei ceti meno abbienti, case dignitose per tutti e aumento delle tasse per i ceti più ricchi. A differenza di Don’t Pay UK ,un movimento orizzontale, senza sigle o bandiere, la campagna Enough is Enough è sostenuta da alcuni sindacati e alcuni esponenti del partito laburista. Al momento del lancio della campagna il numero delle adesioni era stato tale che il sito web si era bloccato. Alla fine del mese, aveva già raggiungo più di 500,000 adesioni.  

La minaccia Don’t Pay UK di una rivolta su larga scala ha funzionato. Le campagne di disobbedienza civile degli anni ‘90 avevano già dimostrato come il rischio di tumulti di piazza e perdita di profitti potevano costringere anche i poteri più ostinati a scendere ad un compromesso. Allora, 17 milioni di persone in Inghilterra, Scozia e Galles si rifiutarono di pagare la neonata Poll Tax, considerata iniqua. Le mobilitazioni di massa furono talmente grandi da portare a una riforma della tanto odiata imposta e contribuirono alla caduta del premier Margaret Thatcher. 

In Liz we Truss – in gioco di parole di In God we Trust – ci fidiamo di Dio – e dunque ‘Ci fidiamo di Liz’ – è stato lo slogan della campagna elettorale del nuovo premier britannico. Ma con l’inflazione ai massimi valori da 40 anni, il valore della sterlina scivolato ai minimi rispetto al dollaro dal 1985, i salari che stanno scendendo al ritmo più veloce degli ultimi 20 anni, e con il partito Laburista avanti di 10 punti nei sondaggi rispetto ai Conservatori, ci sono alcuni – anche esponenti del suo partito – che dubitano che il primo Ministro rimarrà in carica fino a Natale.

La strada della Truss è ancora tutta in salita.

Sabato, 10 settembre 2022 – n° 37/2022

In copertina: proteste contro i rincari – Foto: Jeremy Sutton-Hibbert

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