domenica, Novembre 27, 2022

Italia

Gli incidenti stradali, una guerra senza fine

Oggi le auto sono “perfette”, ma non i conducenti

di Ettore Vittorini

Da una statistica del lontano 1953 risulta che durante la Guerra di Corea, conclusasi in quell’anno, morirono 36.516 militari americani nel triennio della sua durata. Nello stesso periodo i morti per incidenti stradali negli Stati Uniti furono 39.800, vittime civili di un altro tipo di guerra molto più insidiosa di quella tradizionale, con un nemico invisibile che colpisce all’improvviso con mezzi che percorrono le strade.

Questa strana guerra prosegue anno dopo anno, senza mai un’interruzione, da quando fu inventata l’automobile. Dal ’53 in poi le stragi sulle strade aumentarono sempre di più sino a quando Ralph Nader – un avvocato americano ambientalista, leader di un movimento di azione civica, non incominciò a scrivere articoli sulla scarsa sicurezza delle automobili.

Nel 1966 scisse un libro sulle auto dal titolo “Unsafe at Any speed” – Pericolose a ogni velocità – portando come esempio più allarmante la Chevrolet Corvair , prodotta dalla General Motors. La casa cercò di screditarlo per vie legali, ma lui vinse la causa elencando uno per uno i difetti di quell’automobile e di tante altre: freni insufficienti, tenuta di strada scadente, carrozzeria fragile e incuria nella progettazione.

La General Motors fu costretta a togliere dalla produzione la Corvair e a portare migliorie alle altre marche, grazie anche ai provvedimenti della Commissione sicurezza del governo USA. Già nel 1953 in America circolava un’automobile ogni tre abitanti.
Quell’ anno in Italia le vetture erano appena 500mila, una ogni 100 abitanti. La “600”, verrà due anni dopo dando inizio al boom delle vendite.

Ma già allora la strage per le strade dava un numero annuo di decessi rilevante anche nel nostro Paese: tra i 3.500 ai 4 mila del 1960, quando il numero delle auto era salito a 1.600.000. L’atrox annus, l’anno terribile, fu il 1972 con 11.070 vittime su 5 milioni di veicoli. Una strage costante che diminuirà gradualmente sino a scendere a 4.237 nel 2009 dopo che erano state rese obbligatorie le cinture di sicurezza e le industrie producevano mezzi molto più sicuri del passato.

Oggi in Italia circolano 50 milioni di veicoli – 38 milioni solo le auto – e nel 2021 sono morte per incidenti stradali 2.875 persone e ferite 204.728, dati che superano di poco la media europea. Le automobili di oggi sono ormai “perfette” grazie alla tecnologia e agli automatismi. Imperfetti restano gli esseri umani che le guidano. Tra le cause degli infortuni stradali, 4 su 10 sono provocate da distrazione; altre 4 dal mancato rispetto dei limiti di velocità, delle precedenze, delle strisce pedonali ecc.; due su dieci per conducenti che avevano bevuto o assunto sostanze stupefacenti. Gli incidenti avvengono per il 73% sulle strade urbane, con il 43% di decessi su quelle extraurbane. Sulle autostrade il 5% degli incidenti e l’8,6% di vittime.

In Italia si fa poco per la sicurezza dei cittadini: è scarsa la manutenzione delle strade urbane ed extraurbane; le autostrade, non più dello Stato ma in mano a delle oligarchie che pensano soltanto ai profitti – vedi il ponte Morandi di Genova – sono vecchie e intasate dal traffico di auto e da colonne di Tir; al trasporto merci non esiste l’ alternativa delle ferrovie – ferme a tracciati di 100 anni fa tranne il TAV – o delle “autostrade del mare”, cioè traghetti esclusivi per autocarri.

Inoltre il deterrente dei controlli è quasi inesistente: le pattuglie della polizia stradale sono 1500 divise in tre turni. Pertanto 500 vetture con due agenti a bordo dovrebbero controllare 7.000 chilometri di autostrade e 167.565 di strade statali, regionali e provinciali. Ci sono anche i Carabinieri ma non possono occuparsi solo di traffico perché il loro compito è soprattutto quello di combattere la criminalità in generale. La polizia locale – gli ex vigili urbani – non si vede quasi più nelle città e nei paesi, perché gli addetti sono chiusi negli uffici a sbrigare le pratiche burocratiche. Inoltre una legge assurda ne limita le assunzioni.

La strana guerra continua e i pericoli sono aumentati a causa dell’alcolismo, dell’uso di droga, dei cellulari durante la guida, dell’incoscienza di molti conducenti. Ne è un tragico esempio la morte assurda del giovane Francesco Valdisserri ucciso da un’auto mentre tranquillo camminava su un marciapiede di via Cristoforo Colombo a Roma. Alla guida del mezzo che aveva sbandato era una ventiduenne con un tasso alcolico elevato e con tracce nel sangue di sostanze stupefacenti. Sei mesi prima le era stata sospesa la patente e poi restituita. Il giorno successivo, a Bologna, un automobilista che guidava senza patente e sotto effetto di alcool e di droga aveva investito e ucciso una signora che era ferma sul marciapiede. Casi di questo genere ne accadono a decine ogni mese.


Grafico degli incidenti dal 1990 al 2021 (Aci – Istat)

Tutti i governi promettono ogni volta di potenziare la sorveglianza delle strade e di creare nelle città vigili di quartiere. Non lo hanno mai fatto. Le pattuglie della stradale sono sempre quelle e un agente della polizia continua a ricevere uno stipendio medio di 1.200 Euro al mese, la metà di quanto prende un suo collega tedesco.

Ricordo che tempo fa mentre percorrevo a piedi una via di una cittadina tedesca, un’auto in corsa aveva superato il semaforo “rosso”. All’improvviso era apparsa dal nulla una pattuglia della “polizei” che aveva subito bloccato quella vettura. E non era una rarità. Sulle autostrade della Germania i limiti di velocità sono imposti solo nei punti pericolosi e se qualcuno li viola viene bloccato dagli “angeli” che in pochi attimi piombano sui “diavoli”.

Sabato, 29 ottobre 2022 – n° 44/2022

In copertina: foto di Thue – CC BY-SA 2.0

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