domenica, Novembre 27, 2022

Cultura, Letteratura, Teatro & Spettacolo

Eschilo, Sofocle, Euripide

Il teatro dell’antica Grecia

testo di Cafe Arte – traduzione di Katya Libyahovska

Eschilo, Sofocle, Euripide rimangono nella storia come i “tre grandi” intellettuali. I primigeni del loro genere. L’arte che hanno creato ha conquistato incondizionatamente l’amore del pubblico e indicato la direzione per migliaia di autori dopo di loro.

Nel loro lavoro erano estremi, anche a volte scandalosi, e tutto questo a causa della risonanza e del contatto profondo che irradiavano. Lo spettatore doveva essere scioccato, scosso, essere trasportato da qualche parte oltre i propri confini e sentire veramente il dolore o la gioia del dramma chiamato vita…

Atene è la culla dell’età classica, del concetto di “democrazia” e del più grande mercato del Mediterraneo di schiavi e pelli, di idee filosofiche e di arte.

Ad Atene, dal IV al III secolo a.C., fiorì anche il teatro. In realtà era nato prima, durante le allegre feste organizzate in onore del dio Dionisio.

Gli spettacoli teatrali ad Atene si tenevano due volte l’anno e durano diversi giorni. Erano una specie di concorso di poesia con una giuria composta da dieci persone. Il primo premio veniva assegnato con una standing ovation, il terzo invece era una sorta di compenso e i creatori lo consideravano una sconfitta. L’antico dramma greco era così potente che il pubblico riusciva a malapena a controllare le proprie emozioni.

Il segreto non è era nascosto in una trama che sorprendeva gli spettatori: veniva già rivelato nel prologo. La storia dell’ultima parte presentata nella trilogia “Orestea” di Eschilo è leggendaria. Nella prima parte della trilogia, il re Agamennone viene ucciso dalla moglie Clitennestra. Nella seconda parte, Oreste, figlio di Agamennone, uccide la madre per vendicare la morte del padre, incorrendo così nella maledizione degli dei. Nella terza parte, Le Eumenidi, Oreste fugge, inseguito dalle dee della vendetta, le Erinni. La scena fu così sconvolgente che dopo il teatro, i magistrati di Atene si riunirono urgentemente e consigliarono rigorosamente ad Eschilo di usare la censura.

«Prima del tempio di Pizia si addormentarono quindici Furie-Erinni. Eschilo stesso disegnò le loro maschere – con occhi spaventosi e trecce simili a serpenti… Eschilo intendeva che fossero fatte una dopo l’altra. Al quinto o sesto furore, gli spettatori si accontentavano di guardare con la bocca spalancata, il sudore che colava lungo la schiena. Videro per la prima volta Furie le in carne e ossa… Al settimo il popolo gemette… E quello che accadde tra il 12 e il 15 non si può descrivere a parole…».

Oreste inseguito dalle Furie – William-Adolphe Bouguereau,1862,

Prima di diventare uno scrittore, Eschilo era un soldato. Quando iniziò l’attività letteraria aveva 41 anni, ma questo non lo fermò, anzi, divenne ben presto il “terrore” dei concorsi teatrali. Non appena lo vedevano arrivare con la sua grande barba riccia, tutti i concorrenti si scusavano e spiegavano che avevano altro lavoro da fare. Eschilo fu un innovatore, fu il primo a mettere in scena due attori che interpretavano ruoli diversi. Fu il primo a creare e utilizzare la pausa drammatica come elemento efficace. Prima di Eschilo, il teatro era formato da un coro e da un attore che si alternavano continuamente. Ma come abbiamo detto, introduce un secondo attore e l’idea dei punti di forza delle scene per far tacere l’attore. Questo silenzio aveva un effetto più forte della linea più drammatica.

Eschilo era un regista, decoratore e maestro di danza. Dipingeva lui stesso i costumi e le maschere e amava gli effetti scenici. Ma non ha mai permesso a nessuno di morire sul palco. Perché le persone avrebbero dovuto avere paura? Se c’era una questione irrisolta nelle sue tragedie, sul palco appariva un dio, calato da una macchina di sollevamento, e subito aggiustava tutto.

Eschilo era un fedele cittadino di Atene. Credeva nella giustizia degli dei. Oltre agli dei e alle guerre, era anche profondamente commosso dalle questioni familiari. Dramma familiare, onore, maledizione familiare e amore. Ha scritto 90 opere teatrali, ma solo sette di esse sono arrivate ai giorni nostri.

Gli anni passarono e un giorno un giovane apparve come concorrente di Eschilo negli spettacoli teatrali. La giuria non ha potuto decidere a chi assegnare il primo premio e ha lasciato che la questione fosse decisa dai militari della città. Questa è stata probabilmente la prima volta nella storia che i militari decisero a chi doveva essere assegnato il primo premio in un concorso letterario.

Il premio è andato al giovane, ma Eschilo ha mantenuto il primo posto nella storia del teatro mondiale. In modo del tutto naturale, sorge la domanda: chi era questo giovane? Probabilmente avete sentito già il suo nome: si chiamava Sofocle. Il secondo posto nella storia del dramma greco antico è assegnato a Sofocle.

“Le persone come dovrebbero essere.” Sofocle affermava di descrivere gli uomini “per come avrebbero dovuto essere”.

Sofocle è stato in grado di scrivere epigrammi, il che lo ha reso piuttosto popolare. Partecipò agli affari di stato di Atene, e insieme al tiranno Pericle e allo scultore Fidia alla costruzione dell’Acropoli. Il grande drammaturgo ha una ricca autobiografia creativa, per qualche tempo è stato sacerdote, al servizio di due divinità locali. Dopo la presentazione di “Antigone” al pubblico ateniese, tutti erano rimasti senza parole per l’ammirazione. Come ricompensa, Sofocle fu nominato da Pericle capo stratega della flotta ateniese. Ma perse la battaglia sull’isola di Samo e da allora non gli furono più assegnati tali compiti.

Le Cariatidi dell’Eretteo di Atene – Acropoli
Foto: Berthold Werner CC BY-SA 3.0

La creatività di Sofocle si muove in grande ampiezza. Sapeva qualcosa che ancora oggi molti non sanno: come costruire un dramma completo. Ha ridotto i personaggi, ha introdotto un terzo attore sul palco e ha distrutto la forma tradizionale della trilogia.

Il grande drammaturgo ha seguito la tradizione e ha attinto coraggiosamente alla mitologia. Ha scritto “Filottete”– il primo idillio in un dramma universale all’età di 86 anni. Conosceva bene le debolezze e le passioni umane, si interessava ai problemi legati al destino dell’uomo. In “Trachinie” racconta la gelosia e in “Aiace” il valoroso guerriero che viene distrutto dalle sue qualità: il suo coraggio si è trasformato in orgoglio e l’orgoglio diventa la causa della sua tragica caduta.

Molti suoi contemporanei affermano che Sofocle fosse un conservatore. Ma nel tempo della «felice schiavitù», scriveva: «Nessun uomo è più grande di un altro, solo che alcuni si nutrono di pane amaro». La sua eroina è l’immortale Antigone.

Il fratello di Antigone giace morto nella piazza del paese. Creonte, governatore di Tebe, proibì la sepoltura del ribelle. Se qualcuno oserà prendere il suo corpo, risponderà con la propria vita. Antigone sfida Creonte e va a recuperare il corpo di suo fratello. Henon, figlio di Creonte, ama la ragazza e prega il padre di non punirla. Ma Creonte è spietato e ordina che Antigone sia sepolta in una tomba di pietra. Quando si rende conto di aver sbagliato decide di liberarla, ma troppo tardi! Si è impiccata e Henon si è pugnalato al fianco con una spada. E così è iniziato l’eterno dramma di Romeo e Giulietta…

Il teatro di Dioniso – Acropoli Atene
Foto: Dronepicr – CC BY 2.0

Entra in scena Euripide, il terzo “colosso” greco antico. Fu il più tragico dei poeti di Atene. La sua drammaturgia era intessuta di contraddizioni e dubbi, una volta glorificava la democrazia come sistema di uguaglianza, un’altra volta la negava. Si allenava come atleta e ha affermato che ad Atene non c’era malattia contagiosa più spiacevole dell’atletismo. In giovane età aveva un atteggiamento positivo nei confronti della religione, ma in seguito la rifiutò. Era una specie di “artista incompreso”. Si diceva persino che Socrate scrivesse le sue opere. Socrate non era amico di Euripide, ma andava a teatro solo quando venivano rappresentate le sue tragedie.

Nei drammi di Euripide c’è molta tensione nervosa, la sua vita è intessuta di tensione. Anche molta azione, perché lui stesso viveva nell’azione. A differenza di Eschilo e Sofocle, che credevano che alla fine le forze buone governassero il mondo, a Euripide non piaceva il lieto fine. I suoi personaggi erano tormentati da una continua lotta interna, rivelata attraverso ampi monologhi. Ha scritto 92 drammi, di cui 19 pervenuti a noi. Moderno e libero di pensiero, si dice che nelle sue tragedie possiamo trovare il dramma moderno 2000 anni prima della sua nascita ufficiale.

I sovrani ateniesi avevano una strana abitudine. Hanno sempre scacciato coloro che si frapponevano sulla loro strada, mandato in esilio le loro persone migliori. Socrate preferì la coppa del veleno all’esilio e rimase così nella memoria del popolo.

Euripide in molte delle sue tragedie tocca questioni di governo. In “Oreste” si dichiara contrario alla demagogia, denuncia la tirannia ne “Le Supplici”; “Le Fenicie”; “Gli Eraclidi”.

Non restava altro che rimuovere l’osceno drammaturgo. Euripide fu portato via dal re macedone Archelao. Con lui c’era qualcosa come un’intera “università in esilio”. Erano presenti anche il musicista Timoteo, il grande artista Zosis e lo storico Tucidide.

In Macedonia, il poeta scrisse le sue ultime due tragedie: “Le Baccanti” e “Ifigenia di Aulide”. Poi morì, non si sa come. Dopo la sua morte, gli Ateniesi lo riconobbero come loro eroe, non poteva più portare loro nulla di scandaloso e di inaspettato, ma solo gloria e onore.

Fonte: Rivista Spectrum 1970

Testo originale in lingua bulgara: https://cafearte.bg/есхил-софокъл-еврипид/

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Sabato, 12 novembre 2022 – n° 46/2022

In copertina: La morte di Sofocle – Jacques-Louis David, 1787, Metropolitan Museum of Art, New York City.

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