giovedì, Giugno 20, 2024

Teatro & Spettacolo

Dirimpetto. La rete nell’abisso

Al carcere di La Spezia il laboratorio teatrale unisce detenuti e studenti

di Laura Sestini

Tenuto dal regista Enrico Casale e SCARTI – Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione della Liguria – il laboratorio teatrale dedicato alle persone ristrette entro le mura dell’istituto penitenzario di La Spezia, per il secondo anno ha unito i detenuti-attori con un gruppo di studenti di scuola superiore; un percorso sociale e di formazione che scruta molto oltre il gruppo dei recitanti, coinvolgendo un istituto scolastico, gli insegnanti, le famiglie dei due gruppi, e per la prima volta uno spazio pubblico, poiché la rappresentazione di Dirimpetto. La rete nell’abisso, esito finale del laboratorio teatrale 2023/24, alla VI edizione, ha oltrepassato le mura del carcere salendo sul palco del Teatro Civico della città.

Per associazione di idee, si può affermare che il carcere ha rotto le proprie pareti, accomunando idealmente la frase ad un gergo tecnico teatrale che si usa quando un attore dal palco scende in sala tra il pubblico, ovvero rompe la quarta parete.

L’arte teatrale in carcere – a parte la trentennale esperienza avanguardista nella Fortezza di Volterra con il regista Armando Punzo – prende avvio nel 2018 con il progetto “Per Aspera ad Astra – Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza”,  di ACRI – Associazione di Fondazioni e casse di Risparmio – un’iniziativa, promossa da Acri e sostenuta da 11 Fondazioni di origine bancaria, tra cui Fondazione CariSpezia.

Ad oggi il progetto è in corso in 15 carceri italiane ed ha coinvolto oltre mille detenuti che partecipano a percorsi di formazione professionale nei mestieri del teatro, che riguardano sì attori e drammaturghi, ma anche scenografi, costumisti, truccatori, fonici, addetti alle luci.

Il Teatro Civico di La Spezia, di foggia ottocentesca, ampio e ricco di palchetti decorati, che ospita lo spettacolo, è sold out; presenziano gradi militari in divisa, Maria Cristina Bigi, direttrice dell’istituto penitenziario, ed altri dirigenti delle forze dell’ordine, a conferma che non è una serata qualunque quella che a breve si compirà in citta, ma senz’altro un evento che farà storia, un’evoluzione, una miglioria per “fare il carcere“, con doppia valenza di significato, per i detenuti ed anche l’istituzione di controllo carcerario.

Immagine di scena
Foto:Francesco Capitani

La scena teatrale di apertura si presenta con una grande rete che imbriglia gli studenti-attori, ragazze e ragazzi, a rappresentazione della potenzialità che tutti, nessuno escluso, si può rimanere impigliati in strani percorsi nella vita, magari neanche premeditati o contemplati.

Le scene della rappresentazione teatrale sono molto colorate e dinamiche, sorrette da una scenografia semplice ma accattivante per i bei giochi di luce, ed enfatizzate a tratti dalla musica di Gioacchino Rossini, il Barbiere di Siviglia, o sonorità live performate dai detenuti-attori. Al contrario, il testo drammaturgico non è allegro, tratta dei concetti di Bene e Male, del tempo sovrano, reale e irripetibile, di peccato originale, la colpa e il riscatto, il credo religioso che può portare conforto. Un narratore, figura piuttosto oscura ed anche bizzarra, allaccia tra loro le scene.

La trama riporta di due edifici, uno di fronte all’altro, in via Fontevivo di La Spezia, che nella realtà attuale sono l’istituto penitenziario della città, Villa Andreino, e l’ISS Vincenzo Caldarelli, plesso scolastico che frequentano gli studenti-attori sul palco. Durante il fascismo, Villa Andreino è stata luogo di torture, e nell’area si sono sommate rappresaglie e vittime tra milizie fasciste e partigiani. Una lapide ricorda i tragici eventi. Villa Andreino continua il suo percorso come luogo di sofferenza, questo il carcere, considerato, in sociologia, come una istituzione totale, deculturalizzante.

Nella drammaturgia gli edifici sono rispettivamente abitati da due fratelli e i relativi entourage familiari, uno di loro è la rappresentazione vivente del Bene, l’altro del concetto opposto, il Male, il lecito e l’illecito, la mitezza o la sopraffazione, la sete di potere che culmina con un omicidio, come accaduto tra Caino ed Abele. Se colpiti a morte, niente potrà ridare la vita, neanche il pentimento dell’omicida, neanche la mano divina. Questo è il messaggio pedagogico che pare inviare la rappresentazione drammaturgica. La vita è un bene prezioso e il tempo che passa, irripetibile. Ogni singolo secondo è protagonista delle esistenze umane.

Tra i detenuti, chi aderisce al laboratorio teatrale ha certamente delle aspettative, in primis di formazione professionale da utilizzare dopo aver scontato la pena, ma che sottendono anche a molto altro, probabilmente anche senza averne del tutto consapevolezza.

E tra gli studenti, invece?

Ecco, alcune risposte:

Quest’anno portiamo in scena “Dirimpetto, la rete nell’abisso”, questo lavoro iniziato l’anno scorso possiamo dire che è cresciuto tantissimo e che l’esperienza che ci ha portato per la prima volta a recitare insieme a ragazzi delle scuole si è consolidata sempre più. Ci siamo resi conto che alla fine la magia del teatro è riuscita ancora una volta ad abbattere tutte le barriere e i tabù che spesso ci creiamo da soli. Il Teatro in carcere è un’ esperienza che ti porta ad uscire dalla tua prigione interiore, ti mette in gioco, e senza parlare dell’importanza trattamentale, ti consente di essere qualcos’altro, di uscire dalla routine, di parlare di altro e non solo di giustizia, o dei reati che ti hanno portato dentro, o di benefici penitenziari. Ritengo che sia un percorso di apertura mentale, l’arte e la conoscenza, il mettersi in gioco davanti ad un pubblico enorme come quello del teatro Civico che ospita circa 900 persone, ti dia delle emozioni e sensazioni che solo chi calca quel palcoscenico può conoscere. Siamo seguiti per tutto l’anno da persone che credono veramente in quello che fanno, sia il nostro regista che tutto lo staff, ci supportano con impegno e dedizione totale, senza giudicarci o condannarci. Danno tutto, per mettere in scena tutto il lavoro fatto per mesi e mesi che si concluderà con una sola serata, ma grazie al loro impegno e alla loro dedizione ci faranno sentire attori per un giorno… […] (Francesco Felici, detenuto-attore)”.

“In questo spettacolo io interpreto il ruolo di Caino, la parte del “cattivo”. L’esperienza teatrale é arrivata in un momento che mi ha fatto vedere le cose in modo diverso; é stata un’apertura ad una crescita personale che mi ha fatto scoprire un talento che non pensavo di avere, dopo aver vissuto per anni nel rimorso, come succede al mio personaggio. Questo studio é al secondo anno; il tempo trascorso mi ha reso più responsabile rispetto al ruolo che interpreto, riuscendo a cucirmelo addosso. Sicuramente il teatro rappresenta e ha rappresentato per me una crescita personale che intendo proseguire per il futuro. Riguardo allo staff, regista, collaboratori e ragazzi delle scuole posso dire che, più che una compagnia teatrale, siamo diventati una famiglia (Osman Lugo Perez, detenuto-attore)”.

“In breve tempo mi sono trovato a lavorare per un progetto contro il pregiudizio e i preconcetti, oltre che con altri detenuti, in compagnia di alcuni studenti liceali, che regolarmente accompagnati dagli operatori teatrali entrano in carcere. Al primo incontro con quei ragazzi, che hanno pressappoco l’età di mio figlio, ho provato un’emozione fortissima, guidata da un’inaspettata magia; non ero più abituato ad interagire con ragazzi così giovani, ma nemmeno con persone che non fossero detenuti o poliziotti penitenziari (Alessandro Bertonasco, detenuto-attore)”. 

“Sono un ragazzo di 20 anni e per me il teatro è sempre stato un modo di ricercarmi, esprimermi e conoscere nuove realtà. A partire da ottobre 2022 ho iniziato la mia partecipazione al progetto “Per Aspera ad Astra” all’interno dell’Istuto Penitenziario “Villa Andreino”, che ci terrei a ringraziare per la disponibilità e per l’esperienza nel suo complesso. Lavorare ad una produzione teatrale all’interno di un carcere è sicuramente un’esperienza completamente diversa rispetto alle altre produzioni a cui ho partecipato. Innanzitutto perché la burocrazia è la vera protagonista del lavoro nel bene e nel male, nonché perché i miei colleghi interni provengono da ambienti e situazioni molto diverse da quelle che un ragazzo, come me, potrebbe avere nel proprio bagaglio culturale e sociale. É veramente gratificante scoprire che per qualcuno dei miei colleghi interni al carcere il Teatro sia diventato un nuovo modo per emozionarsi e riscoprirsi (Gabriele Vietina, studente- attore).”

“In passato ho assistito solo da spettatore alle precedenti edizioni di “Per Aspera ad Astra” e oggi sono molto orgoglioso dell’opportunità che ho ricevuto negli ultimi due anni di poter collaborare alla realizzazione del progetto. Ho avuto la possibilità di assistere da vicino alle fasi di creazione e sviluppo dello spettacolo curate da Enrico Casale e sono molto soddisfatto di aver vissuto questa esperienza formativa e appagante. Durante questi mesi di prove sono entrato in relazione con una società-mondo con le sue regole e sfaccettature dove mi sono trovato faccia a faccia con le enormi contraddizioni con cui il carcere ti obbliga a fare i conti. Una condizione che, chiusi i cancelli cessa di esistere per te, ma che ti lascia il segno e soprattutto che non smette di vivere, anche se lontana dai nostri sguardi. Partecipare a questo progetto mi ha fatto comprendere la forza e l’importanza del teatro che riesce a creare una bolla, uno spazio nuovo all’interno di una realtà carceraria (Andrea Pini, studente-attore).

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Lo spettacolo è andato in scena al Teatro Civico – Piazza Mentana – La Spezia,

giovedì, 2 maggio 2024, alle ore 21.00

Dirimpetto – La rete nell’abisso

di Enrico Casale

con i detenuti-attori della casa circondariale di La Spezia

e un gruppo di studenti dell’ISS Vincenzo Caldarelli

A cura di Scarti – Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione della Liguriahttps://www.associazionescarti.com

In collaborazione con Casa Circondariale di La Spezia

“Per Aspera ad Astra” è un progetto promosso da Acri (l’associazione delle Fondazioni di origine bancaria) e sostenuto da Fondazione Cariplo, Fondazione Carispezia, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Con il Sud, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Fondazione di Sardegna, Fondazione Tercas.

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Sabato, 11 maggio 2024 – Anno IV – n°19/2024

In copertina: immagine di scena – Foto: Francesco Capitani

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