venerdì, Dicembre 09, 2022

Lifestyle, Società

Dal lutto alla lotta

Una sorprendente storia di capelli e di rivoluzioni

di Giorgio Scroffernecher

In agosto sono stato sorpreso e anche un po’ divertito da una presa di posizione ufficiale del premier dello stato dell’Australia Occidentale, Mark McGowan, che ha detto «Il mullet è un’invenzione tutta australiana che dovremmo vendere nel mondo». Poi, dopo aver incoraggiato le persone col mullet «a protestare e ribellarsi» ha concluso che «Il mullet non dovrebbe essere un motivo per impedire a qualcuno di andare a farsi una birra». Il tutto dopo una polemica nazionale sollevata dal caso di un giovane al quale è stato impedito di entrare in un pub per via del suo taglio di capelli. Ecco cos’è il mullet, un taglio di capelli con una sua storia che attraversa il tempo modellando molte teste, inclusa quella del Duca Bianco David Bowie.

Poi, il 13 di settembre una 22enne di nome Mahsa Amini abitante nel Kurdistan iraniano, è stata uccisa dopo che era stata arrestata dalla “Polizia della moralità” perché indossava il velo lasciando intravvedere i capelli. Il grido di dolore della famiglia di Mahsa, della madre in particolare, diffuso in video sui social, ha acceso grandi proteste in tutto il paese con protagoniste soprattutto giovani donne che bruciano i veli e si tagliano i capelli in pubblico. La guida suprema iraniana Ali Khamenei, massimo esponente nazionale del clero sciita, invita a reprimere severamente i facinorosi al soldo degli USA e di Israele (sic!). In questi giorni, in tutto il mondo, anche in Italia, molte celebrità, artiste, giornaliste, si tagliano pubblicamente una ciocca di capelli per collegare questo gesto a quanto succede in Iran dove le morti tra i manifestanti si contano a decine, con migliaia di arresti, tra questi quello della nostra giovane connazionale Alessia Piperno.
Bita Malakuti, la scrittrice iraniana presente al Festival Internazionale a Ferrara, ha spiegato che «Tagliarsi i capelli è un gesto di lutto e ribellione» concludendo che «Se la rivolta è cominciata con le proteste contro l’uccisione di Mahsa Amini, è divenuta ribellione per la mancanza del diritto di vestirsi liberamente, ed ora ha iniziato a muoversi per chiedere il rovesciamento del regime».

I due fatti, nella loro diversità tematica e di contesto, hanno in comune i capelli, che, a ben vedere, contrassegnano tanti momenti storici, se non la storia stessa del cammino umano.

Quando avevo vent’anni i miei capelli scendevano oltre la metà della schiena e con questi mi sentivo connesso con il mondo nuovo in arrivo con la colonna sonora di capelloni come i Beatles e tanti altri. Negli anni ’70 un film musicale e drammatico diretto da Miloš Forman – già musical teatrale a Broadway – titolava Hair, capelli, e con la musica, la danza e i comportamenti dei protagonisti, rendeva testimonianza che tutto stava cambiando, a partire dalle lunghe capigliature dei giovani perché «Quando la luna entrerà nella settima casa e Giove si allineerà con Marte, allora la pace guiderà il pianeta»… tutti si dovevano preparare: stavamo per entrare nell’era dell’Aquario!
Contro la speranza gioiosa dei capelloni si esprimeva la parte conservatrice della società, preoccupata per una possibile «confusione di genere»... ma non solo.

Negli stessi anni, in terra britannica, i ragazzi del sottoproletariato rasavano a zero le loro teste. Nascevano gli Skinhead e il loro movimento di antagonismo sociale, via via sempre più cupo con il loro avvicinamento al National Front. Molti skinhead divennero naziskin, caratterizzati dall’uso della simbologia nazista e il ricorso a metodi violenti e intimidatori, in particolare verso le minoranze etniche e religiose, gli omosessuali e i tossicodipendenti.

La diversità tra chi allungava i capelli e chi li rasava era evidente.
Di nuovo una divisione tra destra e sinistra?
No, c’è molto di più e molto più profondo. Allargando il punto di vista nello spazio e nel tempo, troviamo i Pellerossa che scalpano i nemici perché le loro anime non possano fare ritorno. Molte culture, filosofie e scuole spirituali ritengono che i capelli siano il filo dell’anima, ovvero quanto colleghi la nostra parte spirituale al cielo, al divino in senso lato. I monaci si radono a zero per iniziare, insieme con la rigenerazione dei capelli, una nuova vita dedicata allo spirito.

Maddalena che lava i piedi di Gesù con i propri lunghi capelli, non rappresenta la sua sottomissione femminile, al contrario, con il suo gesto unisce la parte più bassa e materiale dell’essere umano collegata con la Terra, con la parte più alta del suo corpo collegata con il Cielo, come in un incontro spirituale di unione e elevazione delle anime.

Nel 1211, nella domenica delle Palme, Chiara d’Assisi lascia tutto per offrirsi a vita spirituale, e «Con cuore ardente si reca dall’uomo di Dio, per chiedergli che cosa debba fare e come, ora che intende cambiare vita». Seguendo le indicazioni di Francesco si ritira «lasciando cadere i suoi capelli per mani dei frati».

Tutti conosciamo la storia di Sansone, forse però ne abbiamo una interpretazione grossolana. Infatti la lettura più fine degli eventi mitologici forse ci suggerisce che Sansone non perde le sue forze con il taglio dei capelli per inganno di Dalila che le ha causato anche la cecità, ma è proprio quel taglio di capelli e la perdita della vista che inducono Sansone ad una nuova visione e forza tramite un percorso interiore di conoscenza che finalmente lo trasformano nel mito eroico che libera il popolo dai Filistei.

Per tutti questi motivi: grazie Mahsa Amini, e grazie alle migliaia di giovani donne iraniane, coraggiose e illuminate di futuro con il vento nei capelli.

https://www.youtube.com/watch?v=VN5zup3b7fw
Sabato, 8 ottobre 2021 – n° 41/2022

In copertina: foto di Engin Akyurt/Pixabay

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