giovedì, Febbraio 22, 2024

Ambiente, Società

Buio è bello

La riscoperta delle tenebre per contrastare l’inquinamento luminoso

di Simona Podestà

Tra i tanti tipi di inquinamento, e potrei farne un lungo elenco, quello dell’eccessiva illuminazione notturna con il conseguente oscuramento del cielo stellato, desta meno preoccupazione di altri, probabilmente perché una conquista umana relativamente recente, meno di 150 anni, che stiamo ancora festeggiando con un entusiasmo che si è trasformato in emergenza.

L’effetto più visibile è il bagliore artificiale del cielo che si estende ormai sul 60% dell’Europa e la quasi totalità degli Stati Uniti. Esiste un Atlante Mondiale dell’Inquinamento Luminoso pubblicato da Science Advance che documenta con immagini satellitari le aree maggiormente illuminate sul nostro pianeta: senza considerare le luci blu a led che non vengono percepite dai sensori dei satelliti, ne risulta che tra i paesi del G20 al primo posto si trovano Italia e Corea del Sud, Singapore la città più illuminata al mondo, mentre all’ultimo posto ci sono le isole Azzorre e l’area subsahariana: il che, visto in un’ottica mondiale, significa che un terzo dell’umanità non ha la possibilità di vedere la via lattea ad occhio nudo.

E’ un tema di cui si sta parlando molto che viene affrontato da diversi punti di vista: lo scrittore Wolf Bukowsky nel suo ultimo libro “Perché non si vedono più le stelle” esamina il “mal di luce” sotto l’aspetto antropologico: lo spropositato aumento dell’illuminazione negli ultimi 20 anni sarebbe strettamente legato all’affermazione del neoliberismo sfrenato, con le sue promesse di godimento 24/7, e come contraltare la crescita dell’enorme paura dei luoghi bui che vengono percepiti come pericolosi, escludenti, clandestini e miseri. L’autore sostiene che l’essere umano ha bisogno dell’oscurità per un’infinità di ragioni: per mettere dei limiti alla visibilità e la funzionalità di tutto, per dare spazio al momento dell’intimo, del ripensamento e alle parti oscure. E’ noto invece che chi sta al vertice di Netflix abbia dichiarato che il suo più temibile concorrente sia il bisogno di sonno delle persone.

Il biologo svedese Johan Eklöf nel suo recente saggio ”Elogio del buio” invita alla riscoperta della bellezza della notte in difesa dei ritmi naturali di tutti gli esseri viventi, ponendo l’accento sugli effetti negativi dell’eccesso di luce sulla salute di esseri umani e animali: in primis l’alterazione del ritmo circadiano, che si basa sull’alternanza di luce e buio, comporta scompensi dei livelli ormonali, della temperatura del corpo, dell’attività cerebrale e di altre funzioni fisiologiche fondamentali. Il buio inoltre è fondamentale per gli animali notturni e l’orientamento di alcune specie – pensiamo alle falene che roteano impazzite intorno ai lampioni invece che andare a impollinare.

C’è però un crescente interesse per il buio e l’osservazione del cielo, ed è nata un’organizzazione di nome IDA – Dark sky-places association – che promuove e certifica luoghi come santuari, parchi, riserve, comunità, deputati alla preservazione dall’inquinamento luminoso secondo rigidi parametri controllati periodicamente da una commissione di esperti che garantiscono l’osservazione del cielo stellato e della Via Lattea ad occhio nudo.

Potrebbe nascere dunque un turismo responsabile che si muove a caccia di cieli stellati?

A Milano c’è anche la possibilità di godere della volta celeste in modo virtuale ma altrettanto emozionante al Planetario: un luogo storico, donato da Ulrico Hoepli (1847-1937), fondatore dell’omonima Casa editrice, e progettato in stile neoclassico dall’architetto Piero Portaluppi (1888- 1967). Fu inaugurato nel 1930 e da allora è rimasto sempre attivo; un luogo affascinante dove immergersi nell’osservazione del cielo stellato guidati dalla voce piena di passione di giovani astrofili, curatori degli eventi.

Un non-luogo dove 2 innamorati potrebbero darsi appuntamento per vivere un’emozione ancestrale e indimenticabile divenuta impossibile in una grande città.

La possibilità di poter ammutolire sotto alla volta celeste è un’esperienza molto importante per l’essere umano: è ciò che ha ispirato le scienze, le religioni, i poeti, perché ci porta a riflettere sulla nostra infinitesimale appartenenza all’universo che ci sovrasta. Non è un caso che l’epitaffio voluto da Kant sulla sua tomba, declami: “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”.

Penso anche ai tanti modi di dire che associano l’oscurità al male, come per esempio la definizione di “tempi bui “e “oscurantismo”, mentre la luce è sempre stata associata alla spiritualità “una persona illuminata”, o all’intelligenza ”un luminare”, o a tempi prosperi ”l’epoca del lumi”.

Come per ogni grande cambiamento, ognuno di noi può agire nel proprio piccolo in modo consapevole e non solo per risparmiare sulla bolletta ma per non correre il rischio di essere l’ultima generazione a poter vedere il cielo stellato in tutta la sua magnificenza.

Prepariamoci dunque a darne prova il prossimo 16 Febbraio, giornata nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, aderendo all’iniziativa “M’illumino di meno ” promossa da Radio 2 , giunta ormai alla 19° edizione.

Potremmo scoprire che buio è bello!

Sabato, 4 febbraio 2023 – n°5/2023

In copertina: foto di SAM7682/Pixabay

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