giovedì, Dicembre 08, 2022

Cultura, Teatro & Spettacolo

Alfredino

L’Italia in fondo a un pozzo

di Laura Sestini

Pier Paolo Pasolini fu il primo a parlare del ruolo che avrebbe avuto la televisione, e non si era sbagliato. Oggi, infatti, a partire da un fortuito giorno di giugno 1981, la televisione non ha più smesso di portarci in casa gli eventi catastrofici piccoli e grandi del Pianeta. Non ce ne siamo più liberati, sempre più invasiva, la Televisione è diventata una piovra mostruosa .

Alfredino Rampi, un bambino di soli sei anni, quel giorno finì in uno stretto pozzo artesiano largo 30 centimetri per 80 metri di profondità, incastrato all’altezza di 36, in una frazione di Frascati, vicino a Vermicino, e da lì – poverello – non ne uscì che da morto, a causa di tutti gli errori di valutazione, incompetenza e negligenza compiuti da chi aveva la responsabilità e gestione della sua salvezza, nonostante le centinaia di persone, comuni cittadini, che si autocandidavano al tentativo di calarsi nel pozzo per riportarlo alla luce.

E chi se la dimentica quella vicenda? Gli Italiani, grandi e piccini uniti nella tragedia, sono rimasti incollati alla TV per giorni. Io me la ricordo benissimo: al pensiero tuttora rivivo la stretta al cuore di allora nell’illusione di vedere Alfredino fuori dal pozzo, la TV accesa, seduta al tavolo di cucina, tra una forchettata di pasta e l’altra, appena tornata da scuola. Sì, la visione non è molto poetica, ma questa era la realtà. La sciagura si poteva fruire ad ogni ora del giorno e della notte, ed ognuno la seguiva secondo i propri ritmi lavorativi, di studio, di insonnia, di curiosità e di speranza.

Il sottotitolo del lavoro teatrale, ben descrive cosa avvenne in quei tre lunghissimi giorni – 63 ore di tentativi di recupero, perché si compiesse la morte in diretta del bambino – in streaming come si è più avvezzi con il gergo contemporaneo – la prima trasmissione di cronaca non stop nella storia della comunicazione televisiva della RAI. L’Italia in fondo a un pozzo è la metafora perfetta di quei momenti. E non che adesso, dopo 40 anni, sia tanto migliorato il Belpaese, ben poco, anzi, ha imparato dalle sue numerose disgrazie. Infine, il 13 giugno alle sette del mattino, il cuore del bambino cesserà di battere. Il corpo verrà recuperato giorni dopo dai minatori toscani di Gavorrano, un comune della Maremma grossetana.

L’attore Fabio Banfo racconta di esser nato nel 1975, lo stesso anno di Alfredino Rampi. Sono stati coetanei, finché l’altro non ha visto quella triste fine. Quale poteva essere il loro presente? Potevano essere amici? Chissà….

L’interprete, solo sul palco in compagnia di pochi semplici oggetti, ripercorre d’un fiato tutta la cronaca dell’evento, cambiando continuamente personaggi, tanti quanti furono allora quelli più salienti o più caratteristici. Il cronista Rai, il capo dei vigili del fuoco di Roma Alveno Pastorelli, il presidente Sandro Pertini che parla con il bambino, il curioso di turno, il nano che entrò nello stretto cunicolo, ed anche il contorsionista Angelo Licheri, scomparso lo scorso anno.

Fabio Banfo in una scena dello spettacolo
Foto: Nicolò degl’Incerti Tocci (tutti i diritti riservati)

Effetti vocali e registri linguistici, i più variati, in italiano e romanesco, come tanti soggetti racchiusi in un unico corpo: questo è il lavoro in scena di Banfo. Bravo. Molto. Capace di ricomporre l’atmosfera e commuovere, aiutando gli spettatori più attempati a riportare a galla tutta l’ansia di quei momenti, i ricordi e le speranze di chi era rimasto appiccicato davanti al televisore. Anche il pubblico più giovane – coloro che di quella tragedia forse non conoscevano niente – hanno vissuto il dramma, ne hanno appreso la tragicità, affermato dai commenti a fine spettacolo. Una performance a cui non si può rimanere freddi, impermeabili.

Lui, Fabio Banfo, allora era piccolo come Alfredino ed è legittimo credere che non fosse cosciente del tutto della disgrazia che si stava consumando. Però, alla morte dello sfortunato coetaneo era scoppiato a piangere, senza poi averne ricordo. Nel tempo glielo aveva raccontato un cugino più grande, un dettaglio di se stessi che potrebbe aver dato lo spunto per indagare in quella vita così breve, stroncata per la superficialità e l’inosservanza delle norme di sicurezza da parte del proprietario dell’impianto idrico.

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Lo spettacolo è andato in scena mercoledì 29 giugno 2022 alle ore 21 a Villa Patrizia – Via Resegone 10 – Bevera di Sirtori (LC) , in ambito di Giardino delle Esperidi Festival – Following the sun – XVIII Edizione.

Alfredino

di e con Fabio Banfo  

regia Serena Piazza

uno spettacolo di Effetto Morgana

produzione Centro Teatrale MaMiMò

realizzato con il Patrocinio del Centro Alfredo Rampi Onlus

Serena Piazza ha vinto nel 2021, per la regia di Alfredino, il  Premio Fersen alla Regia – XVI edizione

Sabato, 9 luglio 2022 – n° 28/2022

In copertina: l’attore Fabio Banfo in una scena della spettacolo – Foto: Nicolò degl’Incerti Tocci (tutti i diritti riservati)

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