sabato, Luglio 20, 2024

Società

Un Mare di Porti Lontani: ne parla il regista Marco Daffra

Le verità su chi tende le mani ai naufraghi nel Mar Mediterraneo

di Lucy M. Pole

Dopo il naufragio a Steccato di Cutro (CZ) a febbraio 2023 con i suoi 94 morti in mare, il Governo Meloni ha inteso fare un po’ di propaganda, approvando un decreto tempestivo denominato decreto Cutro. Il quale, però, anziché facilitare il recupero e salvataggio di persone naufragate, ha prodotto esattamente l’effetto opposto. In contraddizione alla legge internazionale sui salvataggi in mare, che prevede di sbarcare le persone salvate al porto sicuro più vicino, il decreto dispone che possono essere trasferite verso porti lontanissimi migliaia di chilometri e giornate di navigazione in più. In pratica le navi ONG vengono così tenute lontane dalle rotte a rischio naufragio e dalle persone salvate, una sofferenza evitabile.

Marco Daffra, regista fiorentino, ha realizzato un film documentario cercando di mettere a fuoco le verità sulle ONG e le difficoltà che incontrano, smentendo la narrazione falsa e maligna che serpeggia contro le persone migranti. Dopo la proiezione del film a Riparbella (PI), ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con l’autore per conoscere la storia dietro le quinte.

Fare un film è un’impresa titanica, come ha avuto l’idea, come è stato finanziato e dove ha trovato gli operatori della sua squadra?

Marco Daffra: – Bene, questa è facile, l’idea mi è venuta il momento che ho saputo di quel famigerato decreto Cutro, lo sai, è inaccettabile … Bene, così ho deciso e ho iniziato. Sì, è tutto autoprodotto e io sono l’unico operatore nella mia squadra. Alcune delle riprese me l’hanno date le ONG che collaboravano. Mi è venuto a costare, tutto sommato, qualche migliaio di Euro, più un anno di lavoro. Diciamo che ho fatto un anno di volontariato, ma sentivo proprio il bisogno di farlo.

Le ONG che compaiono nel film, italiane e di altre nazioni, da dove prendono i finanziamenti?

M.D.: – Le ONG ci sono grazie ai finanziamenti privati. È curioso, però, che parte dei finanziamenti a quelle più grosse arrivano dalle navi commerciali, le porta container. E perché questo? Perché loro, rispettando la legge internazionale del mare, se incontrano una barca di migranti naufraghi, li devono salvare. E il costo per loro è spaventoso, se perde un giorno, perdono 100.000 Euro, se perdono due giorni sono 200.000 Euro… Per cui preferiscono finanziare le ONG di modo che possano pattugliare il mare e fare loro i salvataggi. Così, in teoria, le porta container evitano di incontrare questi naufraghi sulla loro rotta.

Ma c’è anche il Vaticano che aiuta le ONG. Infatti è stato attaccato dalla destra, figurati, che sostiene che il Papa sia al soldo degli scafisti (ride).

La legge del mare: le convenzioni internazionali sul salvataggio in mare e le norme del decreto Cutro, cosa succede in pratica quando si contraddicono? Come devono comportarsi gli operatori in mare quando gli viene negata l’autorizzazione a salvare le persone?

M.D.: – Chiunque nel mondo deve rispettare la legge internazionale del mare, che prevede – nel caso di trovare in mare qualcuno che ha bisogno di soccorso – si debba soccorrere. Punto. Il decreto Cutro è stato scritto molto furbescamente, ma in contrasto alle leggi internazionali. Si regge in piedi grazie a delle virgole, grazie a avvocati super esperti. Vedi, fatto il salvataggio, ti viene assegnato un porto di sbarco, un porto sicuro (che dovrebbe essere il porto sicuro più vicino). Dopo l’assegnazione dell porto, non si possono fare altri salvataggi, a meno che non si trovino persone proprio sulla tua rotta per il porto di destinazione. Solo in questo caso, li puoi salvare. Se devi fare una deviazione, anche di poche miglia, non è ammesso. Questo con la scusa che devi portare le persone al “porto sicuro” immediatamente, senza perdere tempo a salvarne altreper non mettere a repentaglio la vita dei primi salvati. Ma se mi dai un porto lontano, te stai già mettendo la loro vita a repentaglio! Dover rimanere in mare, giornate intere, a volte con il mare in tempesta, in inverno fcon reddo da morire, in estate il caldo, è già una tortura per queste persone. Vedi, sono cavilli legali, una cosa vergognosa! Sulla pelle di persone che hanno già subito tanto. Non sono merce o oggetti, sono persone.

Ovviamente nel caso che le ONG vengano avvisate di un secondo naufragio nella stessa zona, dopo aver operato sul primo, vanno anche a recuperare gli altri naufraghi. In questo caso rischiano il fermo amministrativo della loro imbarcazione, vuol dire che non possono più uscire dal porto, e multe pesanti. Nei giorni che la nave è ferma, non è disponibile per un eventuale salvataggio, capisci? Credo che almeno 12 ONG abbiano fatto ricorso al Consiglio Europeo o alla CEDU (Corte Europea dei Diritti Umani) contro questo Decreto, perché contravviene le leggi superiori del mare. Vedremo come va a finire.

Ma poi è tutta propaganda contro le ONG; se la gente sapesse, le navi umanitarie salvano solo il 7 % dei naufraghi, che sia vicino alla costa libica, in mare aperto o sulle coste italiane. È la Guardia Costiera italiana che salva il resto, il 93%, quando arriva l’allarme per un’emergenza. La bravura dei nostri militari della Guardia costiera che salvano il 93% sarebbe da premiare tutti i giorni, ma non viene mai riconosciuto il loro lavoro di salvataggio.

Il regista Marco Daffra

Faccio l’avvocato del diavolo: voi siete dei buonisti, ma con la crisi sociale e economica, la povertà, il problema di trovare alloggi disponibili, cosa rispondi quando qualcuno obietta che non c’è più posto per i migranti in Italia?

M.D.: – Già, certo, se si dà retta alle menzogne. Se invece si desse retta ai dati, alla Banca d’Italia, all’Istat, che dicono che la popolazione italiana è ultra vecchia, che le persone vanno in pensione, ma mancano i soldi per pagarle, perché mancano i lavoratori che pagano le tasse! E meno male che il 20 % delle tasse incassate sono versate da lavoratori extracomunitari.

Abbiamo bisogno di questi giovani e abbiamo bisogno di metterli in regola, che possono lavorare e contribuire all’economia del Paese. I posti di lavori ci sono, specialmente quelli che gli italiani non vogliono più fare, di fatica e con orari lunghi. Per esempio, di badanti, di persone che si dedicano alla cura, ne abbiamo sempre più bisogno per i nostri anziani. Mentre i nostri giovani vanno all’estero, legittimamente, per guadagnare di più e stare meglio che in Italia!

I popoli si sono sempre spostati da una parte all’altra del globo, cercando luoghi e ambienti più favorevoli alla sopravvivenza. Anche la società moderna è tutt’altro che statica, è dinamica e plastica per natura, in perenne evoluzione verso la multiculturalità; direi totalmente diversa dall’immagine che ci propone la politica, un vaso già pieno. Le destre in Europa vogliono bloccare le migrazioni, come se si potesse fermare il vento. Dunque le “soluzioni” all’immigrazione del governo Meloni, esternalizzare le frontiere; costruire dei campi di detenzione in Albania e nei paesi nord africani; elargire motovedette alla Guardia costiera libica e ostacolare le navi che salvano le persone in mare, sono risposte utili?

M.D.: – Ecco, facciamo un po’ il conto di quanto l’Italia spende, cioè di quanto l’Italia butta via in questo modo. C’è una grande speculazione di interessi. Un miliardo all’anno per le motovedette ai libici, che riprendono le persone migranti in mare e le riportano in Libia. Questi, appena possono, ritentano la traversata. Anche 3, 4 volte succede, prima di riuscire ad arrivare in Italia. Bene, tutto il problema dell’immigrazione si risolverebbe spendendo il 10 % di quanto viene speso in questi progetti di propaganda. Potrebbe essere speso in servizi dove abbiamo un ritorno, come la formazione professionale, e dopo sei mesi la persona può iniziare a lavorare, regolarmente pagando le tasse. Fai corsi d’italiano e alla fine hai gente capace di intendere almeno la base della lingua e destreggiarsi nella vita della comunità.

È stata fatto richiesta per un milione di badanti e ne sono state accettate 100.000. Vuol dire che avremo 900.000 badanti “in nero“. Tasse che non entrano allo Stato, per pagare la sanità, le pensioni,eccetera. Facendo le cose in regola, a beneficio di tutti, spenderemmo il 10% di quanto si spende nel tentativo di fermare queste migrazioni, e ne guadagneremmo tutti!

Il 90% dei miliardi spesi è solamente propaganda elettorale, totalmente inutile e anche disumana. La solita tattica di cercare un nemico e istigare all’odio, dandogli la colpa per tutti i problemi del Paese, quando il nemico non c’è. Come se avessimo ancora una mentalità coloniale. Paghiamo i dittatori delle colonie per risolvere il problema, là, nei paesi dove i diritti umani non sono di casa. Bisogna smettere di prendere le loro ricchezze e tenerli sottomessi. È l’ora di cambiare mentalità, cambiare sistema.

Il porto di Lampedusa
Foto: Marco Daffra

Lei parlava del “nemico numero uno”, il migrante; ma il nemico numero due pare essere lo scafista, il mercante di uomini senza scrupoli che si prende i soldi e li trasporta in Italia, non è vero?

M.D.: – Gli scafisti, vuoi dire quelli che lucrano sulla pelle di questa gente, certo, loro prendono i soldi, sì, trovano le barche e le fanno partire. Ma non ci vanno loro nella barca. Gli procurano solo barchini non adatti al mare aperto, l’ultimo modello è di ferro, due lamiere saldate insieme. Ma nessuno di loro rischia la vita in mare insieme ai migranti. Sono mercanti di uomini, collusi con la mafia internazionale. Loro se ne stanno comodi a contare i soldi, sulle barche non li trovi di certo.

Quali soddisfazioni ha avuto durante e dopo la realizzazione del film? Le sue aspettative, quale ruolo e quale compito vorrebbe dare al film nei prossimi mesi?

M.D.: – La gioia di vedere che il lavoro che ho fatto serve a qualcosa. Per esempio, due zii di una operatrice che compare nel film non le rivolgevano più la parola da quando aveva intrapreso la professione a bordo. Dopo avere visto il film, hanno cambiato completamente idea, hanno aperto gli occhi e riabbracciato la nipote.

Nel film, è la prima volta che le ONG sono messe tutte insieme, considerate come un unico Esercito di Pace. Così è più difficile attaccarle quando sono in squadra. La mia speranza è che venga visto da migliaia di persone. Abbiamo già i sottotitoli in inglese e spagnolo. Stiamo lavorando ora, battendo ogni strada, bussando ad ogni porta perché si diffonda, per creare un’opinione pubblica più consapevole. Perché si alzi una voce unica in coro per dire Basta.

Molte scuole hanno aderito; la Regione Toscana potrebbe mettere uno spazio a disposizione per le varie scuole, dove portare gli studenti a vederlo. Le parrocchie, i circoli arci, le associazioni lo stanno chiedendo per organizzare proiezioni. Abbiamo in programma una serata al Nuovo Teatro delle Commedie a Livorno il 24 giugno alle ore 21.00 con la presenza delle istituzioni. Questa è la strada davanti! Grazie per questo pezzo che abbiamo fatto insieme!

Calendario in aggiornamento

FB: Un mare di porti lontani

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Sabato, 15 giugno 2024 – Anno IV – n° 24/2024

In copertina: una operatrice della ONG ResQ People

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