L’Antico Egitto alle Scuderie del Quirinale
Prorogata fino al 14 giugno, una sontuosa esposizione di reperti archeologici dell’Antico Egitto, provenienti dai maggiori musei e siti monumentali egiziani, come il Museo Egizio del Cairo e il Museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro paese, è in corso alle Scuderie del Quirinale di Roma.
Per l’occasione, l’archeologo Zahi Hawass, il più celebre egittologo vivente, ha selezionato e riunito oltre 130 capolavori in gran parte inediti, o raramente esposti, in un catalogo dedicato, con le foto realizzate da
Massimo Listri, uno dei più grandi maestri della fotografia di architettura e beni culturali al mondo, restituendo le opere con una resa visiva di altissima qualità e profondità.

XVIII dinastia, Nuovo Regno
Granito nero – Cachette del Tempio di Karnak,
Luxor – Il Cairo, Museo Egizio – Photo credit: Fotografia di Massimo Listri
La mostra è curata da Tarek El Awady, già direttore del Museo Egizio del Cairo, ed è prodotta da ALES – Arte Lavoro e Servizi del Ministero della Cultura con MondoMostre, in collaborazione con il Supreme Council of Antiquities of Egypt, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Ministero della Cultura, del Ministero del Turismo e delle Antichità d’Egitto, con il patrocinio della Regione Lazio e la collaborazione scientifica del Museo Egizio di Torino, e resa possibile grazie al fondamentale sostegno di Intesa Sanpaolo ed ENI, main sponsor del progetto, che confermano il loro impegno costante nella promozione della cultura e nella valorizzazione del dialogo tra le civiltà.
La sala di entrata della mostra – la numero Uno – attende in penombra il visitatore, sorprendendolo con la lussuosa magnificenza dell’oro, attraverso alcuni pregevoli oggetti per fattura e simbolismo, protetti nelle loro bacheche, messi in risalto da luci dedicate. L’oro era un metallo molto apprezzato dai Faraoni, metallo nobile considerato divino, per merito della sua indistruttibilità, elemento incorruttibile, simbolo di immortalità.
Di fronte, immerso nel suo luccichio dorato, il sarcofago della regina Ahhotep II sembra scrutare chi varca l’ingresso, elevarsi, dall’Aldilà, a guardiano del mondo dei vivi, oltre il tempo e lo spazio, a protezione dei tesori manufatti che adornano la sala, mettendo in evidenza le grandi capacità degli artigiani egizi e l’essenza della bellezza e del linguaggio visivo di cui la casta reale dei Faraoni si avvaleva per trasmettere la propria concezione della vita e della morte, i riti, i miti, gli dei, la politica, la vita quotidiana.
L’oro si trova ancora oggi in abbondanza in Egitto, in particolare nel deserto orientale vicino alle colline del Mar Rosso e nel Sud del Paese. Gli antichi egizi escogitarono fin da subito dei metodi di estrazione. La più antica mappa delle miniere d’oro dell’epoca faraonica – oggi conservata al Museo Egizio di Torino (Papiro delle miniere, Torino 1879) – fu rinvenuta nella necropoli di Deir el-Medina, a Luxor.
La mostra si dipana in dieci sale poste su due piani del Palazzo, ognuna con una diversa tematica che spiega ambiti precisi della società dell’Antico Egitto guidata dalle numerose dinastie faraoniche, insediatesi lungo le rive del Nilo fin dal 3200 a.C.
La religione, la vita quotidiana, la città dell’Oro, per citarne alcune. Quest’ultima fu scoperta nel 2021 da Zahi Hawass, guidato da una squadra di colleghi alla ricerca del tempio funerario di Tutankhamon, il “faraone d’oro”. Al contrario, la missione archeologica portò alla luce una delle più importanti città di artigiani dell’antichità, risalente al regno di Amenhotep III, della XVIII dinastia. Hawass aveva scoperto la Città d’Oro, conosciuta nell’antico Egitto come il “dominio dell’abbagliante Aton”.

– Cera – Il Cairo, Museo Egizio
Photo credit: Fotografia di Massimo Listri
La Città d’Oro si era conservata in ottimo stato, probabilmente perché fu abbandonata all’improvviso, forse nel quinto anno di regno di Amenhotep IV/Akhenaton, dopo che questi ebbe costruito una nuova capitale a Tell el-Amarna, dedicata esclusivamente al culto del dio Aton. Luxor, infatti, era la capitale religiosa e centro di venerazione di Amon, la cui potente casta sacerdotale aveva le risorse e l’autorità per opporsi ad Akhenaton e alla sua nuova religione. In veste di Horus, il sovrano difendeva il trono d’Egitto e, al tempo stesso, garantiva la conservazione dell’ordine cosmico. Quindi, il faraone deteneva il potere assoluto, riunendo in sé autorità politica, religiosa, militare e amministrativa.
La società egizia ebbe un sistema di governo tra i più complessi e duraturi mai esistiti, immutato per oltre tremila anni, finché non arrivarono i conquistatori stranieri ed infine gli imperatori romani. Fissata nell’eternità rimane la relazione tra Marco Antonio e Cleopatra, l’ultima regina egiziana, a mostrare che i tempi erano ormai definitivamente mutati.
Se la vita è di per sé un viaggio, l’immaginario degli Egizi trapassava più dimensioni fisiche, a cui i Faraoni si preparavano con largo anticipo per allestire una degna tomba/dimora che li rendesse immortali nel nome e nel fasto, contornati da ricchezze, portafortuna, oggetti che potevano essere utili nel lungo viaggio nel mondo di Osiride, signore dell’oltretomba.
Ma, come ricorda Zahi Hawass, “il più grande monumento mai costruito dall’Egitto non fu una piramide o un tempio, ma l’idea stessa di eternità.
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Tesori dei Faraoni
Scuderie del Quirinale – Roma
mostra in corso fino al 14 giugno 2026
https://scuderiequirinale.it/exhibition/tesori-dei-faraoni/
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Sabato, 6 febbraio 2026 – Anno VI – n°6/2026
In copertina: dettaglio del Coperchio del sarcofago della regina Ahhotep II – Fine della XVII inizio XVIII Dinastia, Regno di Ahmose I – Stucco dorato e legno – Tomba della regina Ahhotep II, Dra Abu el-Naga, riva occidentale, Luxor – Il Cairo, Museo Egizio – Photo credit: Fotografia di Massimo Listri

