venerdì, Febbraio 03, 2023

Lifestyle, Società

Sfiducia nella fiducia

Una pandemia globale per la quale non esistono vaccini

di Giorgio Scroffernecher

Un padre portò suo figlio davanti alla finestra di casa e gli disse «dai, salta giù!». Alle resistenze del giovane, il padre domandò «non ti fidi di me?». A questo punto il ragazzo saltò rompendosi le gambe. Raggiunto il figlio dolorante, l’uomo gli si rivolse con questa frase: «Ora l’hai imparato, non ti puoi fidare di nessuno, nemmeno di tuo padre!»
Una dura storiella tradizionale ebraica della quale non conosco gli usi ‘pedagogici’ originali. Irrispettosamente annoto una mia personale interpretazione: si evidenzia la differenza tra fede e fiducia. La prima risponde a una motivazione posta fuori dalla persona, dal suo sentire, dal suo considerare la realtà, dal suo giudizio; mentre la fiducia è uno stato che risponde alla consapevolezza interiore, capacità di valutazione, in definitiva alla fiducia in sé stessi. Potremmo dire, la fiducia nella fiducia.

Qui ne parliamo perché la fiducia è la grande malata del nostro tempo. Una sciagura sociale.
Bill Gates – che già aveva previsto con largo anticipo la pandemia che ci ha tramortiti – recentemente ha dichiarato: «Nel 2022 il Covid verrà superato, sono preoccupato per altro: la sfiducia totale della popolazione nei confronti dei vari governi».
Recenti sondaggi sembrano dargli ragione. Solo il 20% degli americani si fida del Governo, il 16% della Corte Suprema, il 12% del Congresso degli Stati Uniti.

Il tema è sentito perfino tra le mura petrine. «Anche nella Chiesa può attecchire la zizzania della sfiducia. Vediamo la debolezza del bene rispetto alla forza apparente del male e possiamo lasciarci paralizzare dalla sfiducia» dice Francesco urbi et orbi.

In Italia è stato pubblicato un Rapporto realizzato dal Censis per il Consiglio Nazionale dei Giovani (Cng) e l’Agenzia Nazionale per i Giovani (Ang) sulle aspettative dei giovani. Solo per il 22% dei ragazzi il futuro sarà migliore, mentre il 40% ritiene che sarà peggiore del presente, pandemia inclusa. La metà degli under 35 patisce una sorta di agorafobia. Il 47% dichiara di sentirsi fragile e il 32% si sente solo, quota che sale al 39% tra i giovanissimi. Il 64% della popolazione giovanile pensa che ci siano troppi anziani ai vertici delle Istituzioni – il 71% tra quelli che hanno tra i 25 e i 36 anni. Grande è la sfiducia nei confronti della politica per sette giovani su dieci. Per il 72% è finito il tempo in cui i figli stavano meglio dei genitori. Lucia Abbinante, Direttrice Generale dell’Agenzia Nazionale per i Giovani, commenta «La sfiducia delle nuove generazioni, così chiaramente evidenziata nel Rapporto, è un dato che non si può più trascurare».

Negazionismo e complottismo hanno dato un contributo importante alla pandemia di sfiducia, insegnando che è più credibile un post pubblicato da uno sconosciuto che le spara grosse, che l’opinione di un premio Nobel della scienza e della tecnica. È questo che ci rende, come dice Galimberti, «singolarità precarie che non sanno più muoversi nel mondo se non all’interno di una cultura del sospetto». Il discredito dei partiti politici, agitato soprattutto da nuove formazioni populiste, alla fine ha contaminato la credibilità delle istituzioni e questo è un danno enorme per la democrazia che resta, nonostante tutto, la forma migliore di convivenza.

Se vogliamo salvarci, è dalla ricostruzione della fiducia che dobbiamo iniziare a lavorare.

Michela Marzano, professoressa di Filosofia morale a Parigi, questa estate ha tenuto una lectio magistralis al Festival Filosofi lungo l’Oglio – proprio sulla fiducia. Ecco qualche suo prezioso spunto, prendiamo nota!

«La nostra è una società paranoica: non solo non ci si fida, ma si ha tendenza a mettere sempre tutto in discussione in una sorta di complottismo perenne, come se, indipendentemente da quanto venga detto e fatto, la realtà e la verità risiedesse altrove. La soluzione è il dubbio così come lo concepisce Cartesio: un dubbio fertile, costruttivo, che sia cioè un punto di partenza per accedere alla verità; un dubbio inteso come spirito critico sempre attivo, fondamentale per non cadere nella credulità; un dubbio che non sia “compiaciuto”, fine a se stesso, come quello distruttivo utilizzato dagli scettici».

«Per ricreare una “società della fiducia” bisognerebbe allontanarsi dall’ideologia liberale dei winners e dei loosers, trionfante negli ultimi decenni, allo scopo di riscrivere le regole del vivere insieme, o in altri termini, quella grammatica degli affetti e delle relazioni, necessaria a garantire una corretta etica del riconoscimento tra gli individui».

«Condizione necessaria ed indispensabile per potersi fidare è avere una base di fiducia in se stessi che permetta di sopravvivere al tradimento effettivo e alla possibilità del tradimento. Se mi fido di me stesso, pertanto, riesco a non andare in pezzi e a non perdermi, anche qualora l’altro dovesse ferirmi o deludermi. Dietro alla fiducia (così come all’amore) c’è sempre un problema di “riconoscimento”».

Sabato, 26 novembre 2022 – n° 48/2022

In copertina: immagine di Sarah Richter/Pixabay


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