sabato, Luglio 11, 2026

Italia, Politica

Roma – 10, 100, 1000 Piazze di Donne per la Pace

Partecipano anche le “Lenzuola della memoria migrante” ideate dall’artista tessile Daniela Gioda

di Laura Sestini

Daniela Gioda, artista tessile attraverso l’arte del ricamo, giungerà a Roma dal Piemonte. Con sè porterà le Lenzuola della Memoria migrante, opere uniche realizzate collettivamente.

Domenica 21 giugno, solstizio d’estate, Roma accoglierà “10, 100, 1000 Piazze di Donne per la Pace”, evento e spazio politico nato nella primavera del 2025, attraverso gruppi di donne di tutta Italia che hanno iniziato a incontrarsi su un terreno comune: la critica della guerra come dispositivo strutturale di potere e molte altre istanze. Ci può narrare come nasce questo movimento?

Daniela Gioda – Personalmente ho conosciuto il movimento solo a febbraio del 2026; sono stata contattata da Imma Schiena, insegnante e poetessa, autrice del libro di Poesie “La pace è femmina, con la quale avevamo già condiviso esperienze politiche e artistiche, presidi, presentazione di libri e incontri di arte e poesia. Siamo riuscite subito a formare un gruppo di lavoro, tramite le nostre amicizie e conoscenze. Dopo la prima riunione ognuna di noi si è fatta carico di una parte della coperta/arazzo, partendo da un piccolo progetto che ho disegnato. Ognuna di noi ha realizzato un pezzo, lavorando singolarmente o coinvolgendo altre amiche o gruppi (vedi Scout della parrocchia di Borgo Vittoria a Torino ),chi ha dipinto parti di poesie sulla Pace di Imma, chi ha realizzato i fiori all’uncinetto, chi ha ricamato una frase. Io ho realizzato le mani che spaccano in due un fucile, e così via. In poco tempo abbiamo costruito una parte di questa coperta che poi è stata esposta il 28 marzo in Piazza Castello a Torino. Qui le persone comuni,dai bambini agli adolescenti, agli adulti, italiani e non ,anche molti turisti, hanno continuato il lavoro unendo le loro idee alle nostre. Il movimento nasce, in primis, dal confronto fra donne Siciliane (Palermo) e Piemontesi (Pinerolo), attive nei movimenti per la pace, il disarmo, la giustizia sociale e ambientale. In seguito si sono aggiunte donne da tutta Italia.

La Coperta-arazzo della Pace cucito e ricamato collettivamente

Durante lo stesso periodo è stata scritta la Carta dell’impegno per un mondo disarmato, un testo nato per affermare la pace come scelta politica, responsabilità condivisa e pratica incarnata. Come responsabilizza i vari gruppi la Carta dell’Impegno?

D.G. – Il nostro non è semplicemente un lavoro manuale, tramite questo manufatto vogliamo relazionarci con le persone per portarle a conoscenza della Carta, vogliamo renderci responsabili dei messaggi insiti nella Carta, portando i nostri corpi all’incontro con altri, cercando un dialogo che ci accomuna.

A sostegno della diffusione della Carta è stata concepita “Tessere la pace – custodire il futuro”, una pratica politica e simbolica realizzata il 28 marzo 2026 in contemporanea in 160 piazze italiane, con grandi installazioni tessili collettive costruite e lavorate nello spazio pubblico e attraversate da parole, immagini e simboli contro la guerra

D.G. – Sì, come già affermato prima, l’esperienza è stata molto positiva, le piazze si sono unite, molti uomini hanno partecipato e soprattutto molte persone ci ringraziavano per questo, diciamo “attivismo”, per non rimanere in silenzio di fronte alla disumanità che ci circonda.

Il gesto del tessere, cucire e ricamare – legato tradizionalmente all’esperienza femminile della società – è stato restituito alla sua forza politica che abbraccia la pratica di relazione, cura, riparazione e costruzione di futuro. Lei ricama, è stata ideatrice delle lenzuola-migranti. Ci vuole raccontare come è nata l’idea?

D.G. – Sono un artista tessile ed il ricamo è una tecnica che ho ripreso da sei anni, con la nascita, appunto, delle Lenzuola della memoria migrante. L’idea è nata nel 2020, da una mia proposta al collettivo Carovane Migranti di Torino. Un’adesione del tutto particolare ad un progetto artistico i #LenzuoliSOSpesi di Silvia Capiluppi, artista milanese che inizia a ricamare il primo di una lunga serie di lenzuoli su tematiche varie e in luoghi diversi. Un lenzuolo bianco, che lega generazioni, aree geografiche e migrazioni, ricamato con filo rosso, simbolo del sangue che scorre, che inizia a prendere vita nell’agosto del 2020 a Torino esattamente a dieci anni dal massacro dei 72 migranti a San Fernando, Tamaulipas in Messico. L’idea è venuta con Suor Leticia Gutierrez Valderrama, che dirigeva la Missione Scalabriniana per i migranti e i rifugiati in Messico, e che aveva partecipato alla ricostruzione dell’identità dei  72 corpi e alla ricerca  delle  loro famiglie,  che ci propose di aderire alle iniziative della Fundación para la Justicia y el Estado Democrático de Derecho, per ricordare le vittime a dieci anni dal massacro. “Más de 72-Memoria, Verdad y Justicia” sono le prime  parole, ricamate di rosso, con l’omino che si trasforma in volo di uccelli liberi, simbolo di Carovane Migranti. 

Oggi le lenzuola-migranti sono diventate simbolo di lotta pacifica contro le guerre e le violente politiche migratorie che perpetra l’Unione Europea ai suoi confini territoriali marittimi e terrestri, ed anche altrove, tra Messico e Stati Uniti, ovunque vi siano dei confini che respingono.

D.G. – Sì, infatti le lenzuola ormai vengono ricamate ovunque dall’Italia alla Spagna, dal Montenegro al Messico, Honduras, Guatemala…

Quale messaggio vogliono imprimere principalmente le lenzuola? Come vengono accolte le lenzuola ricamate nei territori che visitano? Che tipo di ricami contengono? Tutte le donne che lo desiderano posso contribuire all’opera di ricamo?

D.G. – Le lenzuola vogliono soprattutto portare la voce delle Madri degli scomparsi o dei morti sulle frontiere, che senza sosta chiedono di sapere dove sono finiti i figli o le figlie e, se morti/e, di riavere il corpo o di sapere dove sono scomparsi o sepolti. Verità e Giustizia, questo è quello che le Madri chiedon; parlo di Madri, perché sono le donne che non smettono la ricerca anche dopo anni e anni, instancabili, trasformando il dolore in forza e lotta. Le lenzuola vengono accolte sempre con un misto di sorpresa e consapevolezza sul messaggio che portano, cioè la memoria, il non dimenticare che questi fatti stanno accadendo mentre si ricama, che queste sono persone e non numeri, che ogni persona è una storia.

Incontro con la mamma di Moussa Balde’, in occasione di una delle fasi processuali, nel 2025

Tutti possono ricamare, anche i bambini. Organizziamo molto spesso giornate di ricamo collettivo dove chiunque può partecipare, i ricami sono semplici, un nome di una persona accanto ad un fiore, ad un biberon, ad un ciuccio, una madre che attende di fronte al mare, come il Lenzuolo dedicato al naufragio di Steccato di Cutro. Le lenzuola vengono presentate nelle scuole, nelle biblioteche, nelle università, molte volte accompagnando i familiari delle vittime, come la famiglia di Moussa Baldè suicidatosi nel CPR di Torino. Vengono portati in presidio o in manifestazioni contro le leggi mortifere, vengono ricamati sulle pubbliche piazze. Il gesto del ricamo da intimo è diventato collettivo, tessendo sempre di più relazioni con le famiglie delle vittime e con chi ricama. Riprendo le parole di Jago (Jacopo Cardillo, Frosinone 1987), artista e scultore italiano che spiega la sua opera Figlio velato custodito nella Chiesa di San Severo fuori le Mura, a Napoli, che rappresenta un bambino disteso coperto da un velo e “costringe lo spettatore a guardare in faccia la realtà contemporanea e le sue vittime innocenti”.

Ecco, noi vogliamo che le persone guardino in faccia la realtà e diventino consapevoli della stessa. I lenzuoli sono vivi…noi diciamo che “alla morte rispondiamo con la Vita”, perché hanno  costruito una comunità resistente e solidale, donando e cercando speranza per un mondo migliore dove la libertà di movimento diventi un diritto inalienabile per ogni essere umano.

La manifestazione si svolgerà il 21 giugno 2026 ore 12.00 – Roma, Piazza del Campidoglio

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Sabato, 20 giugno 2026 – Anno VI – n°25/2026

In copertina: tutte le immagini courtesy Daniela Gioda

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