Un invito alla consapevolezza e alla responsabilità
di Giuseppe Gallelli
Il 29 maggio scorso ci ha lasciati, all’età di 104 anni, Edgar Morin, filosofo e sociologo, grande personalità intellettuale e morale del nostro tempo.
Un intellettuale che non ha mai ignorato i pericoli del nostro tempo.
La sua voce autorevole ha sempre denunciato il pericolo della proliferazione delle armi nucleari, la minaccia alla biosfera, i profondi squilibri economici globali, i pericoli di una tecnica che invece di liberare l’uomo, sembra voglia condurlo alla catastrofe.
Il suo sguardo sul mondo è stato attento, la sua denuncia implacabile, più volte ha ammonito sui rischi delle guerre in atto in Ucraina e in Palestina, prodromo di una guerra mondiale e sul disastro ecologico imminente, denunciando lo spirito bellicista in recrudescenza in Europa e nel mondo, e il silenzio complice davanti allo sterminio del popolo palestinese e l’inerzia e il rifiuto di un impegno concreto per una pace possibile tra Mosca e Kyev.
Nelle sue opere è presente l’educazione alla responsabilità, nella convinzione del profondo intreccio tra esseri umani, società, natura e storia.
Continuo è stato il suo invito alla consapevolezza, a comprendere che gli esseri umani, le società, la natura e la storia sono profondamente interconnessi e nessuno può salvarsi se si spezza questo legame.
In questi anni di guerre, crisi ecologiche e profonde disuguaglianze, Edgar Morin ha portato avanti con profonda convinzione l’idea di un umanesimo integrale, capace di unire sapere scientifico, coscienza civile e solidarietà umana.
Con i suoi scritti e la sua voce autorevole e ferma ha ricordato a tutti che educare significa insegnare ad agire con intelligenza, senso critico, capacità di dubitare, collegare e soprattutto imparare a comprendere l’altro.
Egli ci lascia non solo opere di alto valore culturale ma anche un metodo morale, comprendere e vivere criticamente la complessità senza rinunciare alla speranza di un mondo migliore e agire in modo solidale per diventare costruttori di pace.
Ricordiamo, soprattutto, il suo invito a formarci al pensiero critico e globale e a perseguire la pace nel mondo, seguendo, in particolare, i suggerimenti delle sue opere e, in particolare, a mio parere, del suo saggio “I sette saperi necessari all’educazione del futuro”.
Ecco, in breve, i sette principi guida o saperi utili per costruire pacificamente il nostro posto nel mondo:
1 – Tener conto dei condizionamenti culturali di quanto apprendiamo e diffidare sempre delle proprie certezze, perché ogni conoscenza è soggetta all’errore;
2 – Acquisire, nel proprio processo formativo, un sapere capace di cogliere il contesto e le relazioni fra le parti e il tutto, superando la frammentazione e l’eccessiva specializzazione delle singole discipline;
3 – Abituarci a comprendere l’essere umano nella sua duplice natura di individuo biologico, sociale, culturale e storico e riconoscere, nella nostra visione del mondo, l’unità e la diversità del genere umano;
4 – imparare l’identità terrestre, cioè la consapevolezza di un destino planetario comune;
5 – Imparare a muoverci nell’incertezza, preparandoci ad aspettare l’inatteso e a modificare il pensiero e il comportamento di fronte a nuove informazioni, dato che il futuro è imprevedibile;
6 – Educarci alla comprensione reciproca tra esseri umani, combattendo egocentrismo, etnocentrismo e rifiuto dell’altro, perché è essenziale per costruire la pace e vivere in pace;
7 – Promuovere l’etica del genere umano, basata sulla consapevolezza che siamo, nello stesso tempo, membri di una società e cittadini del Pianeta Terra, con l’obiettivo di realizzare una cittadinanza terrestre comune.
Vogliamo ricordarlo, ripubblicando la recensione al suo recente saggio, “Di guerra in guerra”, ove, si sofferma, criticamente, sulla tragedia della guerra ritornata nel cuore dell’Europa.
Edgar Morin, con parole che colpiscono nel profondo la nostra coscienza, ha scritto brevi ma incisivi capitoli che ripercorrono le atrocità, le radicalizzazioni, le menzogne di tutte le guerre della nostra epoca, dalla Seconda mondiale a quella in Algeria, in Jugoslavia, in Iraq fino al conflitto israelo-palestinese.
Ci invita a ricordare, riflettere e operare per individuare un compromesso utile, su cui proporre una pace accettabile in queste guerre ancora in atto.
Per approfondire: https://www.theblackcoffee.eu/edgar-morin-di-guerra-in-guerra/
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Sabato, 6 giugno 2026 – Anno VI – n°23/2026
In copertina: Edgar Morin (2015) – Foto: Lisaetwikipedia

