giovedì, Aprile 16, 2026

Teatro & Spettacolo

Radio Argo Suite

Peppino Mazzotta in scena con l’Orestea di Eschilo

di Laura Sestini

Vincitore del Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2024, Peppino Mazzotta, volto noto al grande pubblico televisivo per aver interpretato per oltre 20 anni il garbato personaggio dell’ispettore Giuseppe Fazio ne Il Commissario Montalbano, sta portando nuovamente in tour Radio Argo Suite, un lavoro che aveva già ricevuto in passato numerosi apprezzamenti di critica e di pubblico con una versione teatrale più tradizionale.

Oggi, il testo originale del poeta e drammaturgo partenopeo, Igor Esposito, un mirabile componimento, viene riproposto in teatro con un’atmosfera decisamente più scarna, “asciugata”, come l’ha definita Mazzotta, con l’obiettivo di dar maggior risalto al lessico, alle singole parole che riflettono l’ambiente che si respirava durante le interminabili guerre del Peloponneso, nel mito greco e nella realtà storica, sul cui tema si è salvata nella sua interezza, unica, l’Orestea di Eschilo, tragedia elaborata in forma di trilogia.

La rappresentazione di Radio Argo Suite rinnovata dalla regia di Mazzotta, giunge sul palco in una misura più essenziale, più intima; un estratto più sintetico tratto dall’opera eschilea elaborata da Esposito, che dà voce ai sei personaggi più significativi della tragedia, di cui il regista è anche unico e magistrale interprete attoriale. Le voci dei personaggi vagano eterei in scena, invisibili ma fortemente presenti, accompagnati dalle musiche originali e peculiari di Massimo Cordovani, eseguite dal vivo con Mario Di Bonito,

Peppino Mazzotta in una scena della rappresentazione – Foto: Pietro Di Francesco

Sullo sfondo nero del palco nessuna scenografia privilegiata, solo gli strumenti musicali e un microfono per la narrazione evocativa e performata di Mazzotta. A momenti, sopraggiunge la voce fuori campo dello speaker di Radio Argo per inserire dettagli di raccordo alla trama, un commento, un’opinione.

Mazzotta interpreta e intreccia le voci e le vicende dei personaggi della tragedia: Ifigenia, Agamennone, Clitennestra, Egisto, Cassandra, Oreste. C’è fermento ad Argo, l’alleata di Sparta, fervono i preparativi della flotta per la guerra contro i Troiani a causa del rapimento di Elena, moglie di Menelao re di Sparta, fratello di Agamennone re di Argo, da parte di Paride, principe troiano. In queste occasioni le richieste degli dei non si possono eludere e neanche le superstizioni e i consigli degli indovini. Durante una giornata di sole, Agamennone, con l’inganno, sacrifica sua figlia Ifigenia per calmare le ire della dea Artemide e propiziare la guerra contro Troia.

Dieci anni durerà la guerra, vinta con il famoso escamotage del cavallo di legno; Agamennone torna ad Argo vittorioso, ma non è solo: con lui c’è Cassandra, principessa di Troia, giovane e bellissima, ridotta a schiava, che perirà poco dopo insieme al suo rapitore. Cassandra ha il dono della profezia, ma anche la condanna di non essere creduta. La moglie Clitennestra, mentre lo accoglie nella reggia con gli onori del popolo, lo uccide con la complicità dell’amante, Egisto, cugino del marito, per vendetta dell’assassinio della figlia che non gli ha mai perdonato,

Clitennestra ed Egisto governeranno Sparta. Gli altri figli della regina, Oreste ed Elettra, del primo non se ne conoscono ancora le sorti, partito per la guerra; la seconda arderà di vendetta per l’omicidio del padre, in attesa del ritorno del fratello.

I miti della Grecia classica sono intrisi di sanguinosi conflitti, rapimenti, vendette, parricidi e matricidi, sete di conquista, valori negativi che risuonano troppo ancora oggi, e di cui l’umanità sembra essere totalmente in balìa. “Io sono benedetto da Dio” – asserisce Agamennone di ritorno dalla guerra. “Dio ama i più forti, concede a pochi il potere, solo a coloro nati per comandare” – si ergerà Mazzotta in un atteggiamento impettito che richiama fortemente Mussolini, ma potrebbe essere sostituito con Donald Trump, Netanyahu, Khamenei, o qualsiasi altro politico odierno accecato dalla sindrome di onnipotenza.

E poi c’è l’invidia di coloro a cui Dio non ha concesso la forza, una forza cieca che può uccidere la propria figlia in cambio di potere e di ricchezza, ingannando anche il proprio popolo di poterne condividere i benefici. “La politica recita bene la sua parte” – cita la drammaturgia (o un’aggiunta estemporanea di Mazzotta) .“Per Elena di Troia siamo partiti per una “sacrosanta” guerra. Ed oggi amici e nemici mi sorridono perché sanno che qualche briciola la prenderanno – echeggia il re degli Argivi, mentre nell’immaginario dello spettatore Palazzo Venezia potrebbe fungere da scenografia più contemporanea, terrazzo da cui il Duce trasmetteva i suoi discorsi alla nazione durante il fascismo. Tamburi di guerra, rappresentazione multimediale; la musica live è ulteriore attrice sul palco, timbro indelebile. Il mito del potere e della guerra del mondo antico comunicano e corrono paralleli a quelli presenti, mitologia a cui spesso la politica “moderna” si riaggancia, illudendosi di poterla ancora cavalcare e, goffamente, violentemente, con l’uso di raffinate tecnologie belliche, caparbiamente mettono in atto.

La saga delle vendette non si placherà, anche Agamennone verrà vendicato dal figlio Oreste, che non avrà nessuna pietà della madre, a cui si aggiungerà l’azione delle Erinni vendicatrici contro l’omicida. Una sequenza infinita di sangue riporta l’Orestea, espressa adesso con un lessico contemporaneo, talvolta spinto in singoli vocaboli, che danza su differenti registri e forme poetiche, riflettendo sui concetti di cultura, coscienza, morale e verità, quella gran mignotta.

Eppure, infine, qualcuno “preferirà il rumore del mare”, un verso preso in prestito dal cinema di Mimmo Calopresti, regista calabrese, o dal poeta Dino Campana che lo aveva per primo composto. Nonostante l’assassinio della madre, da cui non poteva esimersi, Oreste tenterà di interrompere la scia sanguinaria, cercando l’armonia, rifiutando la vanità, rivolgendosi al suo popolo.

Il teatro impegnato ha molte virtù, a maggior ragione ripreso dalla letteratura greca antica, ricca di memoria storica e miti: insegna, induce e seduce a guardare con un angolo di campo più ampio, mettere a confronto il passato e il presente. Cosa ha imparato l’umanità in tutti questi secoli? Dio, i tanti dii che hanno guidato nei secoli l’uomo, sono davvero buoni? Oppure sono gli uomini che hanno trasfigurato le loro indicazioni? Dio esiste?

Radio Argo Suite è un gioiello, grazie all’egregia performance di Mazzotta e alle straordinarie musiche di accompagnamento, senza dimenticare l’importante drammaturgia di Igor Esposito, densa di profondi significati sociali. Una scelta azzeccata proporre la rappresentazione di un testo antico in chiave contemporanea e più diretta nel linguaggio, aggiornata agli strumenti di comunicazione multimediali di cui oggi il teatro agilmente si avvale.

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Lo spettacolo è andato in scena al Teatro Nuovo Rifredi Scena Aperta – Via V.Emanuele II, 303 – Firenze

Sabato, 21 marzo 2026 alle ore 21.00

RADIO ARGO SUITE

di Igor Esposito

con Peppino Mazzotta

musiche originali Massimo Cordovani

eseguite dal vivo con Mario Di Bonito

post produzione live dei suoni Rosario Acunto

regia Peppino Mazzotta

produzione Teatro Rossosimona

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Sabato, 28 marzo 2026 – Anno VI – n°13/2026

In copertina: Peppino Mazzotta – Foto: Pietro Di Francesco

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