L’illusione di essere vivi
di Guido Tognola
E se quel dio non esistesse, come farebbe quello Stato che si autodefinisce “del popolo eletto”? E se di conseguenza non fosse “popolo eletto”, nel nome di chi o cosa può arrogarsi il diritto di sentirsi libero di tante nefandezze commesse in questa prima parte del millennio?
E se quel dio non esistesse, a chi rispondere delle proprie azioni se non alla giustizia dell’uomo? Ma quale giustizia?
Sono nato uomo libero, in un Paese che mi ha insegnato ad essere libero. Libero nel rispetto di una Costituzione laica, che ci vuole uguali nei diritti e nei doveri, nell’assumerci le nostre responsabilità, nel proteggere i deboli, nel combattere le ingiustizie. Libero nel giudizio laico.
Libero nel denunciare l’abdicazione etica di tutti quegli Stati evaporati di fronte alle proprie responsabilità del “mai più”. Parafrasando Arendt, libero di denunciare la banalità del male di chi preme un grilletto o sgancia bombe su esseri umani inermi, deumanizzati nella loro esistenza dal fanatismo di pochi.
Abbiamo scelto di chiudere gli occhi di fronte a un massacro e, chiudendoli anche solo per un istante, abbiamo creato le premesse per giustificarne altri in un prossimo futuro, che porterebbero, considerando il malcelato desiderio di alcuni estremisti oggi al governo, alla completa distruzione di un popolo con gli stessi diritti di tutti gli altri: diritto alla terra, alla casa, alla dignità, alla memoria.
E se dio esistesse? Bene, allora oltre alla giustizia umana ci sarà quella divina, perché nessun dio potrà mai accettare quanto succede oggi. Perché nessun dio accetterebbe che nel suo nome si possa rivendicare il diritto di calpestare i diritti di altri esseri umani. Perché nessun dio potrà mai accettare più di 18mila minori uccisi (*) nel tempo di un battito di ciglia.
Nel mondo dei vivi, del qui e ora, anche tu dovresti contribuire denunciando narrazioni sempre più manipolate, guardando dritto negli occhi gli usurpatori delle nostre vite, delle nostre libertà.
«Se dovessi morire,
tu devi vivere
per raccontare la mia storia
per vendere le mie cose
per comprare un po’ di carta
e qualche filo
(fallo bianco con una lunga coda),
cosicché un bambino, da qualche parte nel mondo (**),
guardando il cielo negli occhi
in attesa di suo padre che
se ne andò in una fiammata –
senza dare l’addio a nessuno
nemmeno alla sua stessa carne
nemmeno a sé stesso –
veda l’aquilone, il mio aquilone
che tu hai fatto, volare là sopra
e pensi per un momento
che un angelo sia lì
a riportare amore.
Se dovessi morire
fa’ che porti speranza
fa’ che sia un racconto
(Refaat Alareer)»
(*) Save the Children, 06.09.2025 (Gaza)
(**) Testo originale: “…da qualche parte a Gaza”
………………………………………………………………………..
Sabato, 21 febbraio 2026 – Anno VI – n°8/2026
In copertina: immagine grafica Mr.Fish

