Anime in conflitto
di Laura Sestini
Nei sotterranei di Napoli, nota per le sue catacombe, si consumano le emozioni delle anime dei defunti. Un oltretomba dove in molti casi si può scendere metaforicamente, o fisicamente, anche da vivi.
E’ questo il caso della performance tutta al femminile, per la regia di Rossella Pretto e la collaborazione drammaturgica di Francesco De Matteis, Le pietre parlano – Anime in conflitto, inserita nel cartellone del Campania Teatro Festival 2026 diretto da Ruggero Cappuccio, presso uno spazio sotterraneo della Sala Assoli Moscato, ai Quartieri spagnoli.
Vita e morte sono le due facce inscindibili dell’esistenza umana, intrecciate tra loro per dogmi religiosi o credenze personali, ognuno nella propria versione narrativa e di messa in pratica, speziate con pizzichi di scaramanzia.
Ma se la morte è una dimensione sacra che riunisce la maggioranza dei credo in qualcosa di ultraterreno, oltretomba, inferno, paradiso, nirvana, perché le anime sono comunque inquiete? Se l’inferno è il luogo dove i peccatori bruciano, non vige invece la pace eterna in paradiso? O l’estinzione dei desideri terreni per i buddisti e gli induisti, quando raggiungono il nirvana?
Nel buio del sottosuolo, un pubblico limitato dagli esigui spazi segue una guida anonima avvolta nella sua tonaca medievale. Teschi e simboli cristiani arredano l’ambiente, mentre due giovani anime femminili giacciono nel loro letto di morte. Voci fuori campo si intervallano tra testi originali e frammenti poetici, narrando la condizione delle anime, spesso infelici anche se dimorano in paradiso. La pace eterna si rivela una tortura.
Il dilemma che vivono le anime va oltre la condizione post-mortem e riguarda Dio e la vita. La condizione in vita si lega più alla morte che ad una vitalità positiva. Dio è violento, la terra pregna di conflitti, la morte è ovunque.

Le giovani anime si annoiano e cercano conforto nella danza, auspicano ad un lampo di bellezza e di energia insieme ad un’altra entità più matura, ma non meno desiderosa di “cambiar vita”. Sonorità liriche toccano la spiritualità e sostengono le scene.
Le anime dei morti sono lo specchio dei vivi.
Corrono le giovani anime tra i vivi presenti e li accompagnano per mano in riti collettivi, per assaporare l’aldilà e ricordare il legame tra la vita e la morte, un passaggio-ponte a cui non ci si può sottrarre.
Installazione, performance e reading Le pietre parlano – Anime in conflitto, in prima assoluta per il Festival, si compie nell’atmosfera rarefatta della quieta routine underground. Improvvisamente un fragore ne infrange il silenzio e un video di guerra, proiettato ad altezza d’uomo per avvolge i presenti in una dimensione realistica e inclusiva. Le anime sono terrorizzate, corpi/fantoccio volano per aria a causa dei terribili bombardamenti. La terra, i sepolcri, la dimensione sacra della vita e della morte vengono violate dalla violenza degli uomini.
Le eteree anime dei morti cercano di portare al riparo i presenti, memori esse delle violenze del passato che, senza remore e nessun senso morale si ripetono nel presente. Alla fine altre anime si aggiungeranno alla metropoli dei morti, risucchiate in un circolo vizioso irrisolvibile.
Un abbraccio tra i sopravvissuti ricuce le relazioni tra chi rimane, mentre si ricorda chi è vittima della sete di potere e delle atrocità altrui. Il viaggio virtuale nell’oltretomba nel cuore della città partenopea induce alla riflessione sulle azioni dell’uomo che, superficialmente, sembra essere indifferente sia al senso profondo della vita, e altrettanto al significato della morte perpetrata ai propri consimili attraverso le crudeltà di cui è inverosimilmente capace.
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NOTE DI REGIA : Come si attraversa oggi il regno dei morti? Come si guarda ciò che abbiamo rimosso senza trasformarlo in immagine consumabile, in semplice spettacolo? Le pietre parlano – anime in conflitto nasce da questa domanda. Dalla necessità di creare un ponte. Lo spazio scenico diventa un organismo sotterraneo in cui il pubblico è chiamato a entrare, rinunciando alla distanza rassicurante dello spettatore. Non c’è platea separata dall’azione: chi entra viene coinvolto in un rito di discesa, dentro un paesaggio composto di teschi, ex voto, pupi, rovine, voci registrate e corpi che sembrano emergere dalla materia stessa della città. Napoli è il ventre simbolico di questo viaggio. Il dialogo continuo con l’assenza diventa la soglia attraverso cui interrogare il nostro presente: un tempo saturo di conflitti, immagini belliche, confessioni esibite e identità sempre più fragili.
Lo spettacolo intreccia poesia, performance, musica, installazione visiva e azione rituale. Le parole di Wanda Marasco dialogano con testi poetici e materiali sonori diversi, generando una drammaturgia frammentaria e visionaria in cui il confine tra vivi e morti, umano e fantoccio, individuo e rovina si fa instabile. Al centro vi è il corpo: ferito, storico, esposto alla violenza. La lunga sezione della guerra rompe ogni contemplazione estetica e precipita lo spettatore in una condizione di vulnerabilità condivisa. Non interessa rappresentare realisticamente il conflitto, ma evocare il trauma, il senso di assedio, l’impossibilità di restare innocenti. Eppure, dentro questo paesaggio oscuro, permane una tensione alla luce. Il rito finale apre una domanda ultima: che cosa resta dell’essere umano dopo la distruzione? Quale volto siamo ancora in grado di sostenere? Forse il teatro può ancora essere un luogo in cui la comunità si raccoglie attorno a ciò che fa paura, per provare a guardarlo insieme.
Rossella Pretto
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Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito del Campania Teatro Festival 2026 – Sala Assoli, Vico Lungo Teatro Nuovo, 110 – Napoli
Martedì 23 giugno – Ore 20.00
Installazione performativa e incontro
idea, progetto scenico e regia di Rossella Pretto
con Wanda Marasco, Rossella Pretto, Anna Bocchino e Clara Bocchino
Drammaturgia e progetto generale di Rossella Pretto e Francesco De Matteis
Realizzazione scenografica di Anna Orabena e Daniele Nicoletti
Videomapping Livia Ficara
Disegno luci Simone Picardi
Costumi Andrea Iacomino – Atelier Itaca
Produzione Società Cooperativa Le Nuvole Icc
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Sabato, 27 giugno 2026 – Anno VI – n°26/2026
In copertina: foto di Alessia della Ragione/Ag. Cubo

