martedì, Febbraio 17, 2026

Italia

La trasformazione della definizione di antisemitismo dell’IHRA in legge

Accademia ed enti di ricerca contro lo spostamento di significato

Redazione TheBlackCoffee

Il primo ente istituzionale volontariamente confondere (volontariamente) il significato di antisemitismo è il Governo italiano, sulla pagina web della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che riprende la spiegazione dal portale dell’Osservatorio Antisemitismo Fondazione CDEC, titolando in una maniera ma riportando poi la spiegazione di antisionismo. Un errore davvero molto grave, verificabile a questo link .

Se è vero che in molti Ebrei, religione e politica si intrecciano, il significato di antisemitismo e antisionismo hanno due valenze molto differenti. Qui, cerchiamo brevemente di fare chiarezza.

Sul sito dell’IHRA (The International Holocaust Remembrance Alliance – Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto ), organizzazione oggi contestata dal corpo accademico e scientifico italiano, si può leggere la definizione di antisemitismo, nello spirito della Dichiarazione di Stoccolma che chiedeva: “Con l’umanità ancora segnata da antisemitismo e xenofobia la comunità internazionale condivide una solenne responsabilità di combattere questi fenomeni dannosi”; quindi, la Commissione sull’antisemitismo e sulla negazione dell’Olocausto chiese alla Plenaria dell’IHRA, che si teneva a Budapest nel 2015, di adottare una definizione operativa (di lavoro) per il concetto di antisemitismo.

Il 26 maggio 2016, la Plenaria, che si teneva a Bucarest, decise di adottare la seguente definizione operativa “non giuridicamente vincolante” di antisemitismo: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.”

Quindi, l’antisemitismo è il pregiudizio, la paura o l’odio verso i Giudei, cioè gli ebrei come gruppo religioso. L’Ebraismo però é una religione millenaria, ricca di tradizioni, cultura e spiritualità. “Milioni di ebrei in tutto il mondo seguono la loro fede e vivono in pace con le altre comunità” (Fonte:BDS – movimento per i diritti umani).

Il gruppo ebraico ortodosso dei Neturei Karta sono antisionisti, contro l’istituzione dello Stato di Israele, e per la liberazione della Palestina – CC BY 2.0

Cosa è invece l’antisionismo? E’ un movimento politico e/o ebraico-religioso contro il Sionismo.

Il Sionismo è un movimento politico nato alla fine dell’1800, che promuove il ritorno del popolo ebraico in Palestina ovvero, dalla Bibbia, la Terra di Israele, terra promessa da Dio ai discendenti di Abramo, il popolo dei Semiti (da qui semitismo e antisemitismo), per stabilire una nazione che accogliesse di Ebrei sparpagliati in tutto il mondo. Il nome di “sionismo”, invece, deriva da Sion, il nome biblico di Gerusalemme, città simbolo della Palestina, città cara a tutte le tre religioni monoteiste, Giudaismo, Cristianesimo e Islamismo. 

L’obiettivo principale del movimento sionista è l’autodeterminazione degli Ebrei e la creazione di uno Stato d’Israele, obiettivo raggiunto nel 1948 con l’istituzione dello Stato-nazione di Israele, a seguito della Shoah di cui fu responsabile la Germania nazista, momento in cui le nazioni vincitrici della Seconda guerra mondiale inviarono, in diverse ondate , centinaia di migliaia di ebrei verso la “terra promessa”, sottraendo territorio ai Palestinesi, gli abitanti originari di questo territorio.

La convivenza dei due gruppi etnici non funzionò fin dalle prime ondate – le Aliyah – partite dall’Europa a fine 1800, e da allora è oggetto di conflitti piccoli e grandi, sfociati spesso in vere e proprie guerre, l’ultima delle quali è iniziata il 7 ottobre del 2023. In realtà, molto prima della Shoah, complice in primis la Gran Bretagna, dove il movimento sionista ebbe origine, gruppi di ebrei erano giunti in Palestina ed avevano acquistato, dalla gente del posto, pezzi di terra dove impiantarsi, spesso contadini che, siamo sicuri, non potevano immaginare il disegno più grande che avevano in mente già le maggiori potenze occidentali, ivi compresi gli americani, sugli Ebrei. La Shoah ha solo accelerato i tempi.

L’antisionismo è quindi l’atteggiamento di coloro che si oppongono al sionismo: è dunque cruciale distinguere tra fede religiosa e un’ideologia politica che ha implicazioni gravi come quelle descritte. Come abbiato accennato, in molti Ebrei la religione e politica sionista si intrecciano, mentre molti altri ebrei credenti e praticanti, dentro Israele e della diapora, si oppongono al movimento sionista.

Dalla guerra del 7 ottobre, le definizioni di antisemitismo e antisionismo sono tornate prepotentemente sulla scena e sui titoli dei giornali. Sfortunatamente, i due concetti sono spesso confusi, per volontà o ignoranza, creando maggiore incomprensione e disorientamento nell’opinione pubblica.

Infine, in Italia, il governo Meloni sembra intenzionato a trasformare in legge la definizione di antisemitismo accordata dall’IHRA che, ricordiamo, era stata dichiarata “non giuridicamente vincolante”. La proposta di legge ha generato malumore nel mondo accademico e scientifico, che sta facendo girare un comunicato ufficiale sulla propria posizione.

Noi studiosi, studiose e docenti italiane di diverse discipline, lavoratrici e lavoratori afferenti a istituzioni accademiche ed enti di ricerca italiani e non, esprimiamo grande preoccupazione per i diversi disegni di legge che mirano a introdurre in Italia la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA, ovvero l’International Holocaust Remembrance Alliance.

Nonostante si richiamino alla lotta contro l’antisemitismo, questi progetti di legge lo banalizzano e lo equiparano all’espressione di opinioni critiche verso le politiche di occupazione dello stato israeliano. Tali politiche sono state riconosciute come illegali e di discriminazione razziale dalla Advisory Opinion della Corte Internazionale di Giustizia nel luglio del 2024, e come forme di apartheid dalle più importanti organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali che lavorano in difesa dei diritti umani. Come dimostrato dalle stesse organizzazioni e da molteplici rapporti delle Nazioni Unite, le politiche implementate dallo Stato di Israele hanno subito negli ultimi due anni una accelerazione e si sono tradotte in forme di violenza genocidiaria contro il popolo palestinese.

Inoltre, i progetti di legge italiani, aderendo alla definizione dell’IHRA, oltre a trasformare la critica al razzismo di Stato in antisemitismo, avrebbero come conseguenza che la vasta letteratura prodotta in molteplici campi del sapere e discipline in cui si analizzano le politiche israeliane come politiche coloniali, possa essere considerata come discriminatoria. Questo equivarrebbe a negare che per decenni Israele ha continuato a costruire colonie illegali attraverso l’espulsione forzata della popolazione palestinese. Gli eventi storici e quelli in corso a Gaza, in Cisgiordania e nei territori controllati da Israele, mostrano come la distruzione, il trasferimento forzato e la segregazione della popolazione palestinese attraverso la creazione di un regime di apartheid costituiscano la matrice operativa alla base delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.

Impedire di utilizzare queste lenti di lettura e il sapere critico che hanno prodotto sulla questione palestinese risulterebbe in un impoverimento gravissimo della comprensione della storia e della politica contemporanee, trasformando la Palestina e lo studio delle violenze di Stato messe in atto da Israele in un tabù – una sorta di eccezione palestinese alla produzione di sapere critico.  

Inoltre i disegni di legge presentati in Parlamento costituiscono una gravissima limitazione della libertà accademica, soprattutto per quello che riguarda la storia e le scienze sociali, e perfezionano uno spostamento di significato che nulla fa per combattere un fenomeno aberrante come il razzismo antisemita. Infatti, l’applicazione della definizione dell’IHRA otterrebbe il solo risultato di mettere a tacere attivisti, attiviste, studiosi e studiose interessate ad avanzare conoscenza e strumenti critici utili ad analizzare la storia degli Stati per poter rendere le società umane più democratiche e consapevoli.

Invece, i ddl, nella loro presunta lotta contro l’antisemitismo attraverso l’adesione all’IHRA, finiscono per riprodurre proprio discorsi antisemiti. Del resto, l’idea stessa che esista una corrispondenza totalizzante tra ebrei, adesione al sionismo e sostegno a Israele è errata e pericolosa, poiché essenzializza l’Ebraismo trasformandolo in sostegno allo Stato israeliano. Numerosi studi insistono sulla necessaria distinzione tra antisionismo – espresso anche da gruppi e individui ebrei in tutto il mondo – e antisemitismo.

La definizione di antisemitismo dell’IHRA rappresenta un pericolo enorme per la nostra libertà accademica e di insegnamento. Essa criminalizza l’insegnamento e la ricerca sulle forme di discriminazione e razzismo contro la popolazione palestinese, e di occupazione e colonialismo della terra palestinese. Infatti, l’IHRA viene promossa con forza e con enormi sforzi diplomatici da parte di Israele, che la usa come strumento di protezione delle gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani che commette. Non è affatto una coincidenza che gli sforzi per la trasformazione dell’IHRA in strumento sanzionatorio per legge coincidano con gli sforzi diplomatici di molteplici ministeri israeliani a favore dell’uso della definizione in questa direzione. E non è affatto una coincidenza che questi sforzi avvengano in concomitanza con l’assunzione della presidenza dell’IHRA da parte di Israele.

È chiara ed evidente la volontà di mettere a tacere, attraverso persino il diritto penale, voci e saperi critici in molteplici campi di studio e negli spazi universitari, che hanno costituito uno dei fulcri del dissenso contro la distruzione della popolazione di Gaza e le complicità del nostro governo con i crimini israeliani.

Come studiose e studiosi chiediamo che vengano ritirati tutti i ddl che adottano la definizione di antisemitismo dell’IHRA trasformandola in legge e strumento di definizione di cosa costituisce antisemitismo negli spazi di produzione e circolazione del sapere. Chiediamo anche che il governo italiano revochi l’adozione della definizione IHRA attuata dall’Italia nel 2020, in violazione della nostra Costituzione”.

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NotaL’adesione all’iniziativa è aperta a persone singole con un’affiliazione universitaria e/o presso un centro di ricerca; a organizzazioni e associazioni accademiche e scientifiche.

https://docs.google.com/document/d/1YyUjMyjVoZc5aZ23fUyoCKVLsZswkCgrMO2F83eihV8/mobilebasic

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Sabato, 20 dicembre 2025 – Anno V – n°51/2025

In copertina: un gruppo di ebrei canadesi manifesta contro le politiche genocidarie di IsraeleCC BY 2.0

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