martedì, Febbraio 17, 2026

Notizie dal mondo

La Strategia di Sicurezza Nazionale di Donald Trump

Termina la love story tra Usa e Unione Europea

di Laura Sestini

Già l’introduzione della Strategia di Sicurezza Nazionale statunitense, pubblicata a novembre, sintetizza istantaneamente l’idea di “convivenza” con cui Donald Trump intende interfacciarsi con gli altri Paesi al mondo.

Come la “strategia” americana ha deviato “Per garantire che l’America rimanga il Paese più forte, più ricco, più potente e di maggior successo al mondo per i decenni a venire, il nostro Paese ha bisogno di una strategia coerente e mirata su come interagire con il mondo. E per riuscirci, tutti gli americani devono sapere esattamente cosa stiamo cercando di fare e perché. Una “strategia” è un piano concreto e realistico che spiega il legame essenziale tra fini e mezzi: parte da una valutazione accurata di ciò che si desidera e quali strumenti sono disponibili, o possono essere realisticamente creati, per raggiungere i risultati desiderati.
Una strategia deve valutare, classificare e stabilire le priorità. Non tutti i Paesi, le regioni, le questioni o
le cause, per quanto meritevoli, possono essere al centro della strategia americana. Lo scopo della
politica estera è la protezione degli interessi nazionali fondamentali; questo è l’unico obiettivo di
questa strategia. Le strategie americane dalla fine della Guerra Fredda si sono rivelate inadeguate: sono state
una lista di desideri o di obiettivi desiderati; non hanno definito chiaramente ciò che vogliamo, ma hanno invece affermato vaghe banalità; e hanno spesso valutato male ciò che dovremmo volere.”

Dopo la fine della Guerra Fredda, le élite della politica estera americana si convinse che il dominio permanente americano sul mondo intero fosse nel migliore interesse del nostro Paese. Eppure, gli affari degli altri Paesi ci riguardano solo se le loro attività minacciano direttamente i nostri interessi.
Le nostre élite hanno mal calcolato la volontà dell’America di accollarsi per sempre oneri globali di cui il popolo americano non vedeva alcun legame con l’interesse nazionale. Hanno sopravvalutato la capacità dell’America di finanziare, contemporaneamente, un imponente stato di welfare, regolamentazione e amministrazione, insieme a un imponente complesso militare, diplomatico, di intelligence e di aiuti esteri. Hanno puntato in modo estremamente sbagliato e distruttivo sul globalismo e sul cosiddetto “libero scambio”, che hanno svuotato proprio la classe media e la base industriale da cui dipende la preminenza economica e militare americana. Hanno permesso ad alleati e partner di scaricare il costo della loro difesa sul popolo americano, e talvolta di trascinarci in conflitti e controversie centrali per i loro interessi, ma periferiche o irrilevanti per i nostri. E hanno legato la politica americana a una rete di istituzioni internazionali, alcune delle quali sono guidate da un aperto antiamericanismo e molte da un transnazionalismo che cerca esplicitamente di dissolvere la sovranità dei singoli stati. In sintesi, non solo le nostre élite hanno perseguito un obiettivo fondamentalmente indesiderabile e impossibile, ma così facendo hanno minato proprio i mezzi necessari per raggiungerlo: il carattere della nostra nazione su cui si fondavano il suo potere, la sua ricchezza e la sua dignità.”

La necessaria e gradita correzione del Presidente Trump “Niente di tutto ciò era inevitabile. La prima amministrazione del Presidente Trump ha dimostrato che con la giusta leadership che faceva le scelte giuste, tutto quanto sopra avrebbe potuto – e avrebbe dovuto – essere evitato, e molto altro avrebbe potuto essere ottenuto. Lui e il suo team hanno saputo radunare con successo i grandi punti di forza dell’America per correggere la rotta e iniziare a inaugurare una nuova età dell’oro per il nostro Paese. Continuare su questa strada è l’obiettivo principale della seconda amministrazione del Presidente Trump e di questo documento.

Le domande che ci poniamo ora sono: 1) Cosa dovrebbero volere gli Stati Uniti? 2) Quali sono i mezzi a nostra disposizione per ottenerlo? 3) Come possiamo collegare fini e mezzi in una valida Strategia di Sicurezza Nazionale?”

Gli Usa hanno “scaricato” l’Unione europea, la cui rappresentanza politica, adesso, può solo dire “mea culpa“, per i molteplici errori commessi, almeno negli ultimi dieci anni, spesso contrapposti. Troppa la fiducia accordata alle presidenze Trump-Biden-Trump e, ancor peggiore, troppa la mancanza di coraggio per scelte proprie e significative consone al continente europeo ed alle sue reali ed urgenti necessità. Adesso che le carte della Casa Bianca sono state messe in tavola, l’Unione europea sembra svegliarsi dal torpore che l’ha caratterizzata in questo lungo periodo, passando per la pandemia da Covid 19, alla guerra in Ucraina e subito dopo quella su Gaza; periodo durante il quale è anche regredita in democrazia e diritti umani e civili, rincorrendo idee destrorse dei politici più beceri, europei o extra europei.

Il sogno, o la posizione di comodo, si è improvvisamente infranto, insieme alla convinzione e l’arroganza di essere sulla giusta strada. E menomale. L’Europa ha vagato, senza scopi precisi, solo su strade secondarie, finché si è defitivamente smarrita in una selva piuttosto scura: Trump ha solo funto da causa esterna, in maniera repentina e inaspettata, facendo emergere il malessere che già attanagliava il vecchio continente (anche anagraficamente,) ma la malattia interna all’Europa era già in stato di urgenza.

Dopo la sortita di Trump, che per un verso si rinchiude illusoriamente nella sua fortezza, e dall’altra tenta di dare addosso ai Paesi confinanti per accaparrarsi risorse utili alla nuova MAGA (Make America Great Again), a cosa andremo incontro come cittadini europei? Mentre tutti gli Stati dell’Unione sembrano volersi riarmare fino ai denti e si propone nuovamente il servizio di leva ai giovani, molte risposte sembrano già evase, l’indirizzo principale già intrapreso.

L’Europa ci porterà in guerra? Quanto consapevolmente? E quanto per incapacità e pregiudizio? Certo non è mancata l’ideologia bellicista all’Europa, dimostrata con le decisioni politiche su Ucraina e Gaza, l’invio di armi, l’indifferenza sulle vittime civili, il 5% del PIL per il riarmo. Nonostante ciò l’Europa è rimasta finora immune dai conflitti reali, sotto la protezione-farsa a stelle e strisce, guerre viste per immagini televisive, lontane, quasi irreali, teoriche, ma sostenendo guerre altrui. Ora le cose si fanno più serie, l’Europa dovrà decidere tangibilmente da che parte stare, non pro o contro la Russia, o Israele, piuttosto se prendere coraggio e boicottare la guerra, evitando schizofrenie finora dimostrate, per dirigersi verso politiche più concrete, più sane, più convincenti per i suoi stessi cittadini sempre più confusi e più divisi politicamente.

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Sabato, 13 dicembre 2025 – Anno V – n°50

In copertina: Donald Trump durante una riunione di Gabinetto – Foto: https://www.whitehouse.gov/gallery

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