martedì, Maggio 17, 2022

Italia

La notte di San Silvestro dei giovani islamici festeggiata a modo loro

Le recenti violenze di Milano e quelle di Colonia nel 2015

di Ettore Vittorini

A due o tre alla volta, la polizia ha individuato e arrestato i giovani – tra i quali dei minorenni – che nella piazza del Duomo di Milano avevano molestato e aggredito una decina di ragazze che festeggiavano in mezzo alla calca l’anno nuovo. Divisi in gruppi, le avevano circondate, palpate, derubate, avevano anche tentato di violentarne una dopo averle strappato gli abiti.

Gli aggressori erano quasi tutti di origine nordafricana, molti nati in Italia da genitori marocchini, tunisini, algerini; c’era anche un egiziano. I media, nella descrizione delle aggressioni, hanno citato anche le origini etniche di quei gruppi ricevendo qualche critica di razzismo.

Ma i giornali – tranne i soliti che colgono ogni occasione per attaccare gli immigrati – hanno attuato il loro dovere di cronaca, come hanno fatto il giorno dopo quando a Roma un gruppo di giovani italiani aveva violentato una coetane,a oppure un mese prima quando un quarantenne padre di famiglia italiano di Arezzo, dopo aver assistito a una partita di calcio, aveva palpato una giornalista mentre veniva ripresa dalla telecamera davanti allo stadio di Empoli. Aggiungo che i media erano stati più severi nelle cronache sui reati commessi dagli italiani.

L’ episodio di Milano rappresenta in Italia un fatto nuovo nella storia delle aggressioni giovanili, per come erano state concepite e organizzate. Un simile caso, molto più grave, si era verificato a Colonia durante i festeggiamenti – davanti al duomo della città tedesca – per la notte di San Silvestro del 2015. In quella occasione le ragazze aggredite e derubate furono decine, due delle quali violentate.

La polizia tedesca dopo un paio di mesi riuscì a rintracciare e denunciare 130 aggressori che vennero processati. Dalle indagini risultò che appartenevano a gruppi di Antȁnzer (ballerini), bande di giovani marocchini e algerini, e anche qualche tedesco, specializzati in borseggi, che danzano intorno alle vittime con atteggiamenti giocosi e poi le derubano e spesso tentano di violentare le giovani donne.

Il capo della polizia di Colonia durante il processo aveva precisato che dei 130 imputati 42 erano marocchini, 39 algerini, 17 iracheni, 9 siriani, 7 tedeschi, uno spagnolo. Il resto proveniva da altri Paesi del Medio Oriente e dall’India, Eritrea, Iran, Afghanistan, Balcani. Aveva poi commentato che si trattava di giovani arrivati in Germania negli ultimi due anni, quasi tutti provenienti da culture sessiste, impregnati della propaganda islamista che presentava l’immagine di un “Occidente depravato, senza principi etici e religiosi”.

Lo scrittore algerino Kamel Daoud – premio Goncourt – così commentò alla TV francese i fatti di Colonia: «Se nel Mondo arabo non risolviamo la questione religiosa, non riusciremo a riabilitare l’uomo, non avanzeremo». Nel novembre precedente, pochi giorni dopo i massacri di Parigi, scrisse in un articolo sul New York Times che l’Arabia Saudita è il pilastro ideologico per i movimenti jihadisti e che i vertici islamici di quel Paese “producevano teologi, libri, aggressive campagne editoriali e mediatiche contro i costumi dell’Occidente”. Per questi suoi interventi gli era stata lanciata la fatwa dall’imam Amadache Zeraoui, accusandolo di apostasia.

Nel suo ultimo libro appena uscito in Italia – “Il pittore che divora le donne”, edito dalla “Nave di Teseo” – Daoud approfondisce il tema del pensiero musulmano verso la sessualità e la nudità. In una recente intervista al “Corriere della Sera” afferma: «Nell’Occidente ci sono due tipi di nudi: quello religioso del Cristo Crocefisso e quello secolare dell’arte dal Rinascimento ai giorni nostri. Da noi è esattamente l’opposto: la nostra civiltà è stata costruita sul corpo nascosto».

Infatti la civiltà arabo musulmana pone il divieto totale agli artisti di rappresentare figure umane perché secondo il Corano sarebbe un peccato gravissimo di idolatria. Poche eccezioni come i ritratti del sultano di Costantinopoli Solimano il Magnifico e della sua concubina Roxelana – eseguiti da un anonimo pittore del Rinascimento italiano – procurarono grande indignazione tra i religiosi dell’Impero Ottomano.

Da allora sono passati molti secoli, ma tutti gli islamici credenti che vengono per la prima volta in Occidente rimangono sbalorditi nel vedere girare per strada donne in minigonna, coppie che si baciano per strada, statue che raffigurano esseri umani e spesso nudi, addirittura i manichini dietro le vetrine. Vengono sopraffatti da una realtà per loro destabilizzante e inesistente nella loro cultura islamica che li ha formati. E se a questo si aggiunge la ghettizzazione nelle città occidentali ospitanti, cercano la libertà attraverso la violenza e la sopraffazione.

Sabato, 12 febbraio 2021 – n° 7/2022

In copertina: La contestata statua della Spigolatrice di Sapri di Emanuele Stifano – Foto dal profilo Twitter di Laura Boldrini

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