sabato, Maggio 28, 2022

Italia, Politica

La guerra delle tribù

L’immagine della politica italiana

di Ettore Vittorini

E infine, dopo tanti auspici e contatti senza risposta, Mario Draghi è arrivato sulla scena politica italiana. È stato il Presidente Mattarella a invitarlo al Quirinale quando il governo Conte ha dato le dimissioni. L’autorevole economista dal profilo altissimo, ben noto nel mondo della finanza internazionale, tenterà di formare un nuovo governo che possa far uscire l’Italia dal buio di una crisi mai vista dal dopoguerra.

Il Presidente della Repubblica, nell’annunciare la scelta, ha pronunciato un breve ma drammatico discorso – spiegando con parole che tutti hanno potuto comprendere – che ci troviamo in una situazione molto difficile dalla quale possiamo uscire soltanto con la buona volontà di tutte le forze politiche. Ha parlato anche del pericolo di elezioni anticipate che con un governo uscente ritarderebbero la battaglia contro la pandemia e nello stesso tempo allontanerebbero la certezza dell’arrivo dei finanziamenti dall’Unione Europea.

Di fronte a questo discorso molto accorato, ci si sarebbe aspettati una reazione adeguata di tutte le forze politiche. Invece quel mondo ha risposto come accade sempre da tanto tempo: i soliti discorsi ambigui, allusivi, incomprensibili accompagnati da secche negazioni, da ammissioni di vittoria, eccetera. Come se il Covid-19 non esistesse e la situazione economico-finanziaria dell’Italia rasentasse la normalità.

Poche ore dopo la scelta di Draghi, il Movimento 5 Stelle con Grillo in testa, si è subito espresso con un secco NO a questo tentativo di governo. Hanno definito l’autorevole personaggio l’uomo del potere delle banche, dimenticando che quand’era presidente della Banca Centrale Europea, aveva salvato l’Italia dalla bancarotta. Discorsi populisti che ignorano l’emergenza in cui ci troviamo. Poi hanno fatto marcia indietro e dalla successiva riunione sono emerse voci di spaccature all’interno del movimento. Lo stesso Marco Travaglio direttore de Il Fatto Quotidiano, giornale che appoggia in pieno i cinquestellati, nell’edizione di giovedì, appariva molto imbarazzato nel suo editoriale. Il PD, LeU (con riserva) e Forza Italia appoggerebbero invece il tentativo di Draghi. Il pieno consenso arriva da Renzi che si gongola vantandosi per il ‘merito’ della caduta del governo Conte.

Il Premier uscente, invece, con estrema serietà ha raccomandato “agli amici di Cinque Stelle, del PD e di LeU”, di sostenere il governo in fieri. Salvini fa l’attendista nel nome del suo ‘popolo’, mentre la Meloni si è detta contraria. A Zingaretti, leader del PD, si deve il merito della chiarezza: si è detto ottimista sulle capacità di Draghi e ha accettato anche la partecipazione di Berlusconi, considerandolo un europeista, alla eventuale maggioranza.

Questo è il quadro politico che accompagna il lavoro di Draghi sommerso dalle supposizioni sui componenti dell’eventuale governo e sul tipo di maggioranza. La prima nota positiva legata alla sua presenza è che lo spread è sceso sotto la soglia del 100. Ma continua il mercato delle voci, delle contraddizioni, dei ripensamenti, tra ottimismo e pessimismo. Comunque vadano le cose, l’ex presidente della BCE sta svolgendo un lavoro immane nella selva intricata e disordinata del mondo politico italiano. Più che politici, i nostri tutori della democrazia appaiono in gran parte come membri di tribù a loro volta divise in bande. Chiediamo scusa per il paragone alle vere tribù che percorrono i deserti.

In concreto, se i grillini continuano a opporsi, una maggioranza in Parlamento potrebbe essere composta dal PD, Leu, Renzi, Forza Italia e con la probabile astensione della Lega. Una ‘bella’ compagnia che aprirebbe subito una ‘guerra tra bande’, con l’aggravante dell’inaffidabilità renziana. Dovrebbero allontanare questa ammucchiata le parole di Conte ai suoi sostenitori cinquestellati in favore di Draghi. Costui non è un politico di mestiere, come peraltro non lo era il premier dimissionario, ma dato il suo curriculum potrebbe farcela a meno che non fugga inorridito dall’ambiente del Parlamento con cui ha incominciato ad avere contatti. In quell’ambiente però ci sono anche validi personaggi, coscienti del ruolo che è stato loro affidato. Possiamo sperare in un governo certo? Altrimenti si andrà a elezioni anticipate e poi si vedrà.  

Sabato, 6 febbraio 2021 – n°2/2021

In copertina: Aula, emiciclo. Foto di Umberto Battaglia (tutti i diritti riservati), https://www.camera.it.

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