Una regione che sta affrontando una profonda trasformazione
Redazione TheBlackCoffee
Comunicato di Rivar Abdanan, portavoce del PJAK – Partito per una Vita Libera in Kurdistan
Negli ultimi giorni ha avuto ampia eco sui media la notizia dell’«emissione di una Red Notice dell’Interpol» su richiesta del regime della Repubblica Islamica. Le accuse formulate dal regime della Repubblica Islamica in questo provvedimento giudiziario contro il PJAK e altri partiti politici curdi sono del tutto infondate. Si tratta di accuse pretestuose, costruite artificialmente per legittimare la repressione dei curdi e gli attacchi contro i partiti politici curdi e le altre forze di opposizione al regime.
Un regime che, sulla base di pretesti falsi e privi di fondamento, arresta, tortura e mette a morte cittadini comuni e attivisti civili e politici non possiede alcuna legittimità per emettere simili provvedimenti contro i Curdi e i partiti curdi. Come possono essere considerate giuridicamente attendibili le accuse di un regime che si colloca ai vertici dei regimi totalitari e criminali per il ricorso sistematico alla tortura, alle confessioni estorte, alle esecuzioni capitali e ai massacri di massa?
L’emissione di una Red Notice dell’Interpol nei confronti della dirigenza e dei membri del PJAK è del tutto inaccettabile. In primo luogo, il PJAK è un partito politico popolare, democratico, impegnato per la libertà e ampiamente riconosciuto, che non ha alcun legame con il terrorismo né con le accuse mosse nei nostri confronti dalla Repubblica Islamica. La nostra attività si è sempre fondata sulla lotta per la costruzione di una società democratica, sul rispetto dei diritti umani e sul rifiuto della violenza. In secondo luogo, un regime come la Repubblica Islamica, governato dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), non possiede in alcun modo la legittimità per richiedere l’emissione di una Red Notice dell’Interpol.
La Red Notice e le richieste di arresto e di estradizione si fondano su accuse completamente infondate e prive di significato. Terrorismo, presa di ostaggi, estorsione, rapimento di minori, attentati dinamitardi, stupro, tortura, assassinio e altri crimini di questo genere corrispondono esattamente all’elenco delle azioni che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica compie quotidianamente nel Kurdistan e in tutto l’Iran.
D’altra parte, se la Repubblica Islamica insiste nelle proprie accuse, chiediamo alla comunità internazionale di istituire una «commissione d’inchiesta indipendente e imparziale» e che la Repubblica Islamica apra le proprie porte a tale commissione affinché possa indagare su tutti i casi oggetto delle accuse. Siamo noi stessi a denunciare che un numero elevatissimo di omicidi mirati, esecuzioni, massacri e altre azioni disumane è stato perpetrato dal regime contro i curdi, e siamo pronti a presentare a questa commissione tutta la documentazione necessaria affinché indaghi su questi crimini commessi dalla Repubblica Islamica. Solo così sarà possibile stabilire con chiarezza quale delle parti sia realmente responsabile dei reati contestati.
I massacri compiuti dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica lo scorso mese di Dey, nelle province di Kermanshah e Ilam, rappresentano un esempio evidente di ciò che il regime della Repubblica Islamica perpetra nel Kurdistan.
Quale legittimità può vantare un regime che, nel giro di due sole notti, è in grado di aprire il fuoco contro sessantamila cittadini iraniani innocenti e di massacrarli, per poi pretendere di adottare simili misure giudiziarie contro la propria opposizione e chiedere agli organismi internazionali di perseguire i partiti curdi? Fin dal primo giorno della sua fondazione, questo regime è stato costruito sulla base dell’ostilità verso i curdi e della volontà di annientarli. La «fatwa della jihad» emanata da Khomeini continua ancora oggi a essere applicata nel Kurdistan. Per questo motivo, dal nostro punto di vista, le decisioni giudiziarie di questo regime non solo sono totalmente prive di qualsiasi credibilità, ma costituiscono provvedimenti apertamente ostili ai curdi e caratterizzati da una natura fascista.
L’obiettivo dell’emissione di tali provvedimenti contro i curdi e i loro partiti politici è quello di creare le condizioni per facilitare rapimenti, assassinii e ulteriori attacchi contro i curdi e i membri delle organizzazioni politiche curde, normalizzando simili pratiche. La decisione della Repubblica Islamica di richiedere una Red Notice dell’Interpol e l’arresto e l’estradizione dei membri delle organizzazioni curde, unita al contemporaneo dispiegamento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nel Kurdistan con armamenti pesanti, agli attacchi su larga scala condotti dalle forze affiliate ai Pasdaran contro le unità del PJAK in diverse aree del Kurdistan e alla morte di quattro combattenti del PJAK nel corso di tali operazioni, costituisce al tempo stesso un grave segnale di minaccia rivolto all’intera opposizione iraniana.
La repressione, gli assassinii e gli attacchi di carattere fascista da parte del potere centrale hanno sempre avuto origine nel Kurdistan, per poi estendersi al resto dell’Iran. Le decisioni giudiziarie di questo regime rappresentano la prosecuzione della stessa violenza, dello stesso fascismo e degli stessi crimini perpetrati dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Per questo motivo ci aspettiamo che anche la comunità internazionale assuma una posizione di fronte a questo tentativo di «normalizzare il terrorismo e la repressione attraverso l’abuso degli strumenti giuridici», promosso su ordine del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
Rivolgiamo un appello alle autorità giudiziarie internazionali, ai governi e alle organizzazioni per i diritti umani affinché non attribuiscano alcun credito alle false accuse della Repubblica Islamica nei confronti dei curdi e dei partiti politici curdi, non prendano sul serio questi provvedimenti giudiziari illegittimi e non li assumano come base per alcuna decisione.
Come può un regime che è all’origine di guerre, conflitti e tensioni in tutta la regione, e la cui storia è segnata dal terrorismo, dalle esecuzioni, dalla presa di ostaggi e dai massacri, pretendere di parlare in nome del diritto e della giustizia?
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Per approfondire: https://www.theblackcoffee.eu/lalleanza-dei-partiti-politici-del-kurdistan-iraniano/
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Sabato, 4 luglio 2026 – Anno VI – n°27/2026
In copertina: Rivar Abdanan, portavoce del PJAK

