giovedì, Aprile 16, 2026

Notizie dal mondo

Iran – Un amore perduto

La memoria tradita che ci rende silenti

di Guido Tognola

La storia, a volte, dovrebbe aiutare a capire fatti non sempre scontati: rompere l’ipocrisia dei nostri silenzi e, soprattutto, mettere a nudo le bugie di comodo, oltre a ribadire l’importanza del rispetto del diritto internazionale. Sempre.

1951. Viene nominato dal Parlamento iraniano, nomina ratificata dallo scià Pahlavi (ai tempi l’Iran era una monarchia costituzionale) quale Primo ministro, Mohammad Mossadeq, nazionalista democratico che, oltre a godere di un forte supporto parlamentare, godeva di un vasto, se non enorme, sostegno popolare. Molti storici ritengono che con lui l’Iran fosse destinato a diventare una democrazia a tutti gli effetti.

Una manifestazione pro Mossadeq – 1952
Foto: Nasser Sadeghi 

Purtroppo, ebbe la “pessima” idea, forse la vera colpa agli occhi di USA e GB, di nazionalizzare già nel 1951 l’industria petrolifera, cosa che non piacque – ma guarda un po’ – né agli inglesi né agli americani e, in particolare, all’attuale BP, oltre a poter rappresentare un pericoloso esempio di democratizzazione per altre realtà legate al mondo del petrolio.

Nel 1953 MI6 e CIA organizzarono un primo colpo di Stato, abortito, che costrinse lo scià alla fuga, poi un secondo (operazione Ajax, documentazione ufficiale declassificata dalla CIA nel 2013) che invece ebbe successo. Mossadeq fu arrestato, condannato e imprigionato per tre anni; morì nel 1967 in regime di arresti domiciliari (non poterono giustiziarlo perché troppo popolare). Per molti iraniani il ’53 rappresenta la fine della fiducia verso l’Occidente. Da allora, per una parte significativa della società iraniana, e non solo, il rovesciamento di Mossadeq rappresenta il simbolo negativo dell’ingerenza occidentale negli affari interni di paesi terzi, diffidenza destinata a segnare profondamente la storia di molti paesi emergenti.

1957.    Accordo USA-Iran per lo sviluppo di un programma nucleare (Atoms for Peace).

1967.    Primo reattore nucleare di ricerca a Teheran. Pahlavi prevedeva la costruzione di ben 23 centrali nucleari sul territorio nazionale entro il 1994.

1979.    Rientro di Khomeini, volo Air France: rivoluzione islamica (non colpo di Stato).

1980–1988. Saddam attacca l’Iran. Ai tempi gli USA lo ritenevano “quasi un bravo ragazzo”, tanto da supportarlo “indirettamente” . Poi abbiamo visto come è finito, sempre grazie agli americani lui e, soprattutto, abbiamo visto com’è finito l’Iraq “liberato e democratizzato”.

2015.    Con Obama presidente USA, l’Iran firma l’accordo nucleare conosciuto come JCPOA, accordo storico ma inviso a Israele e Arabia Saudita – quest’ultima non esattamente un esempio di democrazia.

2017.    Trump, ignorando la risoluzione ONU 478, riconosce Gerusalemme come capitale d’Israele.

2018.    Trump pensa bene di ritirare gli USA dal trattato, reintroducendo sanzioni draconiane.

2020.    Sempre con Trump vengono firmati gli “Accordi di Abramo”, aggirando la questione palestinese. L’Arabia Saudita tituba. Arabia Saudita considerata dagli sciiti iraniani il peggior male del mondo (basterebbe leggere l’articolo 11 della Costituzione iraniana).

Giugno 2025. Quasi si volesse cancellare la “mattanza” di Gaza, Israele (con successiva partecipazione USA) dà inizio alla cosiddetta “guerra dei 12 giorni”. A operazione conclusa Trump dichiara che l’Iran “non rappresenta più una minaccia nucleare”, che il programma nucleare iraniano è semplicemente stato “devastato” e ritardato di decenni.

27 febbraio 2026. Il mediatore omanita dei negoziati USA-Iran dichiara che un accordo è “a portata di mano”.

La notte del 28 febbraio 2026 Bibi scatena l’inferno. Con l’operazione “Ruggito del Leone”, seguito a ruota da The Donald con “Furia Epica”, giustificando quella che definisce “operazione militare limitata” (poco mancava che la definisse “speciale”) sostenendo che Teheran era a poche settimane dal possedere l’atomica.

Sempre il 28 febbraio viene bombardata una scuola femminile a Minab. Viene richiesta un’immediata inchiesta per stabilirne le responsabilità. Sabato 7 marzo Trump dichiara che sono stati gli iraniani a bombardarla.

Ora una domanda sorge spontanea: “Ci siamo o ci facciamo?”

Da Mossadeq al panarabismo laico la domanda è sempre la stessa: i diritti dei popoli hanno mai contato più degli interessi di chi governa il mondo? O di quei pochi che ci stanno portando scientemente oltre il baratro?

“A Mojgan, nel ricordo di quei giorni d’amore universitario, spensierato, offuscati dall’obbligo del velo quando ti accompagnavo in ambasciata”.

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Sabato, 14 marzo 2026 – Anno VI – n°11/2026

In copertina: Il presidente americano Harry S. Truman e Mohammad Mossadeq nel 1951 – Foto: Abbie Rowe – U.S. National Archives and Records Administration

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