martedì, Giugno 28, 2022

Ambiente, Lifestyle, Società

Il Mediterraneo brucia

Tra piromani e global warming

di Laura Sestini

Dopo i roghi di luglio che hanno devastato l’Oristanese e il Montiferru per oltre 20mila ettari di territorio – boschi, oliveti e campi coltivati – la Sardegna brucia anche più a sud, nel territorio del Sulcis. Il piccolo paese di Cuglieri era allora stato l’epicentro dell’immenso incendio, che lo aveva circondato e costretto gli abitanti ad evacuare, insieme ai paesi vicini.

In quel caso erano al lavoro 7500 uomini tra Corpo forestale, Vigili del fuoco, Protezione civile, volontari, Croce Rossa Italiana, Carabinieri e Polizia di Stato, con una decina di Canadair, di cui un paio arrivati a rinforzo dalla Francia, e altri velivoli antincendio dell’Esercito e dei Vigili del Fuoco. Ci vollero giorni per poter domare le fiamme, complicate dalle alte temperature e dai venti forti che soffiavano in quel periodo. Il fronte del fuoco raggiunse circa 50 chilometri.

Contemporaneamente alla Sardegna, già bruciava la Sicilia e la Puglia, mentre con l’arrivo di agosto – e Lucifero – i fuochi si sono propagati anche sull’Aspromonte in Calabria. Quest’ultima, spesso non ha neanche i Canadair a disposizione per spegnere le fiamme, e la situazione lasciata drammaticamente ed obbligatoriamente in mano ai cittadini comuni e i volontari che cercano di domare il fuoco e proteggere le proprie abitazioni. In Calabria gli incendi minacciano i faggi patrimonio dell’UNESCO chiamati “Faggete Vetuste” e già conta cinque vittima.

Non c’è quasi niente più da dire sui numerosi incendi che inceneriscono decine di migliaia di ettari di boschi centenari e di appezzamenti di terreno coltivati ad olivi e vigne – abbondanti soprattutto al sud Italia – che sappiamo da tempo essere di origine dolosa. Che altro dovremmo aggiungere per risvegliare la volontà politica di fare velocemente inversione di direzione per salvare il nostro patrimonio boschivo e paesaggistico?

Il punto focale sarebbe la prevenzione, sia attraverso la cura dei boschi, che il maggiore controllo dalle forze dell’ordine nei mesi più caldi dell’anno – quelli più a rischio di piromania e di ondate di caldo. Ma a fronte di cosa si ‘dovrebbe fare’, in contrapposizione ci sono autorità locali che funzionano poco o anche per niente, come ne caso della Calabria.

Ad aggravare la situazione generale – che necessita una presa di posizione forte e determinata – è obbligatorio citare il global warming, su cui nei giorni scorsi è uscito l’ultimo report di IPCC – Intergovernmental panel on Climate Change delle Nazioni Unite – che avverte del grave pericolo in cui si trova la Terra a proposito del cambiamento climatico e del surriscaldamento globale. A controriprova delle oltre 3500 pagine di relazione (qui in versione sintetica) sul cambiamento climatico, il 10 agosto scorso, a Floridia in provincia di Siracusa, si sono registrati 48.8°C – la temperatura più alta nella storia climatica dell’intera Europa. In pratica era come essere qualche parallelo più a sud, in Tunisia, dove a Kairouan si sono registrati 48,6° gradi, temperatura straordinaria anche per il Paese sull’altra sponda del Mediterraneo.

L’Algeria brucia – con obiettivi differenti dai piromani italiani – ma non ci sono mezzi per spegnere i roghi, tantoché è stato chiesto dalle autorità aiuto ai paesi europei. Le vittime sono già salite a 75.

Brucia la Turchia; anche qui la maggioranza degli incendi sono dolosi, spesso indotti per spostare i residenti verso altre zone, per sostituzione etnica e accaparramento di territori migliori. Oltre 270 incendi in contemporanea – in differenti regioni della penisola anatolica – devastano foreste e coltivazioni e lambiscono i centri abitati di cui molti evacuati.

Brucia la Grecia, dove in questi giorni l’antico ulivo di Rovies – località situata nel nord dell’isola di Eubea – vecchio di 2500 anni – si è incenerito con tutto il resto del territorio circostante. In questa area ci sono numerosi ulivi ultrasecolari, descritti già dal filosofo e geografo turco Strabone (63 a.C. – 23 d.C.). Il tronco della pianta era largo quanto le braccia di dieci persone. Altrettanto era successo in Sardegna, a luglio, con l’olivastro millenario di Cuglieri e l’ulivo secolare di Cabras, andati a fuoco negli incendi.

Se l’anticlone africano Lucifero, che porta un’ondata di alte temperature su tutto il Mediterraneo, ha peggiorato la già tragica situazione estiva degli incendi boschivi, in Artide – a causa del surriscaldamento globale – secondo l’ultimo bollettino del National Snow and Ice Data Center “già nel mese di giugno, la perdita di ghiaccio artico è stata veloce e costante. Nel mese si sono fusi 2,39 milioni di chilometri quadrati, praticamente quasi 80 mila al giorno (79,6): si tratta di un valore notevolmente più alto della precedente media di 56.200 chilometri quadrati.”

Quanto vogliamo attendere ancora, per la consapevolezza del disastro ambientale senza ritorno, considerando che i condizionamenti climatici sono dovuti a causa dell’opera dell’uomo e le sue attività?

Dal canale Youtube di Protezione Civile

Sabato, 14 agosto 2021 – n° 29/2021

In copertina: incendio di una foresta – Foto Gerd Altmann

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