martedì, Gennaio 20, 2026

Notizie dal mondo

I sobborghi curdi di Aleppo sotto assedio

Il governo siriano non si arresta nella rappresaglia delle minoranze etniche

di Laura Sestini

Nelle ultime due settimane, il governo di Damasco è tornato a ricorrere alla violenza contro gli insediamenti
curdi di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah ad Aleppo. Dai primi giorni di gennaio, gli attacchi si sono estesi anche ai
quartieri di Beni Zeyd.

Attualmente risultano un centinaio di vittime – quasi tutte civili – mentre altre centinaia sono rimaste ferite, tra cui molti bambini.

Sotto supervisione turca, le forze del Ministero della Difesa siriano hanno dispiegato un vasto arsenale di armi
pesanti: carri armati, artiglieria pesante, lanciarazzi “Grad” e “Katyusha”, mortai e mitragliatrici DShK
di vario tipo. Sono stati inoltre impiegati droni suicidi e armamenti ad alta capacità distruttiva. Gli attacchi
vengono condotti principalmente da gruppi armati sostenuti dalla Turchia — tra cui Hemzat, Emşat, Sultan
Murad e Nureddin Zengi.

Cinquecentomila curdi vivono a Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah e Aleppo da secoli. Le attuali politiche,
motivate da intenti di pulizia etnica, rischiano di trascinare la Siria in una nuova spirale di escalation. Lo sfollamento della popolazione riguarda almeno 140mila civili.

Da tempo sono in corso negoziati diplomatici, con mediazione internazionale, per l’integrazione democratica
delle Forze Democratiche Siriane (SDF) nel Ministero della Difesa siriano. Tuttavia, ogni volta che si intravede
un progresso, Stati regionali come la Turchia intervengono attivando milizie dell’orbita HTS (Taḥrīr al-Shām) fedeli al governo siriano, che poi passano all’attacco contro i civili curdi.

Pensare che la violenza possa strappare concessioni ai Curdi è un’illusione: ricordiamo gli anni di combattimenti contro lo Stato Islamico (ISIS), che impiegò ogni forma di brutalità e tuttavia fu sconfitto grazie alla resistenza curda.
Il governo siriano dovrebbe smettere di fungere da strumento di potenze regionali come la Turchia.
Nonostante le storiche opportunità offerte dal leader curdo Abdullah Öcalan dal 27 febbraio 2025, il governo
turco continua a rifiutare qualsiasi percorso di soluzione della questione curda — una linea che oggi si riflette
anche nella sua politica estera in Siria. Invece di seguire le direttive di Ankara, il governo di Damasco dovrebbe
privilegiare il ricorso a una mediazione internazionale per costruire la pace con i Curdi e riconoscerli formalmente come parte costitutiva della Siria. Il popolo siriano ha già sofferto abbastanza la guerra. I popoli della Siria — in particolare Curdi, Arabi, Armeni e Sssiri nel Nord-est del Paese e in Rojava — hanno pagato un prezzo altissimo per la libertà contro l’ISIS. Dopo aver conosciuto persecuzioni brutali, anche Alawiti e Drusi hanno bisogno di pace.”

Consiglio Esecutivo del Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK), chiede urgentemente alle Nazioni Unite, agli Stati Uniti, alla Lega Araba e all’Unione Europea di intervenire per fermare paesi come la Turchia, i cui interessi di potenza stanno ostacolando il cammino verso la pace in Siria. “La Siria non è parte di alcun progetto neo-ottomano. Chiediamo inoltre a tutti gli Stati che collaborano con il governo al-Sharaa sul piano diplomatico, economico o militare di abbandonare le precedenti politiche di guerra per procura. Grazie agli sforzi dei curdi, la Siria ha oggiuna possibilità di democrazia — e quindi di pace. Il modello avviato dai curdi nel nord-est della Siria rappresenta un faro di democrazia, uguaglianza e libertà: un modello di emancipazione femminile e trasformazione sociale, in cui curdi, arabi, armeni e assiri possono convivere come eguali. Chiediamo inoltre al governo turco di prendere in considerazione le proposte di pace avanzate dalla parte curda — rappresentata dal leader Abdullah Öcalan — con l’obiettivo di favorire una transizione democratica e relazioni più pacifiche tra curdi e Turchia, Siria e Iraq.”

Drone usato da HTS abbattuto dalle forze curde
Immagine da Milîsên Jinên Agir û Roje

Il Consiglio di quartiere di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh ad Aleppo ha rilasciato una dichiarazione scritta all’opinione pubblica in merito agli attacchi ai quartieri assediati, condannando la posizione del governo ad interim di Al-Sharaa e il silenzio delle potenze internazionali di fronte ai massacri.

“A partire dal 6 gennaio, i nostri quartieri sono stati sottoposti ad attacchi con armi pesanti e intensi bombardamenti. Durante questi attacchi, moschee, scuole, ospedali, abitazioni civili e istituti di servizio sono stati presi di mira direttamente. Il nostro popolo e le nostre Forze di Sicurezza Interna stanno opponendo una feroce resistenza a questi attacchi che mirano a commettere massacri contro la nostra gente, che vive in questi quartieri da centinaia di anni e nesono gli abitanti originari, e a dare il via a una nuova ondata di sfollamenti forzati; ovvero, a cercare di cambiare la demografia della città e dei nostri quartieri. Questi attacchi, in tutte le loro forme, minano e violano palesemente l’Accordo del 1° aprile.

Il governo ad interim di Damasco sta portando avanti questi attacchi sotto il nome di “Nuovo Esercito Siriano”, con il sostegno dello Stato turco e dei suoi mercenari affiliati. Condanniamo fermamente il silenzio delle potenze internazionali che erano presenti come garanti e osservatori degli Accordi del 10 marzo e del 1°aprile.

L’attacco e la minaccia di un massacro contro la nostra popolazione nei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh
sono ancora in corso.
L’appello lanciato dalle forze del governo ad interim di Damasco al nostro popolo e alle nostre forze di sicurezza è un invito alla resa. Tuttavia, la nostra gente in questi quartieri è determinata a rimanere nei propri quartieri e a difenderli. Nella situazione attuale, vengono perpetrati massacri contro i civili nelle aree in cui le fazioni sono avanzate. In altre parole, le stesse pratiche e gli stessi massacri commessi contro gli Alawiti e i Drusi vengono ora tentati di essere perpetrati nei nostri quartieri.

Tutti sanno che centinaia di migliaia di civili risiedono in questi quartieri e che gli intensi bombardamenti hanno provocato decine di feriti, la maggior parte dei quali donne e bambini. Il nostro ospedale nel quartiere, il Khaled Fajr Hospital, che disponeva già di risorse limitate, è stato oggetto di attacchi e pesanti bombardamenti. Ciò costituisce un crimine di guerra. L’ospedale è ora completamente fuori uso per un incendio, e non c’è più alcuna possibilità di curare i feriti nei nostri quartieri. La crisi umanitaria è grave.

Come l’opinione pubblica sa, i nostri quartieri sono sotto assedio da molto tempo e l’ingresso di aiuti umanitari è stato impedito. Le condizioni invernali stanno aggravando la situazione già disastrosa. Di conseguenza, le Forze del Governo ad Interim, insieme ai loro mercenari, chiedono la resa dei nostri quartieri e tentano di espellere i residenti. Chiedono anche la resa delle Forze Asayish.

Respingiamo le pressioni imposte alla nostra gente e ai nostri quartieri. A causa delle politiche del governo di Damasco
da quando è salito al potere e delle sue azioni contro le diverse comunità della Siria, in particolare i bombardamenti indiscriminati e i massacri perpetrati contro la nostra gente negli ultimi giorni, non possiamo affidare loro la nostra
sicurezza e i nostri quartieri. Pertanto, non possiamo tirarci indietro dal proteggere i nostri quartieri. Abbiamo deciso di rimanere nei nostri quartieri e difenderli.

Infine, chiediamo La nostra gente di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh si rechi all’ospedale Khaled Fajr per assistere i
feriti e mobilitarsi per proteggere i nostri quartieri.

Con saluti e rispetto, Il Consiglio Popolare dei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh.”

Il portavoce del Dipartimento per gli Affari Esteri dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria Settentrionale e Orientale (DAANES) – Alauddin Al-Abid – ha sottolineato che la continua intensificazione militare nei quartieri di Sheikh Maqsood e Ashrafiyah ad Aleppo, nonostante il completo ritiro delle Forze Democratiche Siriane (SDF), costituisce una chiara violazione degli accordi firmati. Il politico curdo ha osservato che l’escalation ha coinciso con lo schieramento di tre divisioni militari, tra cui la 62a e la 76a, insieme a combattenti dei gruppi “Amshat e Hamzat” e membri di “Hayat Tahrir al-Sham”, che hanno portato armi pesanti, razzi e artiglieria. Questi movimenti segnalavano l’intenzione di intensificare l’azione e tentare di sgomberare i quartieri.

Per approfondire: https://www.theblackcoffee.eu/siria-la-conferenza-della-vittoria/

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Sabato, 10 gennaio 2026 – Anno VI – n°2/2026

In copertina: immagine da Milîsên Jinên Agir û Roje



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