Ovvero le (dis)avventure di un onesto truffatore
di Laura Sestini
Tra i classici russi, datato 1842, troviamo un romanzo del genio letterario Nikolaj Vasil’evič Gogol’, che denuncia le azioni di concussione e collusione dei funzionari pubblici durante l’amministrazione dell’impero zarista.
Ambientato nel 1820, la prima prima versione del racconto aveva il titolo di “Le Avventure di Čičikov”, con il sottotitolo di “Poema“, obbligato dalla censura zarista di Alessandro I, imperatore conservatore che vinse sull’invasione di Napoleone Bonaparte, evitando che la Russia diventasse una colonia francese.
L’opera, portata in scena dalla regia di Peppino Mazzotta, che ne ha riadattato liberamente il testo con la collaborazione alla drammaturgia di Igor Esposito, mette in evidenza vizi e bassezze degli esseri umani che, superando, disprezzando o svalutando valori morali giudicati eterni, non negoziabili e sacri, come la morte, compiono azioni illegali o truffaldine per trarne un qualche vantaggio personale e migliorare il proprio prestigio o, più facilmente, il proprio portafoglio.

Il personaggio su cui è ruota la trama è Pavel Ivanovič Cicikov/Federico Vanni, un mediocre truffatore che si spaccia per funzionario governativo in una sperduta regione russa, nel tentativo di “fare fortuna” acquistando i nomi di poveri servi della gleba, braccianti e contadini, deceduti dopo l’ultimo censimento statale avvenuto da poco tempo, e su cui i proprietari terrieri dovranno pagare il testatico, una tassa imposta “per testa”, fino alla successiva rilevazione, cinque anni più tardi, poiché alla macchina fiscale risultano ancora vivi. Lo scopo di Cicikov è riuscire a dimostrare, almeno in teoria, di essere un proprietario terriero di fronte ai controlli fiscali imperiali ed avere all’attivo un congruo capitale umano su cui contare per ipotetici progetti imprenditoriali, per attingere a dei finanziamenti. Il suo arrivo in loco era stato anticipato da astuta pubblicità, tantoché le autorità locali lo accolgono come loro pari. Tra un invito ed un altro, giochi a carte e personaggi della borghesia locale, l’uomo cerca di portare avanti gli acquisti delle “anime morte”, finché il meccanismo diventerà pubblicoco per l’avidità di una venditrice di “defunti”, Korobocka/Milvia Marigliano, che costringerà l’uomo a cambiare i propri piani.
La rappresentazione teatrale, quasi due ore di performance, inizierà fuori dalla quarta parete, con Cicikov e il servo Selifan/Fulvio Pepe, che giungono dal loro lungo viaggio dalla capitale russa, nella “regione dei nullafacenti” tra campane che suonano a morto e oggetti di scena multimediali, inserendosi in una scenografia essenziale e molto curata esteticamente nei colori, nei costumi, nei pochi oggetti reali che creano l’ambientazione in cui si svolgerà la narrazione, accompagnata da giochi di luci discreti e fondamentali, nonché le musiche di Massimo Cordovani che rimandano a sfumature del cinema Anni ’70, tra cabaret e nouvelle vague.
Sul palcoscenico gli attori si danno il cambio nelle numerose scene, e sembrano interpretare un teatro più tradizionale, ricco di testo ma limitata fisicità, come nelle commedie della famiglia De Filippo, dove una sola stanza poteva fungere da unico panorama, senza risultare monotona, senza inficiare la bravura degli attori. Non è il caso di Le anime morte che, al contrario, mette insieme tradizione e multimedialità, con scelte raffinate e di grande pulizia, esente da eccessi di ogni sorta.
La satira sorregge la trama, fa sorridere per i paradossi dell’umanità, e rende leggera l’egregia rappresentazione. Bene si riconosce il segno di Peppino Mazzotta, la sua regia, e la scrittura drammaturgica del duo Mazzotta-Esposito.
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Lo spettacolo è andato in scena al Teatro Verdi, Via dei Livello, 32 – Padova
Domenica, 12 aprile 2026 alle ore 16.00
Le anime morte – Ovvero le (dis)avventure di un onesto truffatore
testo e regia Peppino Mazzotta collaborazione alla drammaturgia Igor Esposito libero adattamento da “Anime morte” di Nikolaj Vasil’evič Gogol’
con Federico Vanni, Milvia Marigliano, Gennaro Apicella, Raffaele Ausiello, Massimo De Matteo, Antonio Marfella, Fulvio Pepe, Alfonso Postiglione, Luciano Saltarelli
scene Fabrizio Comparone
costumi Eleonora Rossi
musiche Massimo Cordovani
disegno luci Cesare Accetta
contributi digitali Antonio Farina
aiuto regia Antonio Marfella
assistente ai costumi Federica Famà
assistente alla regia tirocinante Università Federico II Giacomo Sergio Buzzo
direttrice di scena Flavia Francioso
datore luci Fulvio Mascolo
fonico Daniele Piscicelli
capomacchinista Nunzio Romano
macchinista e attrezzista Marco Di Napoli
sarta Daniela Guida
foto di scena Ivan Nocera
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, TSV – Teatro Nazionale
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Sabato, 25 aprile 2026 – Anno IV – n°17/2026
In copertina: immagine di scena di ©Ivan Nocera/Teatro di Napoli

