La “punk-poesia” della vita
di Laura Sestini
Atmosfera da “grande soirée”, quella sul palco del Teatro Verdi di Firenze dove è passato Giovanni Lindo Ferretti, in tour italiano con il suo reading-musicale “Giovanni Lindo Ferretti – Percuotendo, in cadenza“.
Per l’occasione, una scenografia minimalista, realizzata da un attento gioco di luci, rarefatta come alcuni testi recitati dall’artista, talvolta cupa, sostenuti dalle ammalianti percussioni di Simone Beneventi e le corde di Luca Alfonso Rossi, virtuosi musicisti. Una rappresentazione visiva e sonora che ha mostrato Ferretti in una versione “altra” dal suo standard per cui era divenuto, nelle ultime decadi del millennio passato, un personaggio di scena unico nel suo genere, voce, pathos e interpretazione inconfondibili. Una vera icona di dissenso della società di massa occidentale di allora.
Una vita in versi, caustici, quella di Ferretti, autore “fuori dalle righe”, che non ha mai sbagliato un solo vocabolo delle sue composizioni; testi severi, eppur visionari e surreali, ma contestualizzati e dolorosamente onesti.
Cantautore e poi scrittore, ex leader del gruppo CCCP – Fedeli alla linea, band che durante gli Anni ’80 ha influenzato le sonorità e la direzione della musica italiana ed europea, al loro dire “tra la musica melodica emiliana e il punk filosovietico“, ed aveva avviato un filone musicale impegnato e fortemente politicizzato, con l’appeal del Punk rock e della nascente New wave.
Di origine emiliana, dopo il gran rumore e furore dei CCCP e i conseguenti CSI – Consorzio Suonatori Indipendenti – quando un decennio ancora più tardi, a fine anni ’90, la bolla del successo si infrange sull’attualità geopolitica, ma anche sull’illusorietà basata sul passato fermento musicale e mentale, Ferretti si ritira sulle colline emiliane dove era cresciuto e su di lui le voci, più negative che positive, si faranno molteplici. “Quando finisce tutto è il lutto”, recita un suo verso, armoniosamente cadenzato con i seguenti, anche se lanciati in altri contesti.
Dopo molti anni, Ferretti-attore narra di se stesso agli spettatori, legatissimi ammiratori che mai hanno dimenticato i tempi che furono, e non smettono di amare i brani che resero famosi CCCP e CSI. Un resoconto autobiografico della sua esperienza di essere umano alla soglia dei 70 anni, senza dubbio non una vita qualunque. Sul proscenio troneggia il teschio del suo defunto cavallo Tancredi. “Un legame forte con la natura” -spiegherà.
Rimane assodato, fin dall’inizio della sua carriera come interprete e paroliere, che Ferretti sia un abile giocatore di parole, di simboli, di appartenenze: testi stratificati di atmosfere, dove non manca la sofisticata arma dell’ironia, dove sono inseriti titoli di suoi brani famosi, ma rivisitati con sonorità più contemporanee, reggae o atmosfere gregoriane.
Percuotendo, in cadenza, si rifà all’immensa batteria di percussioni montata sul palco, ma sul piano metaforico vi si può riflettere l’esistenza umana, spesso trapassata da periodi di riflessione profonda che scuote l’anima e rivede valori e priorità. Ferretti, sulle Prealpi emiliane ha ritrovato una connessione religiosa acquisita da bambino, che permane tutt’oggi. Nomina Ambrogio Sparagna, etno-musicista, con cui ha lavorato per Litania (2004), oratorio sacro, presentato in diretta radiofonica alla Cappella Paolina del Quirinale, e poi pubblicato.
Evoluzione di una performance unica al Teatro Olimpico di Vicenza dal titolo Moltitudine in cadenza, percuotendo – consumatasi un anno fa nel mezzo di due reunion artistiche, dei CCCP, nel 2023, con l’uscita della settima raccolta Felicitazioni! CCCP Fedeli alla Linea 1984 2024, un doppio in tiratura limitata e numerata per celebrare per i 40 anni di carriera della band, unito ad una fantastica mostra al complesso dei Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia; dei CSI, e il tour italiano previsto in partenza ad agosto prossimo, con l’ultima data a Catania il 12 settembre – Percuotendo, in cadenza appare come un nuovo punto di partenza dell’ex front man degli scatenati, ma insostituibili, indispensabili CCCP. Lui stesso, in un’intervista rilasciata al Corriere di Torino, per la firma di Luca Castelli, afferma «Mai avrei pensato che quella strafottenza giovanile fosse riproponibile oggi».
“Fuori, felicitazioni. Dentro, condoglianze”
Al bis, Ferretti e musicisti donano al pubblico un brano cult dei CCCP, da uno dei loro album più apprezzati, datato 1990, dal titolo Annarella: “Lasciami qui, Lasciami stare, Lasciami così, Non dire una parola che, Non sia d’amore, Per me, Per la mia vita che, È tutto quello che ho, È tutto quello che io ho, e non è ancora Finita, Finita…“.
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Lo spettacolo è andato in scena al Teatro Verdi di Firenze – Via Ghibellina, 99.
Lunedì, 2 marzo 2026 alle ore 21.00
Percuotendo, in cadenza.
di Giovanni Lindo Ferretti
con Giovanni Lindo Ferretti
e con Simone Beneventi percussioni, Luca A. Rossi corde
suono Mauro De Pietri
luci Mariano De Tassis
produzione Musiche Metropolitane
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Sabato, 14 marzo 2026 – Anno VI – n°11/2026
In copertina: Giovanni Lindo Ferretti – Foto: Martina F. Chinca

