Una rivoluzione in pittura
di Giulia Fabrizi
I prossimi venti giorni saranno gli ultimi disponibili per visitare la monumentale mostra curata da Vincenzo Farinella e inaugurata a Livorno il 6 settembre scorso in occasione del bicentenario della nascita del grande caposcuola dei “Macchiaioli”.
Oltre 200 opere – principalmente dipinti, supportati da taccuini di abbozzi a matita e acqueforti – si susseguono lungo un percorso espositivo articolato in 24 sezioni che occupa l’intera Villa Mimbelli – sede del Museo Civico che da Fattori prende il nome e che in vista della mostra è stata sottoposta ad un lungo restauro – dai piani nobiliari fino al secondo e ultimo piano originariamente destinato alla servitù.
L’allestimento progettato da Luigi Cupellini propone al pubblico una doppia fruizione dei capolavori fattoriani: durante la visita, il visitatore rivive nella successione degli ambienti le tappe dell’evoluzione pittorica del maestro; all’interno di ogni ambiente, inoltre, fruisce opere tra di loro sincrone, o comunque coeve, secondo una modalità integrata e dialogica con gli arredi e le architetture distintive di quel particolare ambiente. Così, ad esempio, nella Sala Rossa il visitatore si ritroverà ad ammirare per la prima volta nella sua completezza “Carica di cavalleria a Montebello”, il dipinto col quale Fattori rivelò nel 1862 il passaggio dalla “pittura di storia”, romantica, eroica e realista, alla pittura risorgimentale, realizzata in questo caso grazie alla sottoscrizione pubblica dei cittadini livornesi, di chi, cioè, il Risorgimento l’ha vissuto dal basso, da fante sconfitto e da repubblicano tradito.
Sin da quest’opera risulta evidente che Giovanni Fattori è un pittore sui generis, rivoluzionario sotto ogni aspetto: nei soggetti, nell’approccio e nella tecnica pittorica della “macchia di colore”, che anticipa di un decennio la corrispondente esperienza impressionista francese.

Olio su tela, Istituto Matteucci, Viareggio
I protagonisti dei suoi dipinti, come spesso dichiarano esplicitamente i titoli, sono i paesaggi di provincia e gli umili che li abitano, siano essi umani o animali, il più delle volte l’uno in compagnia dell’altro e in sintonia tra di loro: nelle campagne il maestro ritrae acquaiole, erbaiole, raccoglitrici di foglie, mandriane che fanno pascolare i buoi e contadini che dirigono l’aratro; nei boschi spaccapietre e animali a riposo; nelle città il fabbroferraio e i carbonai; nelle marine marinai e pescatori, ma per lo più il paesaggio nudo e crudo qual è. Anche quando il tema è pienamente militare, il pittore è più interessato allo studio dei cavalli che stramazzano al suolo o dei fanti stanchi, feriti o morti, a sottolineare che il soggetto che desta il suo interesse è l’umanità nascosta sotto la divisa, la stessa che di lì a poco tornerà nei campi o nei boschi. Sempre che ci torni.
La struttura compositiva è audace, perché naturale e vera. Nei paesaggi agresti, Fattori predilige gli scorci di strade sterrate nel bosco sormontate da gallerie di alberi frondosi, uomini e donne, spesso scalze, colti di schiena nello sforzo di chi è intento nel proprio lavoro; nelle rarissime ambientazioni cittadine la modernità si affaccia vaga in lontananza, mentre anonime figure incappottate contendono ancora la scena in primo piano con asini, cavalli, muli, carri e coperte. Semmai è nella composizione di opere come la “Mandria maremmana” (1893) o “La mena dei torelli in Maremma” (1890-91), dove i butteri si affaticano per ridurre al laccio i buoi o per marcare i torelli, che il pittore sembra restituire loro la postura eroica tradizionalmente riservata alle figure dei dipinti a tema militare.
In tutte le opere, senza dubbio, la macchia trova conferma e si consolida, splendida, come espediente tecnico di studio sulla luce e sulla percezione dell’esistente – la quale risalta in maniera forse più apprezzabile negli ambienti naturali – e riflette gli esiti di un contestuale scavo psicologico e sociale profondo. La “macchia”, potremmo dire, è la cifra estetica ed etica di Giovanni Fattori.
La mostra costituisce il cuore di un programma a più livelli.
Incorniciata da un programma di ben 25 giorni di incontri, essa si inserisce nell’iniziativa di “W Fattori”, un progetto di promozione culturale di più ampio respiro che il Comune di Livorno, con il patrocinio della Regione Toscana e la collaborazione di numerosi sponsor, fondazioni e associazioni, ha avviato con il restauro della sede espositiva principale della mostra, l’elegantissima Villa Mimbelli, ma che porterà a conclusione con la riqualificazione e valorizzazione del grande complesso di edifici annessi alla villa.
Tra di essi, segnaliamo che i Granai ospitano dal 30 ottobre l’esposizione “Segni segreti. La pittura di Fattori agli infrarossi”, una sezione distaccata della mostra principale dedicata ai risultati delle recenti indagini diagnostiche promosse e realizzate dall’Università di Pisa e dal CNR-INO – Istituto Nazionale di Ottica – su circa venti dipinti di Giovanni Fattori: la ricerca ha portato alla luce il disegno preparatorio che l’artista tracciava, solitamente a matita, prima di stendere la pittura e ha rivelato numerose correzioni compositive avvenute in corso d’opera.
Con “I luoghi di Fattori”, infine, la cooperativa Agave, in collaborazione con una rete di partner, estende la mostra all’intera città, proponendo un percorso multidisciplinare e immersivo in cui il visitatore può interagire mediante targhe con QR code con i luoghi reali abitualmente frequentati dal pittore, come le piazze, le strade, gli scorci, gli edifici storici, o i paesaggi immortalati nei suoi dipinti.
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Giovanni Fattori. Una rivoluzione in pittura
6 settembre 2025 – 11 gennaio 2026
Livorno, Via San Jacopo in Acquaviva 65, Villa Mimbelli, Museo Civico “Giovanni Fattori” – https://www.museofattori.livorno.it
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Sabato, 20 dicembre 2025 – Anno V – n°51/2025
In copertina: Giovanni Fattori, Mandrie maremmane, 1893 olio su tela, cm 200×300 – Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno

