domenica, Maggio 10, 2026

Arte, Cultura

Etruschi e Veneti

Acque, culti e santuari

di Laura Sestini

L’acqua come elemento fondamentale della vita di tutti gli esseri viventi, in cui gli Etruschi ed anche i Veneti avevano già percepito la sacralità della vita stessa. Ed è proprio questa importante scoperta spirituale, ed in seguito concezione religiosa, che il popolo etrusco ha lasciato posteri, unitamente al confinante popolo dei Veneti antichi con i quali condivideva similari culti religiosi e significati culturali che rimandavano a questo basilare elemento della natura.

Lungo tutta l’area etrusca, dall’Etruria toscana allargata al Lazio e Umbria, alle aree etrusche del Mar Adriatico nell’attuale Emilia Romagna, e più a nord dove risiedevano i Veneti a loro volta in contatto con i Celti, e finanche nell’area della Campania dove gli Etruschi si incrociavano con le colonie greche – e dove recentemente sono state ritrovate circa 10mila tombe etrusche – il territorio è punteggiato di luoghi di culto e veri e propri santuari dedicati all’elemento primordiale della vita.

In prossimità delle città-stato, sulle coste tirreniche, lungo i grandi fiumi, Arno e Tevere, fino ai più meridionali insediamenti etruschi campani, Pontecagnano e Sala Consilina, nonché gli insediamenti adriatici, si ritrovano oggetti votivi e donazioni agli dei legati all’acqua. La ninfa Leucotea è tra le divinità marine a cui si dedicano offerte prima di andare per mare – gli etruschi abili navigatori – anche citata da Omero durante le vicissitudini legate al mito di Ulisse.

Ogni luogo che avesse una polla d’acqua, una piccola sorgente, acque termali e fino al mare, diviene luogo di culto.

La gamma di reperti archeologi etruschi (anche romani e greci) e che ritroviamo esposti nelle sale dell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale di Venezia, appartengono a collezioni, santuari e scavi differenti, a partire dai santuari dei porti tirrenici di Vulci e Pyrgi, proseguendo con i santuari delle acque termali di Chiusi, Chianciano e San Casciano dei Bagni e il piccolo ma monumentale santuario di Marzabotto, costruito nel cuore dell’Etruria padana in corrispondenza di una sorgente, fino ai porti adriatici di Adria e Spina dove mancano le architetture monumentali dei santuari, ma il culto sacro dell’acqua e dei fenomeni ad essa legat, e la presenza etrusca trova conferme epigrafiche e rappresentative.

Divisa per ambienti geografici differenti, il percorso museale Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, sale ancora più a nord della penisola italiana fino al santuario dolomitico di Lagole di Calalzo (BL), le cui acque erano considerate salutari, una volta superato il Santuario di Este (PD), situato lungo un ramo dell’Adige dedicato alla dea del fiume, Reitia.

L’area etrusco-veneta include anche il santuario lagunare di Altino (VE), porto marittimo internazionale che accoglieva e integrava cittadini stranieri, e dove si ritrovano rituali più specifici legati all’acqua, rispetto ad altre località, generati dagli intrecci multiculturali locali.

 

L’allestimento archeologico museale raccoglie numerosi reperti votivi, statuette simboliche di animali e persone, mappe geografiche descrittive che aiutano il visitatore a comprendere le aree di culto e gli spostamenti del popolo etrusco dall’Italia centrale verso altre regioni.

In chiusura del percorso si trova l’inedita installazione We are bodies of water, realizzata da Fondazione Bonotto con la collaborazione scientifica del Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue, dedicata al fragile ecosistema lagunare veneziano, ponte tra passato e presente.

Il popolo etrusco rimane ancora misterioso agli occhi degli archeologi e degli studiosi, poiché non se ne è decifrata ancora la lingua, per la mancanza di propria letteratura, probabilmente distrutta nelle guerre contro i Latini – come sostiene una tra le correnti teoriche. Per quanto riguarda la scrittura, che ha un’andatura da destra verso sinistra come la lingua araba, sembra affermarsi che non appartenga al ceppo indoeuropeo. Inoltre non è non ancora conosciuto se provenissero da un paese altro, o se fossero autoctoni dell’Etruria. Anche su questo ambito le ipotesi sono più di una, tra le quali che fossero arrivati via mare dalla Grecia o dall’Anatolia approdando inizialmente in Campania, e da lì aver risalito la penisola italiana. Le 10mila tombe ritrovate nell’area salernitana negli ultimi decenni potrebbero ribaltare, infatti, le precedenti teorie sulla loro provenienza.

Nonostante le relative informazioni certe, gli Etruschi si sono dimostrati un popolo all’avanguardia rispetto ai loro italici contemporanei, sia per l’emancipazione delle donne all’interno della società, nonché le notevoli capacità ingegneristiche e artistiche dimostrate dai ritrovamenti archeologici attribuitigli.

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Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari

La mostra è in corso nelle sale dell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale di Venezia,

dal 6 marzo al 29 settembre 2026

https://palazzoducale.visitmuve.it/mostra/etruschi-e-veneti/

La mostra è organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, ed è realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, presso la cui sede sarà riallestita al termine della tappa veneziana.

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Sabato, 2 maggio 2026 – Anno VI – n°18/2026

In copertina: Bronzetto di offerente su Kline; V secolo a.C.; Bronzo, produzione etrusca; Altezza 5 cm; proveniente dal santuario di Altino; Parco Archeologico di Altino; Inv. Al. 46604; Foto: @courtesy Palazzo Ducale Venezia

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