martedì, Maggio 19, 2026

Ambiente, Società

È troppo tardi per essere pessimisti

Come fermare la catastrofe ecologica imminente

di Giuseppe Gallelli

Daniel Tanuro è un ingegnere agricolo belga, un ecologista che si batte contro il cambiamento climatico e la conseguente catastrofe ecologica, uno dei grandi teorici dell’Ecosocialismo.

È convinto che il capitalismo è incompatibile con l’ecologia e che sia necessario e urgente un reale cambiamento economico, sociale e politico in tutti i Paesi del mondo, con all’orizzonte i reali bisogni di tutti gli esseri umani.

In questo saggio descrive l’Antropocene ed indica la strada per la realizzazione emissioni zero, descrive i modelli di scienza attuali e il loro coinvolgimento ideologico e le responsabilità della politica liberale che, a suo parere, porta acqua al capitalismo Verde.

Sostiene che sia necessario cambiare sistema e affrontare il capitalismo che ci sta portando al disastro. La vera alternativa è, a suo parere, l’utilizzo della critica marxista, che ritiene imprescindibile per un progetto socio politico e ambientale da approfondire e ampliare.

 Il saggio va letto nella sua interezza, anche se intendo soffermarmi sulle indicazioni che dà per fermare la catastrofe, costruendo un modello economico e sociale che riunisce “ i valori qualitativi a cui si richiamano il socialismo e l’ecologia”.

Riprende il concetto “ecosocialisme” dal filosofo francese Michael Lowy, cioè la costruzione, come egli scrive di “una società che abolisca la distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Una società organizzata in comunità autogestite, coordinate in modo flessibile e democratico da delegati e delegate volontari e revocabili. Una società che ha il controllo del tempo e in cui la vera ricchezza dell’essere umano è data dal pensiero e dai rapporti sociali, dalla cooperazione, dal gioco, dall’amore e dalla cura”.

Si richiama a quanto Carl Marx e Friedrich Engels scrivevano nell’Ideologia tedesca e all’ecologia sociale di Murray Bookchin, filosofo ecologista statunitense che si è soffermato nei suoi saggi, tra cui L’ecologia della libertà, sulla distruzione della natura, nella critica al capitalismo e nella riflessione che non è possibile risolvere la crisi ecologica senza risolvere la crisi sociale.

Il nostro autore va oltre, scrive, infatti, che “affrontare le terribili e urgenti sfide odierne richiede un piano di transizione locale, nazionale, regionale e globale. Le misure immediate da adottare con urgenza riguardano tutti i settori della vita sociale ed economica… Devono risponder non solo alla sfida clima/energia ma anche alla sfida della biodiversità, garantire la giustizia sociale e l’occupazione, rispettando il principio della differenziazione delle responsabilità tra nord e sud. Naturalmente nulla di tutto ciò sarà possibile – scrive, integrando il pensiero di Bookchin con quello del filosofo tedesco Walter Benjamin – senza un profondo movimento di autoattività, autorganizzazione e autoresponsabilità da parte della maggioranza sociale; ma per fermare il disastro è necessario coordinare un insieme molto complesso di politiche. Ciò comporta inevitabilmente una pianificazione, e quindi una conquista del potere politico volta a sostituire lo stato capitalista con uno Stato nelle mani degli sfruttati e degli oppressi”.

Sottolinea che è necessario prevedere ed evitare il rischio di una burocrazia che ristabilisca i suoi privilegi e si impadronisca del potere e propone un efficace programma da realizzare: “Occorre avere un’agenda completa per i diritti democratici, il pluralismo politico e il libero confronto di idee tra tutte le forze che aderiscono al nuovo paradigma. Questo programma rimarrà lettera morta se non sarà tradotto in pratiche coerenti all’interno dei movimenti sociali e delle organizzazioni politiche coinvolte”.

Si sofferma sull’idea di pianificazione di un progetto pubblico ed ecologico per ridurre la produzione complessiva, come condizione di base per il successo del piano ecologico, in modo da dare una prospettiva credibile e concreta di reale benessere alla totalità della popolazione, in ogni regione del mondo e per tutte le categorie di oppressi.

Ritiene necessario che: “Al vincolo ecologico,  venga aggiunto un forte vincolo sociale, per cui pur riducendo la lavorazione e il trasporto dei materiali il piano deve comunque arrivare a soddisfare la domanda di beni e servizi primari, il che implica necessariamente una forte redistribuzione della ricchezza e un profondo riorientamento dell’apparato produttivo… La mobilitazione, la sensibilizzazione, la responsabilizzazione, l’empowerment, l’autoattività e il diritto al controllo da parte di tutte e tutti a livello globale, regionale, nazionale e locale, sono condizioni per il successo del piano ecologico che non possono essere soddisfatte se il piano non viene sviluppato e ridiscusso in modo approfondito dai gruppi sociali a tutti i livelli e in tutti i territori, nei luoghi dove le persone vivono e lavorano”.

La copertina del libro

Democrazia e decentramento, lotta contro i fenomeni burocratici e pianificazione su scala mondiale sono le idee guida.

Le tecnologie delle energie rinnovabili, a suo parere, aiutano in questa opera per la loro capacità di decentramento nell’attuazione e nella gestione a livello di comunità. Democrazia della conoscenza e democrazia economica, diritto a manifestare e riduzione radicale dell’orario di lavoro, senza perdita di retribuzione, e coordinamento a livello delle principali regioni geografiche sono requisiti essenziali del progetto.

Nel saggio illustra le otto questioni chiave per un piano ecosocialista democratico, il cui obiettivo è: “spezzare il produttivismo capitalista attaccandolo alla radice, ovvero la concorrenza per il massimo profitto attraverso il massimo sfruttamento, che produce anche la massima distruzione sociale ed ecologica”.

Nel progetto emergono tre priorità.

Innanzitutto si devono smantellare i monopoli nel settore dell’energia, dell’agroalimentare in senso lato e della finanza.

La socializzazione di questi settori, senza compensazioni o acquisizioni, è essenziale per reperire le risorse necessarie per la transizione e per ottenere l’obiettivo dello zero emissioni entro il 2050.

Allo stesso tempo questa socializzazione deve andare di pari passo con il decentramento, in modo che l’attività concreta sia nelle mani delle comunità locali e risponda veramente ai loro interessi.

Nel caso dell’energia ciò può avvenire attraverso la creazione di un servizio nazionale che distribuisca le risorse tra le agenzie locali e che sia integrato in un servizio regionale (europeo, nordafricano, sudamericano, ecc.).

Nel caso dell’agricoltura e della pesca serve invece la sovranità alimentare che richiede che non trattiamo il cibo semplicemente come prodotto, il cui accesso e la cui produzione sono determinati dal mercato, ma che ne riconosciamo le connessioni sociali inerenti alla produzione, al consumo e alla condivisione.

La seconda priorità è redigere un inventario delle produzioni e dei trasporti non necessari e dannosi per la salute, al fine di eliminarli.

Terza priorità, una legislazione rigorosa per disciplinare non solo l’efficienza energetica, ma anche la durata dei prodotti, imponendo il requisito che siano riparabili, riciclabili, ecc.”

A suo parere il principio guida di un piano ecosocialista democratico che soddisfi la maggior delle persone deve avere come obiettivo la risoluzione di otto questioni chiave.

  1. Riparare i danni causati dal colonialismo e dal neocolonialismo e porre fine alle guerre imperialiste, abolizione del debito dei paesi in via di sviluppo, rispetto del principio delle responsabilità e delle capacità differenziate, rifiuto dei meccanismi di compensazione del carbonio e della biodiversità, libertà di circolazione e di insediamento dei migranti, riconoscimento dei diritti delle popolazioni e delle comunità indigene sulle risorse;
  2. un’ampia riforma fiscale, con abolizione del segreto bancario, un catasto dei patrimoni, la tassazione dei movimenti di capitale, l’abolizione dei paradisi fiscali, un’imposta eccezionalmente elevata sul patrimonio, la tassazione uniforme delle aziende multinazionali, il divieto di brevettare organismi viventi, il trasferimento di tutte le foreste al pubblico dominio;
  3.  garanzia per tutte e tutti di un lavoro umanamente dignitoso, socialmente ed ecologicamente utile, con ripartizione del lavoro necessario tra vari soggetti, senza perdita di retribuzione, sviluppo del settore pubblico/ para pubblico e programmi collettivi di formazione/ riqualificazione della forza lavoro dei settori inquinanti, sotto il controllo degli interessati;
  4. fine della discriminazione contro le donne, con riconoscimento del ruolo chiave della riproduzione sociale, garanzia del loro diritto a controllare la propria fertilità (anche attraverso l’interruzione volontaria della gravidanza), creazione di un settore di cura personale socializzato e la condivisione dei lavori domestici;
  5.  lotta culturale contro il denaro, con estensione dei servizi pubblici e para pubblici gratuiti, non solo nel campo della cura della persona ma anche in quello della mobilità, dell’abitazione, dell’energia, dell’acqua e dell’istruzione;
  6.  sovranità alimentare e cibo richiedono una riforma agraria, la sostituzione dell’agroindustria con l’agroecologia contadina, la sostituzione dell’industria della carne con la zootecnia di comunità che garantisce agli animali una vita degna e la sostituzione della pesca industriale con la pesca su piccola scala;
  7.  per prendersi cura degli ecosistemi, infine, occorre creare un settore non di mercato a livello territoriale, basato sulla partecipazione popolare, sulle conoscenze scientifiche ma anche sulle conoscenze delle contadine e dei contadini, delle donne, in generale, e della visione indigena del mondo;
  8.  creare sistemi di sicurezza sociale di qualità che garantiscano un’assistenza sanitaria di alto livello, un reddito sostitutivo in caso di disoccupazione e pensioni decenti.

Conclude il saggio con una riflessione sull’ecologia come problema globale: “in fondo la lotta è una sola, sociale ed ecologica insieme, contro un modo di produzione, distribuzione e consumo che esaurisce le uniche due fonti di ogni ricchezza del pianeta: l’essere umano e la natura”.

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Sabato, 2 Agosto 2025 – Anno V – n°31/2025

In copertina: immagine di Enrique/Pixabay

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