mercoledì, Ottobre 05, 2022

Ambiente, Società

Antropocene e animali da compagnia

Come ridurre l’impronta ecologica dei nostri amici pelosi

di Laura Sestini

…. Se confrontati con gli altri animali, è da tempo che gli umani hanno raggiunto lo status di divinità.

Questa frase la possiamo ritrovare sul saggio ‘Homo Deusbreve storia del futuro’ dello storico israeliano Yuval Noah Harari considerato dalle maggiori testate anglosassoni il libro dell’anno nel 2016.

Andando oltre si potranno acquisire dettagli molto più specifici per comprendere meglio quell’incipit.

Non amiamo soffermarci troppo a riflettere su questo punto, perché sappiamo di non essere dèi particolarmente benevoli o misericordiosi. Se guardate un programma sul canale del National Geographic, andate a vedere un film prodotto dalla Walt Disney o leggete un libro di fiabe, potreste ricavarne la superficiale impressione che il pianeta Terra sia popolato in modo quasi esclusivo da leoni, lupi e tigri che se la vedono da pari a pari con noi umani. Simba il re dei leoni incontrastato sugli altri animali della foresta; Cappuccetto Rosso cerca di sfuggire al lupo cattivo; e il piccolo Mowgli affronta coraggiosamente la tigre Shere Khan. In realtà, questi animali non esistono più. Le nostre televisioni, libri, fantasie e incubi sono affollati delle loro immagini, ma i Simba, le Shere Khan e i lupi cattivi del nostro pianeta stanno scomparendo. Il mondo è abitato principalmente da umani e dai loro animali addomesticati.”

Quanti lupi vivono oggi in Germania, la terra dei fratelli Grimm, di Cappuccetto Rosso e del lupo cattivo? Meno di un centinaio ( e questo drappello è formato per lo più da lupi polacchi che si sono spinti oltre il confine in tempi recenti). Al contrario, la Germania ospita 5 milioni di cani addomesticati. In totale sulla Terra si aggirano ancora all’incirca 200 mila lupi selvatici, a fronte di oltre 400 milioni di cani addomesticati. Il mondo contiene 40 mila leoni e 600 milioni di gatti domestici; 900 mila bisonti africani, contro 1,5 miliardi di mucche; 50 milioni di pinguini e 20 miliardi di polli.”

Dal 1970, nonostante la crescente consapevolezza ecologica, le popolazioni di animali selvatici si sono dimezzate (non che stessero prosperando nel 1970). Nel 1980, in Europa, si trovavano 2 miliardi di uccelli selvatici. Nel 2009 ne erano rimasti solo 1,6 miliardi. Nello stesso anno gli Europei hanno allevato 1,9 miliardi di polli per ricavarne carne ed uova. In questo momento, più del 90% dei grandi animali del mondo (ovvero quelli che pesano qualche chilogrammo) è composto da umani o animali addomesticati.”

Gli scienziati suddividono la storia del nostro pianeta in poche epoche come il Pleistocene, il Pliocene e il Miocene. Attualmente viviamo nell’epoca dell’Olocene. Tuttavia sarebbe preferibile denominare gli ultimi 70 mila anni l’epoca dell’Antropocene: ovvero, l’epoca dell’umanità. Poiché durante questi millenni, Homo sapiens, è divenuto il più grande agente del cambiamento dell’ecosistema globale. Si tratta di un fenomeno senza precedenti. Fin da quando la vita ha fatto la sua comparsa sulla Terra, circa 4 miliardi di anni fa, mai una singola specie ha modificato l’ecologia globale tutta da sola. Benché non siano mancate le rivoluzioni ecologiche e si siano verificate alcune estinzioni di massa, questi eventi non sono mai stati innescati dal comportamento di una particolare lucertola, pipistrello o fungo. Piuttosto, sono stati causati dall’azione di forze naturali come i cambiamenti climatici, i movimenti delle placche tettoniche, le eruzioni vulcaniche e le collisioni con asteroidi.”

L’intelletto dei felini
Foto: Laura Sestini

Il volume di Harari – 500 pagine circa – val bene la fatica di essere letto, soprattutto per il suo punto di vista realistico, e decisamente alternativo rispetto alla visione a cui siamo stati tutti finora abituati, e mediamente indirizzati anche dalla narrativa fin dai libri scolastici.

Prendendo spunto da quanto riportato fin qui, adesso possiamo calarci anche nella vita quotidiana e constatare quanto – dal punto di vista dell’Antropocene finanziario-neoliberista che non può fermare la crescita economica – i nostri amici animali impattano sull’ecologia del Pianeta.

Secondo l’Associazione America Pet Products oltre 90 milioni di famiglie, ovvero il 70 % dei gruppi familiari statunitensi possiedono un animale domestico – o da compagnia, come dir si voglia – secondo la tipologia. Quindi nelle abitazioni degli Stati Uniti troviamo 135 milioni di animali, tra cani gatti, anfibi, pesci, uccelli, roditori e rettili, che allietano l’esistenza dei loro amici umani.

A proposito di sostenibilità ambientale, di cui tanto si discute senza peraltro trovare soluzioni condivise tra le grandi potenze mondiali, è obbligatorio essere consapevoli quanto – come gli umani del resto – i bisogni dei nostri amici pelosi abbiano un impatto ecologico.

Per ridurre la nostra impronta ecologica personale potremmo considerare di variare la nostra dieta onnivora, magari scegliendo di escludere la carne, che produce il 14,5% – a livello globale – di emissioni di gas serra, o i latticini provenienti dagli allevamenti intensivi.

Negli Stati Uniti di tutte le calorie derivate dalla carne, circa un quarto viene consumato da gatti e cani; se questi rappresentassero uno Stato, sarebbero al quinto posto nella classifica per consumo di carne. I cibi a base di carne destinati ai pets, sono responsabili di 64 milioni di tonnellate di gas serra ogni anno, che equivale alle emissioni di 13 milioni di automobili. Per i cani, che sono evoluti per una dieta onnivora, si può passare ad una dieta vegetariana, anche vegana, sostituendola completamente – con l’aiuto di un nutrizionista per animali – alla dieta a base di carne, magari allineandoli alla nostra stessa dieta. La cosa, invece, è totalmente diversa per i gatti che sono carnivori e non autoproducono alcune proteine.

La toelettatura degli animali domestici spesso include coloranti chimici, come solfati, triclosan, ftalati, e fragranze sintetiche che mai vorremmo utilizzare per noi stessi. Molti di questi additivi finiscono nei corsi d’acqua e causano danni alla fauna selvatica. Come scegliamo per noi prodotti di igiene personale neutri e naturali, altrettanto dovremmo fare per i nostri amici animali. Per la prevenzione dai parassiti, è meglio evitare collari antipulci che contengono i pesticidi tetraclorvinfos, propoxur, permetrina e amitraz. Prodotti non tossici – sono più sicuri per l’ambiente, per l’animale domestico ed anche per i bambini. Quindi si può sopperire con bagni frequenti di acqua calda e aspirando spesso gli ambienti di casa dove viviamo insieme a loro.

Negli Stati Uniti, si stima che le deiezioni degli animali domestici ogni anno equivalgano allo spreco totale dello Stato del Maryland – ma ciò potrebbe essere ancora migliorato con la cura dei proprietari di smaltirle correttamente.

Quando si acquista una lettiera per gatti, è necessario leggere bene le etichette degli ingredienti per evitare l’argilla di bentonite di sodio, che è spesso ottenuta dall’estrazione a nastro, che provoca l’erosione del suolo e la contaminazione delle acque sotterranee. Giornali triturati, segatura o altro materiale compostabile possono svolgere lo stesso lavoro al posto della tradizionale lettiera. Vietato gettare la ‘cacca’ di gatto nel WC, a meno che non si tratti di un animale domestico rigorosamente indoor e negativo alla toxoplasmosi.

Spettacolo sgradito sul marciapiede, anche la cacca di cane porta agenti patogeni e nutrienti che, quando i rifiuti non vengono raccolti, entrano nei corsi d’acqua e causano la crescita di alghe maleodoranti. Per raccogliere i resti dei nostri animali da compagnia, invece di comprare i sacchettini di plastica appositi, si può risparmiare denaro ed impatto ecologico usando i sacchetti realizzati in amidi vegetali, gli stessi che avanzano dalle verdure quando torniamo dal supermercato.

Le deiezioni degli animali carnivori non possono finire nei rifiuti organici. Si può gettare la cacca di cane non imbustata nel gabinetto, o seppellirla ad almeno 30 centimetri sottoterra. Altrimenti si butta nella spazzatura indifferenziata.

Conigli, uccelli, porcellini d’India e altri piccoli animali erbivori producono invece feci innocue, che possono essere aggiunte al rifiuto organico senza preoccupazioni, purché sia anche la loro lettiera compostabile.

I nostri animali domestici sono pieni di giocattoli, considerati come i bambini, che altrettanto ne hanno troppi. Spesso però preferiscono giocare con una scatola di cartone appena arrivata a casa con la consegna del corriere. Se è vero che è importante mantenere attivi gli animali che vivono solo in appartamento, certo questi non noteranno la differenza tra una pallina da 10 Euro ed una fatta da un vecchio calzino. E se proprio non si resiste dall’acquistare nuovi giocattoli per i nostri pets, meglio in materiali riciclati o riciclabili.

Gli animali domestici necessitano di un sacco di attrezzature diverse, dalle gabbie, luci, ossigenatori, habitat particolari, alle cucce, trasportini, abbigliamento. Anche qui la scelta è immensa, pure griffata per essere in linea con i loro ‘familiari’ umani. Materiali sostenibili o di seconda mano, potrebbero essere una valida alternativa.

Foto: Yaroslav Shuraev/Pexels

Se è noto che il nostro cane insegue scoiattoli e conigli, teniamolo al guinzaglio per evitare tragici incontri.

Tuttavia, i gatti risultano i principali colpevoli quando si tratta di attacchi ad altri animali: è la loro struttura, sono nati per cacciare. Infatti, secondo l’American Bird Conservancy, i gatti uccidono circa 2,4 miliardi di uccelli e 12,3 miliardi di mammiferi ogni anno, direttamente responsabili per l’estinzione di 33 specie di volatili.

Confrontando questi numeri con i 700 mila uccelli uccisi annualmente, attribuibili alle turbine eoliche, e 25,5 milioni alle linee elettriche, è chiaro perché l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha elencato i gatti domestici come una delle peggiori specie invasive non autoctone del mondo. I nostri amici felini potrebbero discendere da gatti selvatici, ma l’addomesticamento ha aumentato notevolmente il loro numero, trasformando la loro presenza all’aperto innaturale e pericolosa.

Sabato, 26 marzo 2022 – n°13/2022

In copertina: foto di Bonnie-Kittle/Unsplash

Condividi su:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi