martedì, Agosto 18, 2026

Letteratura

A volte le nuvole sembrano isole

Nicola Polizzi, intervista all’autore

di Laura Sestini

Pubblicato nel 2025, il recente romanzo di Nicola Polizzi verte sulla società contemporanea e i suoi paradossi. Docente di fisica e matematica in un liceo livornese, l’autore osserva i suoi giovani studenti e cerca di carpirne le debolezze e la forza di reazione, la scombussolata adolescenza, la vita presente e la loro visione del futuro. Accanto ai giovani ci sono genitori e adulti che appaiono talvolta più spersi dei loro figli. Cosa ne sarà quindi della società futura? Troveremo un lieto fine o la mancanza di speranza? Alle nostre domande, Polizzi anticipa alcune risposte.

Un libro dal titolo romantico: “A volte le nuvole sembrano isole”. Parla d’amore?

Nicola Polizzi – Il libro non parla propriamente d’amore, anche se questo sentimento è presente in tutte le sue sfumature. Il titolo vuole evocare il contrasto tra una vita chiusa in un luogo opprimente e il profondo desiderio di fuga e di rinascita, proprio come un’isola che si scorge all’orizzonte dopo la tempesta. L’amore filiale, genitoriale e amicale attraversa il romanzo come una forza animatrice, sostenendo i personaggi mentre sono in balia delle onde delle loro esistenze.

“A volte le nuvole sembrano isole” prende spunto dalla vita personale?

N.P. – Il mio ruolo di docente mi permette di stare a stretto contatto ogni giorno con gli adolescenti. In questo libro ho voluto esplorare a fondo il loro mondo, mettendone in luce sia le fragilità sia la straordinaria forza. Al tempo stesso, ho voluto evidenziare la complessa dinamica comunicativa e le difficoltà di relazione che genitori e insegnanti affrontano quotidianamente nel confrontarsi con loro.

L’ambientazione della trama ricorda una cittadina operaia della Costa etrusca, oggi decadente dal punto di vista dell’occupazione e anche dei valori politici che fecero sperare in una società migliore durante le lotte operaie degli anni ’70.

Edizioni Readaction (2025)

N.P. – Sì, Marilia, la cittadina immaginaria del romanzo, assurge a vero e proprio personaggio. Al centro c’è una fabbrica che ha perso il suo ruolo di protagonista politica e sociale: una struttura che critico per la sua invasività, per aver deturpato la costa e per essere stata causa di malattie e scarsa tutela. Se un tempo quel polo industriale garantiva lavoro, servizi e aggregazione, nella Marilia che descrivo rimangono solo casermoni e un’urbanistica fredda attorno a una fabbrica ormai in crisi.

I personaggi principali del romanzo sono una madre ancora giovane e la figlia adolescente. Il loro rapporto è un po’ confuso, talvolta i ruoli scambiati, tantoché la ragazza sembra essere più saggia della madre. Uno specchio della società contemporanea?

N.P. – La società odierna presenta ruoli meno strutturati, il che non è negativo in sé, ma rischia di privare i ragazzi di punti di riferimento per definire la propria identità, anche per contrasto. Lungi da me difendere l’autoritarismo, ma ritengo che certi buonismi e l’incapacità degli adulti di dire “no” e porsi come figure responsabili siano un limite. Nel libro, il rapporto tra le protagoniste è segnato da un trauma che distrugge la famiglia: la figlia si rifugia nella concretezza e nel sogno dei libri, mentre la madre insegue quella giovinezza di cui la maternità precoce l’aveva privata. Ne nasce uno scambio di ruoli che racconta la fatica del quotidiano e la difficoltà generazionale di porsi come guide sicure.

Il principale personaggio maschile, un cinquantenne, anche lui ha un atteggiamento rinchiuso in un mondo più infantile che adulto …

N.P. – Roberto, come gli altri personaggi, è ingabbiato nella propria storia e fatica a uscirne. Vive nel mito del guadagno facile e illecito, l’unica via che conosce per sfuggire a una vita di sacrifici e umiltà. Nel corso del romanzo diventerà vittima delle sue stesse azioni, fagocitato in un vortice di disperazione e violenza crescenti di cui prenderà coscienza, senza però riuscire a trovare una via d’uscita.

Secondari personaggi di contorno, conducono anch’essi vite controcorrente fatte di espedienti poco raccomandabili. Appare un mondo senza un futuro certo…

N.P. – Viene descritto un mondo privo di certezze sul domani, dove si fatica a progettare al di là del presente. I personaggi adulti sono smarriti: alcuni affranti per le scelte compiute, altri intrappolati in una cieca e monotona routine quotidiana. In questo contesto sono i giovani a conservare la voglia di scoprire, anche sbagliando, la propria strada, continuando a cercare la loro isola all’orizzonte.

Non manca la violenza, anche se rarefatta e mal riconosciuta dai soggetti femminili…

N.P. – La violenza di genere è purtroppo presente, sia in forma fisica sia psicologica. Le donne del romanzo si trovano ad affrontare le angosce dei traumi subiti, ma fanno fatica a razionalizzarli e a trovare la forza per denunciare. Il romanzo esplora proprio questa difficoltà interiore nel comprendere l’abuso, nel parlarne e nel trovare il coraggio di difendere se stesse.

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Sabato, 18 luglio 2026 – Anno VI – n°29/2026

In copertina: Nicola Polizzi ©foto courtesy dellautore

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