Salviamo la Costituzione

Firenze, Ponte Vecchio – Foto di Simona Maria Frigerio

Intervista al dottor Luca Speciani

di Simona Maria Frigerio

Firenze, piazza Santa Croce, sabato 22 giugno ore 17.30. Lo spazio pubblico si riempie per rivendicare alcuni diritti precisi che, secondo gli organizzatori, sono: 1) la Sovranità appartiene al popolo; 2) la Repubblica è fondata sul lavoro ed essa riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro; 3) tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero; 4) la scuola è aperta a tutti, l’istruzione è gratuita; 5) la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Fa specie che di fronte all’importanza di questi temi, con l’Italia sul baratro di una crisi economica senza precedenti; con la messa in discussione dell’articolo 32 della Costituzione, che recita: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” (mentre i Governatori di alcune regioni si arrogano il diritto di imporre la vaccinazione antinfluenzale con semplice ordinanza). E se non bastasse, la scuola pubblica si barcamena tra utopie al plexiglass – senza che la Ministra Azzolina si periti di verificare che è da metà aprile che i bambini danesi sono tornati a scuola senza guanti, mascherine o turni e non vi è stata alcuna conseguenza a livello pandemico – e un online che non solamente non funziona ma, soprattutto, acuisce discriminazioni di ceto e abilità individuali. Ebbene, in questo clima di emergenza nazionale, la stampa e la politica invece di interrogarsi sul che fare, denunciano solamente la mancanza di mascherine in piazza – fatto che, ovviamente, diventa trascurabile di fronte alle manifestazioni indignate degli afroamericani contro la violenza delle forze dell’ordine (e rimandiamo a una tra le tante immagini che lo dimostrano: https://www.missioitalia.it/proteste-in-usa-padre-okure-troppe-discriminazioni-contro-i-neri-chiesa-unita/).

Eppure in Italia ognuno ha diritto a esprimere le proprie idee. Il diritto alla libertà di coscienza e alla manifestazione del pensiero è garantito dall’Articolo 21 della Costituzione, sebbene dai primi di marzo si sia cercato di zittire il dissenso in ogni modo – soprattutto minacciando di radiazione alcuni medici. Non è andata meglio ai giornalisti che hanno ospitato voci critiche sulla gestione dell’epidemia e il lockdown, sebbene, come ci spiegava il professor Alessio Lanzi, del Consiglio Superiore della Magistratura in un’altra intervista per un’inchiesta sul diritto/dovere del giornalista di fare informazione indipendente e sull’uso strumentale delle querele civili: «Alla base c’è sempre la verità della notizia. Dopodiché si può esercitare il diritto di cronaca e di critica. La notizia è penalmente rilevante solo in quanto falsa». Eppure programmi televisivi e radiofonici trasmessi online sono stati oscurati e la campagna massmediatica contro la rete è stata oltremodo martellante.

Per fare al contrario informazione, scopo del giornalismo (insieme alla ricerca della verità), Theblackcoffee.eu ha deciso di intervistare uno tra i relatori della manifestazione Salviamo la Costituzione così da capire meglio il fenomeno senza interporre scelte demagogiche a priori, né voler cavalcare mode, né usare la macchina del fango che, in passato, ha sepolto, ad esempio, le istanze legittime dei no global sotto le sassate o le vetrine rotte dai blackblock.

Appennino Tosco-emiliano. Uno tra i settori colpiti dal Covid-19, quello degli sport invernali. Foto di Luciano Uggè

Dottor Speciani ci spiega la posizione di chi vuole esercitare la libertà di scelta terapeutica?
Luca Speciani: «L’obiettivo è salvaguardare i diritti costituzionali, ossia difendere la scelta di cura e, di conseguenza, l’utilizzo di un farmaco o meno. Non è questione di essere a favore o contro le vaccinazioni (o rientrare in questa o quella sigla spesso inventata a scopo denigratorio), bensì rendere palese che se ci viene iniettato un vaccino contro la nostra volontà, si stanno violando i nostri diritti costituzionali. Del resto, l’associazione di cui sono Presidente, l’Ampas, difende la libertà di cura fin dalla sua fondazione, nel lontano 2011, e la critica alle vaccinazioni obbligatorie è solamente una lotta recente, che risale al 2017 e al Decreto Lorenzin che ha imposto i dieci vaccini obbligatori nei confronti dei bambini. Ma ben prima noi eravamo critici nei confronti di quella che potremmo definire una ‘facilità nella prescrizione dei farmaci’. Un fatto in parte dovuto alle linee guida che i medici sono tenuti a seguire e che sono estremamente dettagliate e prevedono un uso, secondo noi, massivo di farmaci. E se un medico decide di non attenervisi può essere perseguito a livello legale, ma così facendo gli si sottrae quell’autonomia che, al contrario, rientra tra le sue competenze professionali. Di fronte al proprio paziente e alle sue specificità, il medico deve poter essere libero di prescrivere o meno le cure secondo coscienza. E la stessa libertà deve essere garantita al cittadino».

Il Governatore Zingaretti ha imposto la vaccinazione antinfluenzale agli over 65 in Regione Lazio con una semplice ordinanza. Ma come si farà a obbligare un cittadino a sottoporsi a una pratica medica contro la propria volontà? E il medico, nel caso la imponga, non verrà meno al suo rapporto fiduciario con il paziente?
L. S.: «L’ordinanza obbliga alla vaccinazione anche tutto il personale sanitario – compreso quello volontario di giornata. Ma qualcuno si è posto il problema della libertà di scelta di cura quando un paio d’anni fa i nostri bambini sono stati costretti, a soli tre mesi di vita, a sottoporsi a dieci vaccinazioni, una dietro l’altra, con tre richiami per ciascuna? Ricordiamo che nel 2017 la Ministra Lorenzin, con l’appoggio del Parlamento (dal PD a Forza Italia), ha ottenuto la conversione in legge di un Decreto che violava appunto la libertà di scelta dei cittadini nei confronti dei propri figli. Del resto, lo abbiamo visto anche durante il lockdown l’interesse dimostrato dalla politica nei confronti delle ricadute fisiche ma soprattutto psicologiche sui bambini di lunghi periodi di clausura e solitudine. E lo vediamo con le attuali proposte che sta valutando la Ministra Azzolina – la quale vorrebbe, nelle scuole, bambini con la mascherina inscatolati nel plexiglass. Ma torniamo alla questione vaccinazioni. Quando i tre vaccini obbligatori erano quelli contro la poliomielite, la difterite e il tetano, nessuno aveva niente da ridire perché stiamo parlando di malattie molto gravi, mortali in parecchi casi e in altri invalidanti. I primi dubbi sono emersi quando si è aggiunto l’obbligo della vaccinazione contro l’epatite B (dal 1991, n.d.g.). Come emerse in seguito (condannati in via definitiva con sentenza della Corte di Cassazione l’allora Ministro della Sanità, Francesco de Lorenzo, e il responsabile del settore farmaceutico del Ministero, Duilio Poggiolini, n.d.g.), il Ministro de Lorenzo aveva ricevuto una tangente molto cospicua dall’azienda Glaxo-SmithKline, unica produttrice del vaccino, perché lo rendesse obbligatorio. La cosa che suscita perplessità è che nonostante sia stato condannato e rimosso dalla carica, l’obbligo vaccinale per l’epatite B sia rimasto. Distrazione o volontà? Dal 2017, però, da quattro i vaccini obbligatori sono diventati dieci e hanno interessato anche malattie come morbillo, rosolia, varicella, che tutti noi abbiamo fatto da bambini e che, proprio in età infantile, si superano meglio (su entrambi gli argomenti si veda anche: https://codacons.it/vaccini-codacons-chiede-chiarezza-possibili-conflitti-interesse/, n.d.g.). Quindi, ammesso che il vaccino non dia alcun effetto collaterale (i vaccini per il morbillo, ad esempio, possono provocare convulsioni febbrili in 1 bambino su 3 mila, rischio di emorragie in 1 su 30 mila ed effetti indesiderati gravi in meno di 1 su 1 milione, dati infovac.ch, n.d.g.); che non vi siano sostanze che non dovrebbero essere presenti, come ha denunciato il Presidente dell’Ordine dei Biologi italiani, Vincenzo D’Anna (vedasi articoli su Il Tempo del 23 dicembre 2018 e https://www.inuovivespri.it/2018/12/26/le-indagini-su -due-lotti-di-vaccini-hanno-fornito-risultati-inquietanti-in-uno-hanno-trovato-il-glifosato, oltre al nostro approfondimento sulle proprietà cancerogene della sostanza: http://www.theblackcoffee.eu/glifosato-e-incidenza-tumorale-cosa-succede-in-europa/, n.d.g.), quello che mi ha colpito di più è stata la forza prevaricatrice con la quale sono stati mandati i Carabinieri dei Nas a fare i controlli negli asili sui pochi bambini i cui genitori non avevano voluto ottemperare all’obbligo di vaccinazione. Interventi con un sostrato di violenza che abbiamo rilevato nuovamente durante il lockdown, quando le forze dell’ordine controllavano nelle nostre borse della spesa quanti e quali pezzi avessimo acquistato, o quando i droni inseguivano le vecchiette che camminavano nei boschi o l’elicottero della Guardia di Finanza il runner sulla spiaggia. Mentre, ricordiamo la presentatrice televisiva che faceva il tifo per la sua cattura come se fosse un malvivente (Barbara d’Urso a Pomeriggio 5, n.d.g.).Ovviamente si subodora una regia gestita dall’alto. Tornando alla sua domanda, l’obbligo vaccinale toglie ogni dignità al medico e lo trasforma in un burocrate. Per quanto mi riguarda il vaccino è come qualunque altro farmaco e, in quanto tale, deve essere innanzi tutto controllato e, in secondo luogo, non può essere somministrato su base obbligatoria. Il passo tra obbligare alla vaccinazione oppure all’uso di un qualsiasi altro farmaco potrebbe essere breve, in quanto motivato dal fatto che, grazie a esso, si potrebbero prevenire, magari, centinaia di migliaia di morti per ictus o per infarto o per altre patologie».

Thailandia, marzo 2020. Senza il lockdown, nel Paese si registrano al 24 giugno 3.156 positivi totali (di cui 58 morti, ossia l’1,83%). Foto di Simona Maria Frigerio


Come medico, ma anche come nutrizionista e teorico di uno stile di vita sano, imposizioni come rinchiudere l’intera popolazione in casa, impedendole persino di passeggiare o correre su una spiaggia in solitaria, non sono state negative per il benessere psico-fisico degli individui?
L. S.: «Non uscire di casa significa avere carenze di vitamina D, conseguenze psicologiche anche gravi soprattutto nei bambini, un aumento delle violenze domestiche. D’altro canto, se ci fosse la peste bubbonica, una malattia mortale e grandemente contagiosa, che richiedesse misure d’emergenza, compreso il rinchiudere la cittadinanza in casa, sarei il primo a seguire tali prescrizioni. E nel momento in cui è iniziata l’epidemia, di fronte al fatto che non se ne sapeva nulla – o si avevano solo i pochi dati incerti provenienti dalla Cina – si comprende il disorientamento della politica. Nei primi tempi si capiva che la mortalità riguardava in gran parte maschi, ultrasettantenni, con patologie cardiovascolari pregresse, diabetici, ipertesi e/o obesi, mentre pareva che gli altri si trasmettessero la malattia senza accorgersene. La patologia sembrava polmonare, e le persone che andavano in crisi respiratoria ed erano intubate morivano senza possibilità di scampo. In questo quadro, anch’io pensavo che bisognasse fare tutto il possibile per salvare queste persone. Nel momento di picco, tra l’altro, con la scarsa disponibilità di posti in terapia intensiva – anche se servivano a poco dato che i protocolli di cura erano approssimativi non comprendendosi le cause dell’insufficienza respiratoria – se si fosse detto chiudiamo l’intero Paese per quindici ma anche venti o trenta giorni, sebbene fosse una misura estrema, saremmo sopravvissuti senza conseguenze o quasi. Avremmo spostato le ferie improvvisamente a marzo invece che ad agosto e ne saremmo usciti. Al contrario, la patologia si è rivelata non essere la peste bubbonica, seppure molto grave nei casi che ho descritto, ma il lockdown si è prolungato per mesi e tuttora alcune misure, come l’uso delle mascherine, i contingentamenti, le sanificazioni continue, l’attività sportiva senza pubblico, l’uso paventato del plexiglass dai ristoranti alle spiagge fino alle scuole, che sono rimaste chiuse, ebbene tutto questo sta portando la nostra economia sul lastrico. Già si paventa un 30% di fallimenti nei prossimi mesi e probabilmente anche le aziende e gli imprenditori che avrebbero potuto sopravvivere, di fronte a una sequela di vincoli assurdi, rischieranno di chiudere (si vedano anche l’interessante approfondimento dell’avvocato Gian Paolo Maraini: https://www.4clegal.com/opinioni/effetti-covid-19-sullinsolvenza, e l’indagine di Confindustria: https://www.confindustria.it/notizie/dettaglio-notizie/indagine-effetti-Covid-19-imprese-italiane, n.d.g.). E questo nonostante da settimane il numero dei decessi sia irrisorio e cure come la plasmaferesi probabilmente lo azzererebbero. Ma pare quasi che la politica allontani qualsiasi possibilità di un uso di ciò che potrebbe funzionare. Pensiamo al blocco delle autopsie che, naturalmente, ha reso difficile comprendere quale fosse la reale causa di morte. Non appena si è capito che ci si trovava di fronte a una coagulazione intravascolare e non a una malattia polmonare, si è cominciato a utilizzare l’eparina e un buon numero di pazienti ha preso a guarire (si vedano le dichiarazioni del professor Maurizio Viecca del 23 aprile 2020: https://www.sanitainformazione.it/salute/covid-19-il-primario-di-cardiologia-del-sacco-non-si-muore-di-polmonite-ma-di-trombosi/). L’eparina, però, è stata attaccata da alcuni esperti a livello massmediatico, i quali propugnavano l’uso del Tocilizumab, che adesso vari lavori scientifici hanno affermato non servire nella terapia del Covid-19 (riguardo allo studio promosso dall’Azienda Unità Sanitaria Locale-IRCCS di Reggio Emilia su 123 pazienti in una fase intermedia del decorso della malattia da Covid-19, leggiamo in una nota ufficiale dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Aifa: “non ha mostrato alcun beneficio nei pazienti trattati né in termini di aggravamento… né per quanto riguarda la sopravvivenza. In questa popolazione di pazienti in una fase meno avanzata di malattia lo studio può considerarsi importante e conclusivo, mentre in pazienti di maggiore gravità si attendono i risultati di altri studi tuttora in corso”, n.d.g.). Quindi, è arrivato il professor De Donno che, bypassando i protocolli della Regione Lombardia che non pareva funzionassero, ha cominciato a sperimentare il plasma iperimmune con successo (la sperimentazione congiunta del plasma iperimmune ha visto come capofila l’ASST di Mantova, dove lavora il professor Giuseppe De Donno, primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma, e il Policlinico San Matteo di Pavia, n.d.g.). E ricordiamo che la stessa Regione Lombardia, da destra a sinistra, ha appena approvato una mozione (violando così la legge costituzionale) per rendere obbligatoria la vaccinazione antinfluenzale per tutti gli insegnanti e per tutti gli over 65. Tutto ciò, mentre l’ordinanza dello stesso tenore del Lazio non solamente viola il diritto di scelta di cura ma altresì, per chi non si faccia vaccinare tra il personale sanitario, viola il diritto al lavoro, e alla frequentazione dei centri per anziani e dei luoghi di aggregazione per gli over 65. Finiremo come i cinesi che, senza il patentino vaccinale, non potremo più fare nulla».

Versilia, spiagge bandite durante l’epidemia. Foto di Luciano Uggè

Sebbene i bambini vaccinati dovrebbero essere immuni e, quindi, i loro genitori non dovrebbero preoccuparsi di eventuali compagni non vaccinati, è indubbio che la campagna massmediatica abbia portato a una estremizzazione delle posizioni almeno dal Decreto Lorenzin in avanti. Come mai?
L. S.: «Forse occorrerebbe ricordare le affermazioni della Ministra Lorenzin che andò in televisione per ben due volte, una da Bruno Vespa e una da Corrado Formigli, dicendo che il morbillo aveva fatto oltre duecento vittime nel Regno Unito e, al contrario, le statistiche la smentivano clamorosamente (la Ministra avrebbe affermato nel 2014 a Porta a Porta che: “Solo di morbillo a Londra lo scorso anno sono morti 270 bambini”. Nel 2015, a Piazzapulita, invece: “Di morbillo si muore in Europa, per un’epidemia a Londra sono morti più di 200 bambini”. Secondo i dati ufficiali del Governo britannico, in Inghilterra e Galles nel 2013, per morbillo, è morto un solo paziente e adulto; nessun deceduto nel 2014 e nemmeno nel 2015, n.d.g.). Eppure nessun giornalista o programma, nonostante le smentite ufficiali delle cifre citate dalla Ministra, ha voluto dare il medesimo spazio alle stesse e a posizioni diverse. Ormai siamo di fronte a una dittatura e siamo in pochi a rivendicare basilari diritti come quello di scelta terapeutica e a pagare di tasca propria le cause legali, come quella che abbiamo intentato presso il Tar del Lazio contro l’ordinanza del Governatore Zingaretti». 

Lei lavora in Lombardia. Com’è la situazione nella regione che ancora oggi registra oltre il 50% dei nuovi casi positivi e dove la mortalità ha raggiunto il 18% circa, dato unico in Italia e tra i più elevati al mondo? Anche perché nel resto del Paese si vedono i ragazzi e i bambini giocare liberi nei parchi (con buona pace per le scatole di plexiglass delle distopie scolastiche) e la gente ricominciare a vivere.
L. S.: «In Lombardia si vive la medesima atmosfera della Toscana o delle altre regioni italiane. Nonostante il Governatore Fontana continui a imporre l’uso della mascherina anche all’aperto – che, a parer mio, è simbolo di esercizio di potere, di volerci tenere la bocca chiusa. E non solo. Ormai a livello scientifico è stato chiarito che i guanti non servivano a niente (sull’argomento si vedano i consigli dell’OMS che, da sempre, avverte di lavarsi le mani frequentemente, come riportato anche in questo articolo di Marta Musso: https://www.wired.it/scienza/medicina/2020/06/09/coronavirus-oms-guanti/) e, ultimamente, che anche le mascherine a livello di costi/benefici pare facciano più danno che bene (nell’ultimo rapporto dell’OMS, del 5 giugno 2020, nonostante i titoli dei giornali italiani sull’uso delle mascherine generalizzato, a pagina 6 si legge:Al momento non esiste prova diretta – da studi sul Covid-19 e sulle persone sane all’interno delle comunità – sull’efficacia dell’uso generalizzato delle mascherine da parte di persone sane all’interno della comunità al fine di prevenire il contagio da virus che causano patologie respiratorie, compreso il Covid-19”: https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/advice-for-public/when-and-how-to-use-masks. E nello stesso documento: “Molti Paesi hanno raccomandato l’uso generalizzato di mascherine di tessuto o altra copertura per il viso. Al momento, l’uso generalizzato delle mascherine da parte di persone sane all’interno della comunità non è supportato da prove scientifiche dirette o qualitativamente valide ed esistono benefit potenziali così come possibili danni”. Si rimanda al documento in inglese per l’elenco di tutti i rischi, n.d.g.). Se la legge non obbligasse a indossare la mascherina, anche in Lombardia ne faremmo a meno. Ovviamente quando Bergamo e Brescia invocarono la chiusura, vi erano tutti i presupposti per intervenire. Ma, oggi come oggi, a parte le persone che vivono appiccicate alla televisione facendosi condizionare dai cantori di morte, la situazione è completamente diversa e si vuole tornare alla normalità. Inoltre, l’uso della mascherina con questo caldo sta diventando davvero insopportabile. Io non vedo due percezioni diverse, bensì una sola: un’Italia piena di persone disperate, che non possono lavorare, che hanno dovuto sospendere tutti i congressi o convegni, che sono dovute restare a casa coi bambini anche nel caso la propria azienda sia rimasta aperta, estetisti e parrucchieri che hanno sospeso l’attività fino a pochi giorni fa, vacanze saltate con conseguenze nel comparto turistico, perdite di fatturato in quasi tutti i settori e una povertà diffusa che porterà, terminato il periodo di blocco, a un elevato numero di licenziamenti (le stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro indicano un aumento della disoccupazione globale tra i 5,3 e i 24,7 milioni. In confronto, la crisi finanziaria globale del 2008-2009, aveva portato a un incremento della disoccupazione di 22 milioni, n.d.g.). Temo che per giustificare la grave crisi economica che esploderà in autunno, si finga una nuova ondata di contagi. Dobbiamo essere pronti a contrastare questa deriva».

Ci eravamo liberati dalla plastica, chi ci libererà dalle mascherine?
Foto di Simona Maria Frigerio

In Estremo Oriente – dalla Thailandia a Taiwan, dalla Corea del Sud a Singapore – non solamente si è contrastato ottimamente il contagio, ma la mortalità è stata bassissima. Come mai in Italia e, soprattutto in Lombardia, si è applicato un lockdown così lungo eppure poco efficace? Perché non abbiamo imparato da chi è abituato ad arginare e curare epidemie virali?
L. S.: «Le faccio io una domanda: nel momento in cui il professor De Donno annuncia pubblicamente che il plasma iperimmune funziona e “a Mantova non ci sono più decessi da un mese, ma non lo sa nessuno”; e ciò che ottiene è di essere attaccato personalmente, si dispone un controllo dei Nas per l’azienda ospedaliera di cui fa parte, e deve chiudere i suoi profili sui social (e aggiungiamo che il professor De Donno ha criticato la scelta operata dall’Iss e dall’Aifa, su indicazione del Ministero della Salute, dello studio Tsunami di Pisa quale nuovo capofila della sperimentazione italiana sulla plasmoterapia, n.d.g.), per me è evidente che si fa di tutto per generare il panico, per dare informazioni confuse e sbagliate, persino per aumentare il numero dei morti. E anche la narrazione massmediatica è stata scritta in maniera univoca. L’Italia è ormai il Paese di punta di una politica vaccinale che dovrebbe invadere l’Europa (qui tutti i dati sulle vaccinazioni obbligatorie o raccomandate nell’Unione Europea: https://www.ednh.news/it/vaccini-ecco-la-mappa-di-quelli-obbligatori-nellue/, n.d.g.), ma noi dobbiamo capire il disegno e renderci conto che in molti altri Paesi, anche europei, sono stati capaci di contenere l’epidemia con lockdown più blandi e per poche settimane, oltre che il numero dei decessi. In Italia, dati alla mano, abbiamo continuato a raccontarcela, dicendo di essere stati i migliori e falsificando perfino i dati svedesi, ossia confrontando la mortalità in quel Paese nella settimana di picco con la nostra media (si veda l’approfondito articolo di David Puente a riguardo:  https://www.open.online/2020/05/23/coronavirus-la-svezia-e-il-tasso-di-mortalita-piu-alto-deuropa-una-notizia-vera-da-prendere-con-le-pinze/ e si constati il semplice fatto che la percentuale di morti sui positivi in Italia è del 14,51%, mentre in Svezia è l’8,48%, n.d.g.). I colpevoli della situazione, sia a livello sanitario che economico, dovranno risponderne nelle sedi appropriate – anche a livello giudiziario».   



Share with: