Posidonia oceanica a economia circolare

Posidonia oceanica spiaggiata dopo una mareggiata estiva
Foto – ©Laura Sestini – riproduzione vietata

A Cecina il primo progetto di vasta area in Italia per il riciclo della pianta marina spiaggiata

di Laura Sestini

Non tutti conoscono bene la Posidonia Oceanica, quella pianta marina che si spiaggia in coltri e matasse di lunghissime foglie sui nostri litorali in inverno – e alla quale piace tanto appiccicarsi ai nostri piedi bagnati, quando camminiamo sul bagnasciuga durante l’estate, considerandola in questo caso anche un po’ fastidiosa e molto poco estetica da vedersi.

In realtà la Posidonia Oceanica è una pianta che dovremmo considerare molto importante per la preservazione delle nostre coste, dato che le protegge dall’erosione.

È fondamentale sottolineare che la Posidonia Oceanica è una pianta endemica del Mar Mediterraneo (e di una piccola area marina della Colombia), in cui cresce formando ampie praterie, con qualche similitudine con le piante terrestri con le quali condivide radici, rizomi e foglie a nastro – lunghe fino a un metro – fiori e frutti.

All’interno delle sue ondeggianti foreste sottomarine si costituiscono delle società di specie animali e vegetali che vi trovano nutrimento, creando una comunità climax, ovvero una comunità ecologica che si evolve, influenzando anche il resto dell’ambiente. Poiché il posidonieto – ovvero la prateria di Posidonia – è considerato un ottimo indicatore della qualità delle acque marine costiere, possiamo reputare il mare della Toscana – ricco di questa pianta – in ottima salute.

Ma cosa fare di tutti i metri cubi di foglie di Posidonia che ogni anno si arenano sulla costa, trascinate dalle correnti e dalle mareggiate? Fino a un anno fa, durante ogni primavera – almeno in Toscana – prima che arrivassero i turisti, trovavamo le ruspe a raccogliere le montagne di foglie secche – sulle quali, camminando, si affonda – così da portarle, senza nessun trattamento, in discarica in qualità di biomassa, oppure spostandole con camion sul territorio, con grande dispendio di lavoro, soldi pubblici e scarsa competenza nei riguardi dell’ambiente.

Secondo Marevivo – Onlus con 35 anni di esperienza nella tutela e la preservazione degli ambienti marini – la Posidonia è una pianta davvero da non sottovalutare: “una specie di grande valore ecologico, endemica del Mediterraneo, cioè presente solo lungo le coste di questo bacino, dove forma estese praterie sommerse che occupano una superficie stimabile in circa 20.000 miglia quadrate, che costituiscono uno degli ecosistemi più importanti e ricchi di biodiversità del nostro mare. La Posidonia inoltre, essendo una pianta, produce ossigeno, offre rifugio a numerose specie, oltre a frenare il moto ondoso preservando fondali e coste dall’erosione. Queste caratteristiche così esclusive hanno fatto sì che questa pianta sia fondamentale per la sopravvivenza dell’intero Mediterraneo”.

Da qualche anno, del resto, si stava muovendo qualcosa al riguardo – in piccole aree della Sardegna – grazie a Marevivo Onlus, la quale, però, recentemente ha individuato nella spiaggia de Le Gorette di Cecina, in provincia di Livorno, con l’avvallo tecnico dell’amministrazione locale a guida di Samuele Lippi, il luogo ideale per un progetto di riciclo circolare dei tanti metri cubi – calcolati in qualche centinaio di tonnellate – di foglie di Posidonia che ivi si accumulano durante la stagione invernale.

Seppur in Toscana siano state fatte delle precedenti sperimentazioni – precisamente sull’Argentario – Cecina è stata scelta, sull’intero territorio nazionale, per il primo progetto a vasta area, di cui sia il Comune di Cecina sia la stessa Marevivo – che lo ha promosso e pianificato – vanno orgogliosi.

Rosalba Giugni, presidentessa di Marevivo Onlus descrive così il progetto: “La tutela della Posidonia Oceanica è una priorità per la nostra Associazione; per questo dal 1990 ci impegniamo ad arrestarne il degrado e la regressione con iniziative di sensibilizzazione, ricerca e sperimentazione. La Posidonia rappresenta veramente la bandiera della salute del mare, dobbiamo quindi tutti imparare a conoscere il suo valore e a rispettarlo”.

A conferma di quanto sopra, secondo l’ultimo report di Legambiente (2020) sull’erosione delle coste italiane, i dati sono preoccupanti: “Dal 1970 a oggi i tratti di litorale soggetti a erosione sono triplicati e oggi ne soffre il 46% delle coste sabbiose, con tendenze molto diverse tra le regioni e picchi del 60% e oltre in Abruzzo, Sicilia e Calabria. In media è come se avessimo perso 23 metri di profondità di spiaggia per tutti i 1.750 km di litorale in erosione”. 

Oltre a ciò si sta assistendo, già da alcune decadi, alla regressione – dovuta soprattutto all’inquinamento – di molte praterie di Posidonia che colonizzano la fascia costiera; quindi, considerando il ruolo importante che questa pianta ha nell’ecosistema del Mediterraneo e nella prevenzione dall’erosione, la stessa è stata dichiarata specie protetta dalla Comunità Europea, fin dal 1981.

Qual è, quindi, l’obiettivo del progetto di economia circolare che si è messo in ponte a Cecina?

“L’obiettivo del progetto – secondo Marevivo – è promuovere un utilizzo sostenibile della Posidonia spiaggiata che, invece di essere buttata in discarica, viene utilizzata per produrre compost o materia per manufatti, secondo il principio dell’economia circolare, trasformandola da rifiuto in risorsaNell’attività svolta tra maggio e giugno 2020 nel tratto di costa di Marina di Cecina, sulla spiaggia de Le Gorette, sono state prelevate 585 tonnellate di strato superficiale di spiaggia con un sistema rispettoso dell’ambiente. Sono state recuperate circa 150 tonnellate di Posidonia spiaggiata che è stata separata dalla sabbia, purificata dal materiale antropico (plastiche e rifiuti in genere) e trasformata in compost (terriccio organico). Circa 320 tonnellate di sabbia depurata sono state riportate e ripristinate sull’arenile di provenienza diminuendo, così, gli effetti dell’erosione costiera. Le 10 tonnellate di rifiuti antropici – soprattutto plastiche – ottenuti dal trattamento, sono state correttamente smaltite”.

Parallelamente al recupero della pianta e della sabbia, ottenuto attraverso il processo di riciclo green, è stato avviato un sotto-progetto – anche se non meno importante del principale – per la pulizia dei fondali marini dove risiedono i posidonieti, liberandoli così da plastiche, batterie e oggetti vari.

Nel progetto sono state anche coinvolte delle realtà scientifico-universitarie per la divulgazione dei dati ottenuti e la sensibilizzazione delle persone circa la protezione del valore ambientale del nostro Paese.

Egagropile, palline di fibra di Posidonia Oceanica

Il progetto Rispetta il tuo capitale sarà oggetto di uno studio che verrà realizzato dal Centro GREEN – Geography, Resources, Environment, Energy and Networks – dell’Università Luigi Bocconi di Milano, diretto dal Professor Marco Percoco, e dal DISTAV – Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita – dell’Università degli Studi di Genova, curato alla Dottoressa Monica Montefalcone, per l’elaborazione di modelli replicabili di riutilizzo delle risorse marine, con focus sulla Posidonia Oceanica.

La realizzazione del piano di economia green che vede coinvolta la pianta marina, Marevivo Onlus e il Comune di Cecina, è sorretto economicamente da Pramerica SGR, con il progetto Rispetta il tuo capitale a cui Marevivo ha dato avvio: “Un’iniziativa con valenza ambientale e scientifica, che ha l’obiettivo di valorizzare il ruolo della Posidonia Oceanica nella salvaguardia della biodiversità del Mediterraneo e di misurare il benessere percepito e il valore aggiunto di tale iniziativa non solo per gli individui, ma per tutta l’economia del territorio.”

Inoltre, Pramerica SGR – società finanziaria di gestione del risparmio – ci tiene a sottolineare da dove arrivano i finanziamenti (etici) utilizzati per il progetto di riciclo della Posidonia: “I fondi destinati a questo progetto derivano dalla devoluzione diretta di parte dell’utile aziendale di Pramerica SGR e di parte delle commissioni di gestione incassate nello scorso anno dalle strategie socialmente responsabili presenti nella gamma d’offerta della società. Queste strategie, infatti, che includono criteri di sostenibilità nelle scelte di portafoglio e, al contempo, sostengono progetti di elevata valenza sociale e ambientale come quello di Marevivo, rappresentano un punto fermo nel percorso di crescita della società. Pramerica SGR continua infatti a perseguire il proprio impegno volto a contribuire allo sviluppo di una finanza sostenibile, spingendo sull’acceleratore sia in termini di incremento di strategie di investimento che tengono conto di criteri ambientali, sociali e di buon governo, sia in azioni di responsabilità sociale attraverso iniziative concrete che l’azienda persegue, anche attraverso il coinvolgimento dei propri dipendenti”.

In sintesi, sulla spiaggia de le Gorette di Cecina sono stati riportati – dall’azienda Eco Centro Toscana, che separa i materiali di scarto e lava la Posidonia dai cloruri – circa 320 tonnellate di sabbia pulita, garantita e certificata, sufficienti a coprire una superfice di 1.500 metri quadrati di spiaggia, con uno spessore di 20 centimetri; mentre i resti della pianta hanno intrapreso un differente percorso per diventare compost, che andrà a nutrire le coltivazioni agricole.

Naturalmente, come dice un antico detto ‘fatta la legge, trovato l’inganno’ – questa volta da leggere al contrario – ossia, la legislazione italiana, ancora impreparata alla green economy, è diventata un ostacolo a ciò che sembrerebbe il circuito ideale per il riciclo della Posidonia – da prelevare e riportare sul luogo d’origine. Difatti, l’attuale normativa sui rifiuti non permette di ripristinare la Posidonia ripulita sul proprio territorio, dal momento che non si ottengono le certificazioni che attestino l’autenticità della pulizia effettuata. Quindi, la legge, attraverso le sue inverosimili pieghe burocratiche, non riconosce l’intero processo di riciclo, non lo abbraccia – o solo in parte. Per aiutare a comprendere meglio, potremmo esemplificare con: “Se si sposta la Posidonia – e tutto ciò che nasconde di rifiuti nelle sue matasse – con le ruspe sulla spiaggia, magari di un centinaio di metri, ciò è permesso; se la si manda altrove per essere ripulita e poi si vuole riportarla sulla stessa spiaggia, questo non è consentito”.

L’italico inghippo burocratico (tra le migliaia di altri) riporta alla mente una canzone di Francesco De’ Gregori, Viva l’Italia – datata 1979 – di cui riportiamo l’intero testo:

Viva l’Italia, l’Italia liberata,

l’Italia del valzer, l’Italia del caffè.

L’Italia derubata e colpita al cuore,

viva l’Italia, l’Italia che non muore.

Viva l’Italia, presa a tradimento,

l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,

l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,

viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.

Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,

l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,

l’Italia metà giardino e metà galera,

viva l’Italia, l’Italia tutta intera.

Viva l’Italia, l’Italia che lavora,

l’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora,

l’Italia metà dovere e metà fortuna,

viva l’Italia, l’Italia sulla luna.

Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,

l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre,

l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,

viva l’Italia, l’Italia che resiste.

Per approfondire:

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-692620f3-2234-4026-a745-5a89af5c77bb.html#p

www.marevivo.it

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