Panico ma Rosa (dal diario di un non intubabile)

Alessandro Benvenuti. Foto ©Carlotta Benvenuti (tutti i diritti riservati)

È nella crisi che sorge l’inventiva

di Simona Maria Frigerio

Citando Einstein, Alessandro Benvenuti si congeda dal pubblico del Teatro Romano di Fiesole suscitando una standing ovation sulle note di Can’t help falling in love di Elvis Presley.

Prima di scrivere qualche riga nel merito dello spettacolo, è doveroso – in tempi di Covid-19 – fare un paio di considerazioni sulle persone sedute sugli spalti. In primo luogo, notiamo con piacere l’alta affluenza, la compostezza e la trasversalità generazionale del pubblico accorso a Fiesole per questo nuovo spettacolo dedicato ai quasi 60 giorni di lockdown vissuti dagli italiani solamente pochi mesi fa – e che sta attualmente affliggendo, ad esempio, i cittadini di Melbourne.

In secondo luogo è interessante notare il cambiamento che suscita il monologo in quelle stesse persone. Il teatro è intrinsecamente catartico: la comunità si è riunita per ridere e forse anche un po’ piangere, ripensando a quanto ha vissuto. Si è rispecchiata nelle vicende altrui, rammentando le proprie; ha sperimentato nuovamente il senso di compartecipazione proprio dell’essere umano in quanto animale sociale; si è ritrovata negli occhi dei vicini; ha condiviso l’ilarità e il senso di liberazione di avercela fatta, esorcizzando la paura della morte – quella morte esclusa dal pensiero e dalla pratica occidentale – e si è coscientemente sentita meglio.

All’uscita, l’atmosfera era decisamente rilassata: sconosciuti si sono scambiati pareri; molte coppie si sono prese per mano; ai saluti, amici e conoscenti avrebbero voluto continuare quel dialogo – con un’intera collettività – che si era interrotto. Un dialogo che alcuni vorrebbero e forse persino tramano perché non si riallacci più – per continuare a esercitare il loro piccolo potere di burocrati. Ma, sempre citando Einstein: “L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze”. E il teatro, ancora e sempre, si conferma incubatore d’idee ‘diaboliche’.

Alessandro Benvenuti è un fiume in piena: il suo monologo, come il flusso di coscienza degli scrittori modernisti di lingua inglese del primo Novecento. Il dio delle piccole cose: prendiamo a prestito il titolo del capolavoro di Arundhati Roy perché restituisce appieno questa ricerca di grandi risposte nelle minuzie della quotidianità dei carcerati, senza colpa, del lockdown. I pensieri si liquefanno prendendo, come l’acqua versata da una brocca, forme inattese o scorrono in rivoli anarchici. E così Dio si riposa, il settimo giorno, facendosi una canna di Maria (nel senso di marijuana) e il rumore di una forchetta riposta in un cassetto ha il profumo della donna che si ama da trent’anni. Il ricordo del babbo si riallaccia a quello delle cinquecento lire d’argento ‘rubate’ alla nonna, mentre gli italiani tentano di cantar via l’angoscia. ‘Far pisciare il cane’ diventa l’attività più trasgressiva per milioni di reclusi di un fine pena imprevedibile come il capriccio di un Premier, che cita un Comitato Tecnico Scientifico – che solo ora scopriamo lo aveva consigliato in tutt’altro modo rispetto a ciò che è stato imposto.

Applausi calorosi, risate, un ritorno alla normalità che si afferma anche in un piccolo gesto sempre rivoluzionario come andare a teatro.

Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Romano di Fiesole
via Portigiani, 1 – Fiesole (FI)
lunedì 7 settembre, ore 21.15

Panico ma Rosa (dal diario di un non intubabile)
scritto, diretto e interpretato da Alessandro Benvenuti

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