Non essendo Pasolini, io non so…

Thailandia: dalla dengue al Covid-19, un Paese che affronta le epidemie virali da decenni. Foto di Simona Maria Frigerio

10 domande al Governo e all’opposizione, alla Magistratura e alla Corte dei Conti

di Simona Maria Frigerio

Finché c’è stata l’emergenza, reale o presunta che fosse, si è richiesto al Paese di stringersi intorno al ‘manovratore’. Ora, però, a bocce ferme, le domande sulla gestione politica dal 31 gennaio (ossia dalla dichiarazione dello Stato d’emergenza) a oggi incombono. E chi di dovere dovrà rispondere, non tanto alla nostra redazione, ma ai cittadini italiani che pretendono chiarezza, per una volta, nemmeno per sé ma, come cantava Pierangelo Bertoli in Mio figlio, per la generazione che verrà e per quella che dovrà far fronte alla crisi economica alle porte e agli anni di recessione che ci attendono.

Inutile fare proclami a giugno 2020 contro il Segreto di Stato per la Strage di Ustica (40 anni dopo quei fatti), quando basterebbe avere la volontà politica di desecretare i fascicoli riservati. Così la storia si sposerà, forse, con future sentenze in Tribunale – in un Paese dove queste realtà, storica e giuridica, difficilmente hanno coinciso almeno da Portella della Ginestra in avanti. Più utile e necessario, oggi, occorrerebbe rispondere al presente senza attendere che sia la storia (o il teatro e il cinema, come nel caso del Vajont) per fare giustizia.

1. Come sono stati utilizzati i 5 milioni di Euro stanziati con la Delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 che dichiarava lo Stato d’Emergenza per 6 mesi da quella data? Questo tenendo conto che al 18 febbraio (primo accesso in ospedale del cosiddetto paziente 0), l’Italia si trovava ancora impreparata sia a livello medico (mancanza di spazi ad hoc negli ospedali per sospetti infettivi, tamponi e reagenti, protezioni per medici e infermieri) sia nei controlli (l’8 marzo, a Malpensa e per esperienza diretta, si prendeva la temperatura con un solo termometro termoscanner: valore di mercato circa 30 Euro che, moltiplicato per il numero degli aeroporti – 126 – dà un ammontare complessivo di 3.780 Euro).

2. Al 30 giugno sono morti, a causa dell’epidemia da coronavirus, 171 medici (dati portale.fnomceo.it) e un numero imprecisato (ammettiamo di non essere riusciti a reperirlo) di infermieri. Perché agli stessi non sono stati forniti a tempo debito mascherine e protezioni idonee, oltre a linee guida che impedissero loro di essere contagiati e di contagiare, a loro volta, pazienti di altre corsie e familiari o altre persone con le quali siano venuti in contatto?

Sotccolma, la razionalità svedese. Foto di Simona Maria Frigerio

3. Perché, sapendo che il coronavirus è mortale per persone ultrasettantenni e/o con più patologie preesistenti (e per evitare dubbi e scuse diremo che già il 24 febbraio Panorama pubblicava un articolo in tal senso), si è chiesto ai medici in pensione di tornare in servizio? Si ricordano, tra i tanti, gli appelli per il rientro in attività del Governatore della Toscana, Enrico Rossi; della Lombardia, Attilio Fontana; e dell’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta.

4. Sempre rifacendoci alla mortalità di cui al punto 3), perché si sono ricoverati pazienti Covid-19 nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (in pratica le ex Case di Riposo per Anziani)? Anche qui, per par condicio, forniremo solo due nominativi come da articoli apparsi a suo tempo (e prima che a qualcuno venga l’idea di oscurarli). Precisiamo che l’Istituto Superiore di Sanità nel suo Report Survey nazionale sul contagio Covid-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie, il 6 aprile scorso, denunciava che i dati emersi dal 27% del campione delle RSA censite (per un totale di 577 strutture, di cui il 24% in Lombardia), mostravano: a) mancanza di Dispostivi di Protezione Individuale (85,9%); assenza di personale sanitario (35,1%); difficoltà nell’isolamento (24,9%). A richiedere la disponibilità delle RSA per il ricovero dei pazienti con Covid-19, tra gli altri, la Regione Lazio (a guida Nicola Zingaretti) come da sito istituzionale; e la Regione Lombardia, nonostante il Governatore Attilio Fontana affermi a TgCom24: “Aspetto con estrema serenità l’esito delle indagini, noi abbiamo fatto una delibera proposta dai nostri tecnici” (lo scaricabarile in Italia è arte raffinatissima e tecnici e task force se ne accorgeranno presto).

5. Il 29 marzo 2020 Radio Popolare scriveva sul suo sito: “Al tavolo tecnico scientifico che affianca il governo siedono almeno 3 rappresentanti del Ministero della Salute, il direttore dell’Ospedale Spallanzani, il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, un delegato della Conferenza delle Regioni, la Protezione Civile. Dunque i rappresentanti di regioni, governo, protezione civile erano perfettamente a conoscenza della raccomandazione del 2 marzo da parte del massimo organo di tutela della salute pubblica italiana, che indicava di fare ad Alzano Lombardo, Nembro, Orzinuovi una zona rossa come nel Lodigiano, isolando le aree e chiudendo le aziende. Il direttore dell’ISS Giovanni Rezza lo ha confermato ai microfoni di Radio Popolare: quella raccomandazione è stata letta e discussa. Ma mai adottata. Perché? Chi non ha voluto ascoltare l’ISS?”. Non aggiungiamo nulla ma ci accodiamo nella richiesta di spiegazioni.

Thailandia, la pacifica convivenza tra Thai, turisti e cinesi durante il Capodanno Cinese 2020. Foto di Simona Maria Frigerio

6. Al 30 giugno in Regione Lombardia si registrava un totale di positivi dall’inizio dell’epidemia di 93.901 persone e 16.644 deceduti (il 17,72%). In Thailandia, dove il Covid-19 è arrivato prima, si è avuto flusso turistico cinese, non si è operato alcun lockdown generalizzato ma si sono prescritte solamente misure di distanziamento personale e lavaggio frequente delle mani (come da esperienza diretta nei mesi di gennaio, febbraio e fino all’8 marzo), i casi registrati a oggi sono 3.173 di cui deceduti 58 (l’1,8%). Dati alla mano perché il nostro personale medico, l’Istituto Superiore di Sanità e i nostri politici non si sono rivolti a Paesi, come la Thailandia, che da decenni lottano contro le epidemie virali e che hanno dimostrato, ancora una volta, di saperlo fare bene senza provocare crisi economiche o destabilizzare la vita e la socialità della propria cittadinanza?

Dato che si stanno riscontrando grosse difficoltà a effettuare i test sierologici a livello nazionale e diverse amministrazioni locali hanno deciso di sottoporvi solamente il personale medico e infermieristico (che, però, a livello statistico non ha rilevanza perché, ovviamente, il più facilmente contagiato), e fidandosi solamente dei risultati della Regione Toscana (probabilmente la prima ad averli effettuati su larga scala), si rileva che, “dopo 140 mila test sierologici, risulta positivo lo 0,5% del campione” (https://corrierediarezzo.corr.it/). Se i dati fossero confermati a livello nazionale, non si potrebbe invocare il fatto che i positivi siano 5/10/20 volte superiori rispetto ai casi effettivamente testati e/o diagnosticati. Quindi, la percentuale dei morti rispetto al totale dei positivi, del 17,72% per la regione Lombardia e del 14,45% a livello nazionale, sarebbero completamente fuori scala. Ma non solamente. La narrazione che vorrebbe il Covid-19 presente nel nostro Paese fin da gennaio o anche dicembre 2019 e, quindi, invoca l’impossibilità di prevenire l’epidemia nel momento in cui fu diagnosticato il paziente 0, in quanto sarebbero stati a decine di migliaia i positivi in giro per l’Italia (magari asintomici, se non fosse che nel frattempo si è scoperto che questi ultimi difficilmente possono infettare qualcuno), ebbene tale narrazione non reggerebbe più. E di conseguenza il non aver istituito le zone rosse di cui al Punto 5) e, al contrario, aver chiuso l’Italia da Nord a Sud mettendo in ginocchio l’economia dell’intero Paese (detto anche che i sierologici in Friuli, secondo IlGazzettino.it, e Sicilia, a quanto riporta Insanitas.it, confermerebbero una bassissima percentuale di positivi come in Toscana), appaiono scelte di cui rispondere se non di fronte alla Magistratura, almeno di fronte all’elettorato.

7. Perché il Governatore della Lombardia, Attilio Fontana, il 31 marzo (durante quella conferenza stampa che suscitò polemiche in quanto pareva un assembramento che contrastava con le misure del lockdown in atto), affermò come riportato da https://milano.corriere.it: “«Questo sarà il simbolo della battaglia vinta sul coronavirus, sarà il simbolo della ripresa della regione»… Un simbolo, ma anche un modello da esportare fuori dai confini della Regione: «Il governo – ha svelato Fontana – ha già detto di voler riprodurre quello che abbiamo fatto in Fiera al Centro e al Sud d’Italia, proprio perché, se si dovessero ripetere emergenze di questo genere, ci possa essere la garanzia di una diga»”.

E poi, lo stesso Governatore, su Il Giornale.it del 22 giugno, affermerebbe al contrario: “«L’ospedale in Fiera è stato costruito perché il Governo ci ha chiesto di raddoppiare il numero di letti in terapia intensiva da poco più di 700 che avevamo prima del Covid a 1.456. Contro di me – ha esordito Fontana – è stata ordita una campagna di false notizie, il tempo sarà galantuomo».

Come a smentire il Governatore, ricordiamo che alla medesima conferenza stampa indetta per rivendicare la giustezza della scelta dell’Ospedale in Fiera di fronte al Paese, partecipò anche Guido Bertolaso – consulente personale del Presidente Fontana proprio per la realizzazione del succitato ospedale – con un proprio messaggio, letto da altri in quanto lui stesso ricoverato a causa del Covid-19: “«Al grido di aiuto dell’Italia si risponde, anche se con rischi a cui sapevo che avrei potuto andare incontro. Abbiamo fatto una promessa e l’abbiamo mantenuta»” e più oltre: “«Non è un ospedale da campo, non è un lazzaretto, ma una struttura specialistica che mette al centro la figura del paziente – ha voluto sottolineare – Un’esperienza che potrà essere replicata a livello nazionale e internazionale». La scelta del Presidente Fontana di farlo, ha detto ancora: «ha assunto un carattere esemplare»” (fonte Corriere Milano).

Uno tra i capolavori di Luciano Fabro, Italia. Foto di Luciano Uggè

8. Già il 20 aprile Maurizio Viecca, primario di Cardiologia all’Ospedale Sacco di Milano e pneumologo, dichiarava alla stampa che i pazienti di Covid-19 morivano per trombosi e che: “«passavano dal casco all’intubazione in modo troppo repentino… Ma il processo infiammatorio generato dal virus, cioè la polmonite interstiziale bilaterale, non si aggrava così in fretta»” e più oltre, nella stessa intervista rilasciata a www.ilgiornale.it, che: “«Questi pazienti avevano un aumento dei valori di didimero e una diminuzione di piastrine. Insomma c’era una trombosi in atto»”. Nei giorni a seguire chiedeva altresì che gli Ispettori del Ministero della Salute arrivassero prontamente per avallare il suo protocollo ed estenderlo in tutta Italia.

Ricordiamo altresì, come riporta https://www.nursetimes.org/, la famosa Circolare del Ministero della Sanità 15280 del 2 maggio 2020 che recita: “1. Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio”. Eppure, sempre nello stesso articolo, si fa presente che è: “grazie a un’autopsia [se] si è potuto capire che uno degli effetti del Covid 19 è la CID, Coagulazione Intravascolare Disseminata. Cioè la formazione di grumi nel sangue e di trombosi. E che solo in seguito, nei casi resistenti alle cure antitrombosi, arrivava la polmonite interstiziale doppia”.

A parte i dubbi sui tempi di attuazione del Protocollo Viecca e sul numero esiguo di autopsie così come sulle morti certificate per coronavirus senza nemmeno la verifica del tampone, si vorrebbe capire meglio cosa c’è dietro la diatriba tra il Governatore Rossi e il professor De Donno in merito alla plasmoterapia e all’affidamento dello studio su tale pratica medica a Pisa.

Qui non si tratta di complottismo, bensì di fatti che andrebbero verificati da chi ne ha le competenze. Ricordiamo anche che il termine complottista in Italia contro coloro che cercano la verità appare l’ennesimo  schiaffo in faccia alla giustizia, soprattutto dopo la Strage di Ustica o di Piazza Fontana, l’omicidio di Peppino Impastato o le battaglie di Tina Merlin che fu denunciata per “diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico” (e purtroppo furono la frana del Vajont e le sue 1.917 vittime, oltre a un giudice, a darle ragione).

9. In Italia, già oggi, le Asl hanno difficoltà a far fronte alle richieste degli ultrasessantacinquenni che decidono di fare la vaccinazione antinfluenzale annuale (nel 2017/18, uno su due secondo i dati ufficiali), e in più articoli in questi anni si è parlato di code e ritardi.

Ci si domanda, quindi – aldilà del fatto che sia anticostituzionale imporre con semplice ordinanza regionale l’obbligatorietà della vaccinazione antinfluenzale – se tale pratica dovrà essere estesa a tutti gli ultrasessantacinquenni e a varie categorie lavorative, in primis, chi si assumerà una tale spesa? Soprattutto in un momento di grave crisi economica e in cui decine di milioni di euro dovranno andare alla ricerca sul vaccino per il Covid-19 – che sarà pronto, con ogni probabilità, quando non servirà più visto il non ritorno di Sars e Mers e persino della Spagnola nel giro di un paio di stagioni. In secondo luogo, perché spendere tali fondi quando detta vaccinazione non impedirà comunque il contagio a livello di Covid-19 (o di un eventuale nuovo virus)? E terzo, quanto tempo ci vorrebbe e con quale personale si porterebbe avanti una tale scelta politica?  

Questo, anche tenendo conto che gli italiani vorrebbero sapere dov’è finita la cascata di miliardi promessa dal Premier Conte in conferenza stampa, che annunciava “un ‘bazooka’ da 750 miliardi in totale per le imprese” (fonte https://www.ansa.it del 7 aprile) e aggiungeva: “Con il decreto appena approvato diamo liquidità immediata per 400 miliardi di Euro alle nostre imprese, 200 per il mercato interno, altri 200 per potenziare il mercato dell’export. È una potenza di fuoco”. E giusto per essere chiari e dimostrare dove si sta andando, aggiungeva: “Mes no, Eurobond sicuramente sì. Il Mes è assolutamente inadeguato, gli Eurobond invece sono la soluzione, una risposta seria, efficace, adeguata all’emergenza. Su questo io e Gualtieri siamo pienamente d’accordo anche se qualche retroscenista a volte descrive posizioni differenziate”. Retroscenista… interessante l’uso del Premier che interpreterebbe il termine come colui o colei che, dietro le quinte, remerebbe contro, e forse non sa che lo stesso designa al contrario: “Chi tenta di scoprire e interpretare retroscena e manovre poco chiari” (da Treccani). Comunque, aziende e cittadini italiani continuano ad attendere la manna…

10. Chiudiamo con una domanda alla Ministra all’Istruzione, Lucia Azzolina. Perché, dopo la distopia claustrofobica delle scatole di plexiglass in cui intubare i bambini, l’uso delle mascherine, quella delle visiere in plexiglass per gli insegnanti, i turni per entrare e uscire, gli accorpamenti in classi diverse dalla propria o delle materie, fette di studenti seguiti con la didattica a distanza (a intermittenza), l’uso del sabato per i turni, ma zero soldi per aumentare il numero degli insegnanti, la Ministra non guarda alla Danimarca?

Tenendo conto che una scuola così non solamente impoverirà il sapere; diminuirà le possibilità degli studenti svantaggiati, stranieri o diversamente abili; non sarà gestibile da parte di genitori che lavorino o che, anche non lavorando, non abbiano le competenze per seguire il figlio; e renderà solamente più appetibile l’iscrizione a istituti privati disattendendo gli articoli 33 e 34 della Costituzione; basterebbe guardare alla Danimarca per capire che si sta facendo dietrologia a spese di studenti e famiglie. In Danimarca, dove le scuole hanno riaperto a metà aprile, al 30 giugno si registrava un totale di 12.794 positivi e 606 decessi (il 4,7%), e il numero dei casi giornalieri non ha subito aumenti né impennate a causa della riapertura delle scuole – dove i bambini mantengono solo la distanza di un metro tra i banchi e si lavano le mani (come dovrebbero fare sempre tutti, indipendentemente dal coronavirus).

L’ultima domanda è quindi: se non si è guardato alla Thailandia per fronteggiare l’epidemia, e l’OMS forse non è stato così efficace a trasmettere le informazioni mediche necessarie, si può almeno guardare alla Danimarca, oggi, per il rientro a scuola dei nostri figli? Anche perché i bambini, da settimane – politica e task force permettendo o meno – sono tornati a giocare tutti insieme in parchetti di periferia così come nei cortili o sulle spiagge, senza fisime né protezioni. Ed è un piacere guardarli finalmente sorridere.



 

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