Mozziconi di sigaretta abbandonati nell’ambiente

Foto – ©Laura Sestini (tutti i diritti riservati)

Leggi esistenti e sanzioni non applicate (in Italia)

di Laura Sestini

Ogni giorno dell’anno vengono fumate globalmente circa 15 miliardi di sigarette, di cui 13 milioni nella sola Italia. In quest’ultima, il numero moltiplicato per 365 giorni all’anno corrisponde a una cifra talmente inusitata, che riesce difficile leggerla correttamente.

Inoltre, l’Italia non risulta neanche tra i Paesi con i fumatori più accaniti al mondo, superata in Europa da Paesi come Spagna, Grecia, Slovenia e persino Svizzera.

Appare ovvio che ogni sigaretta genera, dopo il suo consumo, il mozzicone, detto più comunemente cicca; elemento questo che, nella maggior parte dei casi, diviene parte dei piccoli rifiuti abbandonati nell’ambiente – sia esso urbano o naturale – poiché, nel 57% dei casi, la ‘bionda’ sarà fumata in pubblico.

Tra i 13 milioni di mozziconi di sigaretta prodotti giornalmente nel nostro Paese, circa 5 milioni sono abbandonati sulle spiagge, finendo conseguentemente in mare – mentre alcuni altri milioni raggiungono le coste attraverso i tombini dei centri urbani.

I filtri delle sigarette – la parte più importante del materiale rimanente contenuto nei mozziconi – sono realizzati in fibra sintetica e rilasciano nell’ambiente circa 4 mila elementi dannosi, di cui 150 ritenuti tossici e pericolosi per il nostro ecosistema – e, in particolar modo, per il mondo marino.

Sebbene la British American Tobacco – la seconda azienda produttrice di sigarette più grande al mondo – sostenga che il filtro delle sigarette, prodotto con acetato di cellulosa, risulti biodegradabile entro tre anni, i movimenti ambientalisti precisano che, in realtà, il filtro si ‘diluisce’ (anche per 15 anni) nell’ambiente, ma non scompare mai del tutto. Quindi, i mozziconi, contenenti altresì carta colorata, residui di tabacco e cenere, sono rifiuti non biodegradabili che si sminuzzano in microplastiche disperse nell’ecosistema sotto forma di polveri fini e – attraverso gli animali marini – entrano di fatto nella nostra catena alimentare.

Le cicche sono i rifiuti più comuni sulle spiagge di tutto il mondo, e il 40% di quelli trovati sulle coste lungo il Mar Mediterraneo.

Dei circa 6 trilioni di sigarette fumate ogni anno nel mondo, oltre 2/3 dei relativi mozziconi finiscono nell’ambiente.

Il consumo mondiale di sigarette – Fonte World Health Organization

Il malcostume di gettare ciò che rimane della sigaretta consumata ovunque capiti non è peculiare alla società italiana, ma trasversale anche a Paesi ritenuti più attenti all’ambiente. Un vero e proprio problema globale.

Nel nostro Paese, sebbene esistano leggi che regolamentano l’abbandono di piccoli rifiuti nell’ambiente – con sanzioni fino a 300 Euro – di fatto le stesse non sono applicate, tanto l’azione è socialmente accettata e consolidata come ‘normale’.

Inoltre, il Decreto del 15 febbraio 2017 del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare – Disposizioni in materia di abbandono di prodotti da fumo e di rifiuti di piccolissime dimensioni – che sancisce le disposizioni e le sanzioni amministrative, promette e prevede che i proventi pecuniari derivanti dalle ammende a contrasto di tale reato, siano utilizzati per l’attuazione di campagne di sensibilizzazione su scala nazionale, l’installazione di appositi contenitori pubblici e finanziamenti ai Comuni per campagne pubblicitarie locali a tutela dell’ambiente.

Se si esclude un progetto pilota nel Comune di Sorrento a luglio 2020 – che, tra l’altro, ha dato ottimi risultati – al momento non si riscontrano altre campagne di sensibilizzazione, né nazionali, né locali.

Infine, l’Erario statale percepisce sulle vendite totali annue delle sigarette – tra accise e Iva – circa 14 miliardi, l’equivalente dell’80% del prezzo al pubblico per ogni singolo pacchetto.

Il vizio della sigaretta, tanto quanto il malcostume dei mozziconi gettati a terra, è imputabile – in ambedue i casi – sia al singolo fumatore che non riesce a non dipendere dal ‘rito’, sia parallelamente agli apparati amministrativi statali interessati alle cospicue entrate dei prodotti da fumo e, onestamente, poco propensi a dare informazioni puntuali su quanto la sigaretta sia dannosa; non solo per l’ambiente naturale, ma in maniera estremamente diretta per la salute umana, che ‘va in fumo’ nel medesimo istante in cui il fumatore varca la porta della tabaccheria in un serrato e inscindibile circolo vizioso.

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