Turchia: a Mardin minorenne rapita e stuprata da un soldato turco

La parlamentare HDP Ayşe Acar Başaran
Foto – ©HDP

La polizia attacca il funerale della minorenne curda

Traduzione di Laura Sestini

A seguito dell’articolo da noi pubblicato il 19 agosto sullo stesso argomento, ci è sembrata una naturale prosecuzione aggiornare la versione di fatti, riprendendo il discorso attraverso l’articolo pubblicato dal quotidiano britannico The morning star. https://morningstaronline.co.uk/article/w/turkish-police-attack-mourners-at-funeral-of-kurdish-teenager-who-was-allegedly-kidnapped-and-raped-by-a-turkish-soldier

La polizia turca ha attaccato il deputato del Partito Democratico Popolare (HDP) Sidik Taş e altri parlamentari del partito pro-curdo, per impedire loro di partecipare al funerale dell’adolescente curda tenuta in ostaggio e violentata da un soldato dell’esercito turco.

La donna, conosciuta solo come I.E., è morta martedì scorso in ospedale, dove era stata ricoverata dopo aver tentato il suicidio, a seguito del suo calvario per mano del sergente Musa Orhan Tutuklansin, che aveva avuto luogo nella provincia di Batman, una delle città dell’area a maggioranza curda del Paese anatolico.

Il sergente Orhan era stato inizialmente arrestato per le accuse a suo carico, ma rilasciato poco dopo su ordine delle autorità giudiziarie.

Negando precedentemente le accuse, il soldato aveva poi modificato la versione dei fatti – a seguito di un rapporto forense dove si afferma che I.E. è stata violentata – sostenendo di essere stato drogato.

La conduzione del caso ha suscitato forte indignazione da parte delle organizzazioni femminili e dell’HDP, che hanno avvertito di come il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP del Presidente Erdogan), al governo, utilizzi lo stupro come ‘arma di guerra’.

L’hashtag #MusaOrhanTutuklansin è stato molto seguito nei giorni scorsi in Turchia, insieme alle richieste di arresto immediato del soldato. Il succitato Ohran è stato quindi preso in custodia, dopo essersi consegnato personalmente, a seguito delle massicce proteste popolari (essendo certamente più al sicuro in stato di reclusione che al proprio domicilio, quindi con un’azione tattica n.d.g.).

Il corpo di I.E. è stato finalmente consegnato alla famiglia ieri (18 agosto) alle 3 del mattino, per essere poi sepolto in un cimitero della provincia di Batman, dove si è registrata la forte presenza delle forze dell’ordine.

La polizia in loco ha impedito (come al solito) alle persone in lutto di partecipare al funerale – assalendo il deputato HDP Taş – che aveva intenzione di rendere omaggio alla vittima insieme ai parlamentari e ai rappresentanti delle organizzazioni per i diritti umani e delle donne.

La deputata HDP Feleknas Uca ha dichiarato: “Tutti sono stati puniti, tranne lo stupratore che è ancora libero e protetto. Non staremo in silenzio finché non siano stati tenuti in conto il dolore e le lacrime della madre”.

La sera stessa, a una manifestazione in piazza Ataturk, a Batman, la deputata HDP di Batman Ayşe Acar Başaran, che è anche Presidente della Commissione Femminile di HDP, ha detto che quelle in piazza erano ‘le voci di tutte le donne uccise dallo Stato’.

Nella lettera di I.E. – ricevuta dal Morning Star – la ragazza descrive l’orrore del suo calvario, affermando di essere stata rapita, minacciata e violentata dal sergente Orhan per un periodo di 20 giorni; lui, lo stupratore, avrebbe riferito alla ragazza, invece, che non avrebbe avuto ripercussioni per quanto successo, dato che nessuno avrebbe creduto alla versione della giovane.

Ha distrutto i miei sogni, la mia vita, le mie speranze… il mio mondo” – ha scritto l’adolescente curda, sostenendo che preferiva essere morta.

La morte di I.E. arriva in mezzo a una crescente ondata di femminicidi, compiuti in Turchia, Paese che minaccia di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul – un trattato del 2011 – che obbliga i firmatari ad affrontare la violenza di genere, fornire protezione e servizi alle donne e garantire che i responsabili vengano perseguiti dalla legge.

Si stima che 3 mila donne siano state assassinate da quando l’AKP è salito al potere nel 2002.

La Campagna di Solidarietà del Kurdistan ha lanciato una petizione per chiedere la fine della violenza contro le donne.

Può essere firmata su http://mstar.link/defendwomen

Per approfondire:

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