Mascherine… Queste sconosciute

Beijing, La Città Proibita – Foto di Luciano Uggè

Pillole di coronavirus: ancora fake news e false sicurezze

di Simona Maria Frigerio

Governatori e Sindaci impazzano sul loro uso. Ma cosa prescrive davvero l’OMS riguardo alle mascherine? A cosa servono e quando? Sono tutte uguali? Come si maneggiano? Cerchiamo di fare chiarezza allo stato dei fatti.

Mentre l’Istituto Superiore della Sanità dichiara, attraverso il suo Presidente, Silvio Brusaferro: «La curva [dei contagi] inizia la discesa, pensiamo alla fase 2», ossia a quella della parziale riapertura delle attività, i politici si arrovellano su come gestirla. Anche perché, è bene ricordarlo, il 6 aprile migliaia di aziende avrebbero dovuto riaprire dopo il blocco operato con l’ultimo decreto, ma alle ore 15.30 ancora non si ha certezza di cosa si stia decidendo a Roma.

La situazione in Lombardia
Nel frattempo, la prima idea venuta al Governatore Fontana, seguito a ruota da Rossi (e, quindi, da destra a sinistra dello spettro politico) è l’introduzione dell’obbligo della mascherina

L’Ansa riporta quanto accadeva in Lombardia ieri, 5 aprile, con questa frase: “«Piuttosto che niente, meglio piuttosto»: così Attilio Fontana ha spiegato l’ordinanza della Regione Lombardia che prevede l’obbligo di indossare la mascherina se si esce di casa, o comunque una protezione su bocca e naso, come una sciarpa o un foulard”. A questa affermazione, fa specie che non sia seguita una domanda tanto ovvia quanto indispensabile se si voglia informare i lettori: a cosa servirebbe mettersi una sciarpa?

Il Covid-19 non è un virus aereo e, se lo fosse, una sciarpa non potrebbe proteggerci né evitare che lo trasmettiamo, dato che i virus sono talmente piccoli da essere visibili solamente al microscopio elettronico e, quindi, un normale tessuto di lana o cotone non può nulla per impedire la diffusione degli stessi. Potremmo anche aggiungere un’ulteriore considerazione: perché dovremmo indossare una mascherina all’aria aperta, mentre andiamo in bicicletta o passeggiamo in solitaria? I Covid-19 non restano sospesi come palloncini d’acqua, pronti a scoppiare e a inzaccherarci alla sprovvista. Forse porre o porsi la giusta domanda sarebbe basilare in questo momento di grande confusione sotto il cielo.
 
In Toscana non va meglio
Utilizzando i social – Facebook sembra essere diventato il mass media di partito par excellence – il Governatore Enrico Rossi annuncia, sempre il 5 aprile: “«Leggo sui giornali che sono ripresi troppi comportamenti sbagliati da parte dei cittadini e che ci sono troppi assembramenti. Per questo oggi stesso voglio fare un’ordinanza che rende obbligatorio l’uso della mascherina all’esterno delle abitazioni»”. E qui ci permettiamo di domandarci se un Governatore di Regione debba rifarsi ai giornali e non alla Pubblica Sicurezza per simili decisioni. Dopodiché lo stesso continua, sempre secondo La Nazione: “«La mia intenzione è che l’ordinanza diventi esecutiva comune per comune a partire dalla data nella quale il Comune stesso ci comunicherà di avere effettuato la consegna a domicilio» della mascherine, che la stessa Regione distribuirà alle amministrazioni comunali gratuitamente: come ricordato nello stesso post da Rossi sono 10 milioni di dispositivi, «…Vogliamo dare continuità a questa iniziativa di prevenzione primaria, in linea con le indicazioni» Oms”.

Causa punteggiatura sorge, però, una nuova domanda: chi cita l’Organizzazione Mondiale della Sanità? Rossi, La Nazione, o si dà per scontato che governatori, sindaci e Primo Ministro si rifacciano, per le loro ordinanze e decreti, ai consigli dell’OMS?

La mascherina secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità
A questo punto abbiamo deciso di andare alla fonte. E abbiamo scoperto che l’OMS, sul proprio sito, prescrive ufficialmente quanto segue (da noi tradotto dall’inglese):

Se siete in salute, avete bisogno di indossare una mascherina solamente in caso abbiate cura di una persona che si sospetti sia positiva al Covid-19;
Indossate una mascherina se tossite o sternutite;
Le mascherine sono efficaci solo se utilizzate in combinazione con il lavaggio frequente delle mani con soluzioni a base alcolica o con acqua e sapone;
Se indossate una mascherina, dovete sapere come utilizzarla e come smaltirla correttamente
.

Da quanto appreso, capiamo che la mascherina non serve se andiamo in biciletta o passeggiamo e, in assenza di sintomi, facciamo la spesa o tutte quelle incombenze per le quali i nostri politici sostengono sia indispensabile. Va altresì notato che si chiarisce che esiste un modo per utilizzarla correttamente e, visto il numero di persone che se la tolgono e mettono con grande disinvoltura, la indossano e poi stringono la mano senza usare i guanti (contagiandosi, come dimostrato da nomi illustri), l’appoggiano sul capo o sul portaoggetti dell’auto, o la usano per più giorni consecutivi e via dicendo, forse è utile specificare qualcosa in più, sempre traducendo dal sito dell’OMS.

Prima di mettere la mascherina, lavarsi le mani con soluzioni a base alcolica o con acqua e sapone;
Coprite bocca e naso con la mascherina e accertatevi che non restino degli spazi tra la faccia e la stessa;
Evitate di toccare la mascherina mentre la indossate; se lo fate, lavatevi le mani con
soluzioni a base alcolica o con acqua e sapone;
Cambiate la mascherina con una nuova appena è umida e non riutilizzate le mascherine usa e getta;
Per togliere la mascherina: rimuovetela dalla parte posteriore (non toccate la parte frontale della stessa); gettatela immediatamente in un contenitore chiuso; lavatevi le mani con
soluzioni a base alcolica o con acqua e sapone”.

Ora, noi non sappiamo esattamente quale genere di mascherina vorrebbe consegnare la regione Toscana (o la Lombardia) ai suoi cittadini. Ma conoscendo quanto sia difficile recuperare dei facciali filtranti, ossia delle mascherine FFP2 e FFP3 che si utilizzano in ambiente ospedaliero e servono per non essere contagiati – basti pensare ai tanti, troppi operatori sanitari malati e deceduti proprio perché non protetti adeguatamente – immaginiamo che le mascherine in questione saranno semplicemente quelle chirurgiche, che hanno lo scopo di evitare che chi le indossa contagi gli altri.

Ma una persona che passeggia in solitaria, va in bici o scala una montagna chi contagerebbe? E soprattutto, le persone rinchiuse in casa da ormai quattro (e al 13 aprile cinque) settimane, quando potranno uscire saranno per forza sane. A che pro, ci chiediamo, una simile gigantesca operazione se non per dare lustro all’immagine di una classe politica che ha fatto e continua a fare errori?

Non ultimo lo scandalo della delibera della Regione Lombardia con la quale si imponeva, l’8 marzo scorso, alle Case di Riposo, di ospitare i malati “a bassa intensità” di Covid-19. Il risultato di tale scelta, secondo il Presidente dell’Unione Nazionale Istituzioni e Iniziative di Assistenza Sociale, Luca Degani, sarebbero circa duemila decessi. Fa specie che, al contrario, le Case di Riposo, per la sicurezza dei pazienti, fossero nel contempo precluse a familiari e amici degli anziani ospitati.

Ma la beffa non finisce qui
Nello stesso articolo su La Nazione (poi ripreso senza quasi modifiche anche da altri online), si cita questa seconda frase sempre del Governatore toscano: “«Le mascherine protettive verranno distribuite alle Protezioni civili provinciali e da queste ai Comuni. Mi sono sentito con Matteo Biffoni, presidente dell’Anci, l’accordo è che siano i sindaci sul territorio a distribuirle casa per casa e a comunicarmi poi l’avvenuta distribuzione. A questo punto scatterà l’obbligo di indossarle in tutte quelle circostanze, pubbliche e private, in cui la distanza sociale non è sufficiente alla protezione primaria delle persone: l’obbligo sarà contenuto nella nuova ordinanza che firmerò nelle prossime ore»”.

La frase suscita in noi un’altra serie di domande. La prima è che Rossi affermava precedentemente che dovessimo indossare le mascherine ogni volta che uscivamo di casa. Qui, al contrario, opterebbe per l’obbligo solamente in quelle circostanze pubbliche e private in cui la distanza sociale non è sufficiente. E quali sarebbero queste occasioni? Certamente non quando si passeggia per strada o si va in bicicletta o, ancora, si correrà in un parco. Nei bar e nei ristoranti è probabile che rimarrà a lungo la prescrizione di ospitare solamente le persone che possono sedersi ai tavoli – e, comunque, è difficile indossare una mascherina quando si mangia e beve. Si spera che la mascherina serva da volano per la riapertura di teatri e cinema. Nei supermercati e nei negozi non si sa ancora quali misure saranno applicate ma, al momento, la distanziazione sociale è molto rigida. In pratica l’unico uso che, allo stato attuale, si può ipotizzare con ragionevolezza, è sui mezzi pubblici.

La seconda domanda che sorge spontanea è con quante persone e con quale dispendio di risorse si potrà portare a termine un’operazione casa per casa. Operazione che, fornendo ai cittadini 3 mascherine pro capite, li coprirebbe – sempre che non faccia troppo caldo – al massimo per tre giorni, come da succitata spiegazione dell’OMS sull’uso delle mascherine stesse. Se avessimo così tanti volontari nella Protezione Civile o in altre strutture, ci sarebbe da chiedersi perché si sono avuti tali e tanti disservizi in queste settimane – nelle quali si è proprio lamentata la mancanza di materiale protettivo e di personale.

La ciliegina sulla torta
Come cantava Angelo Branduardi: “E ogni volta lo sciocco / che di vite ne ha una / guarda il dito e non guarda la luna”.

Quando ricominceremo a uscire e dovremo imparare a convivere con il Covid-19 – così come centinaia di milioni di persone al mondo convivono con la malaria o la dengue, e tutti quanti, più o meno inconsapevolmente, conviviamo da sempre con l’influenza e da quarant’anni con l’Hiv/Aids – il problema non saranno i milioni di italiani murati in casa a soffocare per cinque settimane, i bambini isterici e i liberi professionisti o i piccoli negozianti alla canna del gas. Saranno quegli italiani che, avendo lavorato in queste settimane, potrebbero essere positivi. Usare il metodo sudcoreano diventerà, quindi, imperativo: test precoci ai lavoratori, chiusura delle eventuali attività dove si riscontrino dei positivi e tracking dei possibili contagiati.

Bisognerà finalmente concentrarsi sui focolai e investire in test veloci su chi ha lavorato e girato in queste settimane di blocco; smettendola di perdere tempo con misure contro le libertà civili di una popolazione stremata, misure che – come la chiusura a suo tempo dei voli diretti con la Cina – creano disinformazione e, ciò che è peggio, false sicurezze.

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