L’avventura dell’arte nuova. Cioni Carpi e Gianni Melotti

Cioni Carpi. Trasfigurazione Sparizione Due, 1974. (Foto gentilmente fornita dall’ufficio stampa, tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione)

Fondazione Ragghianti: le mostre autunnali

di Simona Maria Frigerio

Lucca, 2 ottobre. Prima di visitare la doppia personale, in conferenza stampa, alcune considerazioni interessanti sui due artisti in mostra. La curatrice Angela Madesani, che ha ideato e proposto la retrospettiva su Cioni Carpi (scomparso nel 2011), ne ricorda alcuni aneddoti di vita che spiegano i grumi tematici del suo opus artistico, quali la lotta tra l’uomo e il potere – ove a soccombere è sempre il primo. In mostra, della complessa evoluzione poetico/linguistica di Carpi soprattutto il suo apporto all’evoluzione dell’immagine fotografica – sebbene egli abbia sperimentato in campi diversi dato che, dalla pittura, si è poi rivolto alla cinematografia d’arte e, dalla scenografia per il teatro e le opere musicali contemporanee, è passato senza soluzione di continuità alle proiezioni di luce e alle installazioni.

Presenti all’incontro anche Paolo Emilio Antognoli, curatore, e l’artista del quale ha ideato la personale, Gianni Melotti. In questo caso la retrospettiva si concentra soprattutto sull’esperienza di art/tapes/22, vissuta nel decennio 1974/1984, ossia sugli incontri e gli scambi in quello studio di produzione di videotape che, in un breve lasso di tempo, divenne crogiuolo di sperimentazioni artistiche trasversali ai media e ai linguaggi. Dalle installazioni alla scrittura, dalla fotografia alla videoarte – o, rispettivamente, per traslare in nomi noti, da Giulio Paolini o Daniel Buren a Joseph Kosuth, da Robert Rauschenberg a Nam June Paik.

Il percorso espositivo parte dal lavoro di Melotti in cui spicca un’ironia iconoclasta molto anni 70, come nella serie Gli angoli della Biennale (fotografie ai sali d’argento, 1976) e in Autoritratto in doppia esposizione (fotografie ai sali d’argento, 1975), dove il gioco ottico si sposa a rimandi filosofici, confermando un assunto che è insieme fisiologico e psicologico: l’organo della vista è la mente più che l’occhio. E ancora, l’installazione Un problema di sensibilità (carta fotografica sensibile, panchetta fosforescente e gommapiuma, 1977), dove il messaggio subliminale si trasfigura in esperienza: l’artista strizza l’occhio al visitatore e quest’ultimo si specchia nella propria capacità di percepire e recepire.

Più sofferto, sebbene non manchi di autoironia, il gesto artistico di Cioni Carpi. Le serie Trasfigurazione / Sparizione due e Trasfigurazione / Sparizione quattro (testo e fotografie su carta, entrambe 1966/74) presagiscono, nella cristallizzazione delle forme in bianco e nero ai confini tra esperibile e performabile, le sperimentazioni di Quad – che Samuel Beckett creerà solamente nell’‘81. Le serie fotografiche sono spesso accompagnate da scritti – poesie in prosa – livide espressioni di un grumo di dolore atavico e di una consapevolezza lucida: “solo il mio presente, io, qui, in questo, istante, prima non c’ero poi non ci sarò” (Abbiamo creato atipici sistemi, 1963/74). E se in Autoritratto in doppia esposizione di Melotti si respira un’autoironica costruzione del sé nell’occhio e nella mente del visitatore, in O un cardo o qualsiasi altra cosa… di Carpi (6 fotografie in bianco e nero, con inserti a colori, anni 70) è la decostruzione dell’immagine a predominare, la negazione della stessa, l’obnubilamento dell’essere che l’artista, però, restituisce nell’inserto colorato, vitale – in un ciclico eterno ritorno proprio della natura. La negazione della vita attraverso una decostruzione di senso si esprime anche in serie successive ma senza più alcuno scampolo, o barlume, di possibilità altra – da notare Un luogo mai visto prima se lo si vede una sola volta, non è più uguale allo stesso luogo (fotografie in bianco e nero, 1977). Qui il pessimismo si fa cosmico. Peccato che manchino i video di Carpi, sicuramente l’espressione più compiuta della sua visione e del suo fare arte.

Con queste due mostre Fondazione Ragghianti, anche in quest’annus horribilis, conferma la sua vocazione educativa e divulgativa ma altresì di ricerca e ri-scoperta.

Le mostre continuano:
Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti

Complesso monumentale di San Micheletto
Lucca
fino a mercoledì 6 gennaio 2021
orari: dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 15.00 alle 19.00 (lunedì chiuso)

L’avventura dell’arte nuova. Anni 60-80. Cioni Carpi e Gianni Melotti
mostre e cataloghi a cura, rispettivamente, di Angela Madesani e Paolo Emilio Antognoli

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