L’Archivio Storico Fratelli Alinari diventa pubblico

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Archivio Storico Fratelli Alinari – immagine a dominio pubblico

La Regione Toscana ne prende le redini attraverso la Fondazione Alinari per la Fotografia

di Laura Sestini

Con oltre 5 milioni e mezzo di immagini originali l’Archivio dei Fratelli Alinari, che gestisce anche archivi fotografici di numerosi di enti terzi italiani e stranieri, risulta il più antico archivio fotografico al mondo operante nell’arte fotografica e della riproduzione in immagine di beni artistici.

Avviato nel 1852 a Firenze da Leopoldo Alinari, attraverso un piccolo laboratorio fotografico, in seguito vi si uniranno anche i fratelli Giuseppe e Romualdo per dare vita al più importante archivio storico nazionale che diverrà la prima azienda fotografica ad essere ammessa nei Musei Vaticani e al Louvre – e nei cui archivi sono conservati gli scatti delle migliori firme dell’immagine fotografica del XIX ° e XX° secolo.

Alla morte di Leopoldo (1865) si inserisce il figlio Vittorio – che ne prende la direzione – trasformando a breve l’azienda in leader del settore tantoché, all’Esposizione Universale del 1900 a Parigi, riceverà il Gran Prix per le opere fotografiche esposte, in particolare per le riproduzioni di opere artistiche.

Vittorio Alinari istituirà anche la casa editrice Alinari, che nel tempo stamperà gli straordinari cataloghi fotografici di mostre di pregevoli autori e di proprie immagini.

In tempi molto più recenti – dal 1982 – con l’ingresso di nuovi azionisti, l’azienda si rinnova sia nelle attività fino ad allora perseguite sia nelle Raccolte Museali – con circa 300mila immagini su lastra di vetro – e la Biblioteca di Storia della Fotografia – che include oltre 20 mila volumi.

Nel 1985, infine, verrà inaugurato a Firenze il Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari che con la rivoluzione informatica, dal 1998, darà avvio alla digitalizzazione delle fotografie Alinari, che risultano ad oggi online nel numero di oltre 350 mila immagini.

Un patrimonio storico incommensurabile – che raccoglie e conserva la vita italiana ed europea degli ultimi 170 anni (si ricorda che il primo dagherrotipo, del francese Daguerre, è del 1837) – che rischiava di finire in mano a società straniere per lo stato di forte deficit in cui si trovava da alcuni anni, dopo il fallimento della joint venture della Alinari24Ore con il gruppo Sole24Ore, e a tutela del quale la Sovrintendenza Toscana, nel 2018, aveva posto il divieto di esportazione.

Un patrimonio valutato in 140 milioni di Euro – acquisito dalla Regione Toscana per soli 15 milioni – che si sposterà anche di location, in quanto destinato a risiedere a Villa Fabbricotti a Firenze, un edificio risalente al 1300 già proprietà della Regione, in un’area periferica rispetto al centro storico della città rinascimentale.

A seguito dell’acquisizione fisica del patrimonio fotografico, la Regione Toscana ha istituito la Fondazione Alinari per la Fotografia che si occuperà dell’integrità dell’archivio, comprensivo di lastre di vetro, negativi e file digitali – oltreché a una collezione di apparecchi fotografici e la raccolta di libri a tema fotografico – e della promozione della conoscenza di questa raffinata arte – per il suo immenso valore storico e culturale – attraverso la costituzione di un nuovo Museo della Fotografia.

Un passo coraggioso e importante è stato, quindi, compiuto per la tutela del patrimonio culturale italiano – stimato e ambito in un tutto il mondo – e dell’arte fotografica analogica, sostituita da due decadi – ahimè – dalla fotografia digitale.

La modernità velocizza e semplifica, ma l’attività artistica fotografica non ha più, per chi la pratica, la stessa magia e anche – talvolta – la stessa qualità degli scatti dei fotografi che furono analogici.

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