Io resto a casa e sono felice?

Stoccolma – Foto di Simona Maria Frigerio

Pillole di coronavirus

di Simona Maria Frigerio


Aldilà della retorica che vorrebbe, di questi tempi, tutte le famiglie italiane sedute allegramente intorno alla tavolata della fattoria del Mulino Bianco, a tirare la sfoglia e fare dolcetti per bambini e nonni (in realtà, murati nelle loro case, da soli), sorgono alcuni dubbi su questa immagine tanto bucolica quanto falsata dalle necessità imposte dal Decreto #Iorestoacasa.
Il primo dubbio è come se la stiano cavando le donne, vittime del femminicidio e di violenze domestiche in un Paese che, secondo i dati della Polizia di Stato, nel 2019, ha registrato 88 casi al giorno, ossia quasi uno ogni quarto d’ora. E nel 2017, le fonti ufficiali dell’Istat parlavano di 43.467 donne che si erano rivolte ai centri anti-violenza (15,5 ogni 10mila).
Oltre ad andare d’accordo, per restare a casa (insieme o da soli), bisogna avere un tetto sulla testa. C’è voluto il Decreto Cura Italia, approvato il 17 marzo, perché gli sfratti fossero sospesi fino al 30 giugno (anche se a Milano il blocco era già stato disposto dal Prefetto). Data la precarietà del mondo del lavoro, che sicuramente creerà situazioni di grave instabilità economica al termine dell’epidemia (per aziende e famiglie), il Segretario Generale del Sunia, Stefano Chiappelli, avverte: “Dobbiamo segnalare che non è stato previsto alcunché rispetto alla necessità di implementare il fondo affitti con almeno 300 milioni da erogare con modalità veloci e snelle. Si tratta di risorse indispensabili per prevenire l’aumento della morosità incolpevole con il conseguente aumento del numero degli sfratti e permettere invece, a tutti gli inquilini che si trovano o si troveranno in difficoltà economica a causa di questa situazione emergenziale, di riuscire a pagare”.
Anche la salute psico-fisica va tenuta in considerazione. Se è certo che il divieto persino di passeggiare in solitaria avrà ricadute su ipertesi, cardiopatici, diabetici, e tutte quelle categorie di persone che dovrebbero, al contrario, fare esercizio aerobico quotidiano; cosa accadrà (o sta già accadendo) alla nostra psiche? A Torino, ad esempio, si segnala l’aumento dei casi di trattamento sanitario obbligatorio, ossia il ricovero coatto di persone fragili, che si suppone possano fare male a se stesse o ad altri, e che permane – nonostante la Riforma Basaglia – rinchiudendo di fatto e contro la loro volontà i nostri concittadini. Ma non basta. Mentre il Presidente di Regione Alberto Cirio non sa più come chiudere sotto chiave l’intera popolazione piemontese (con una foga messianica che ormai contraddistingue quasi tutti gli amministratori della penisola, nonostante in Corea del Sud si siano fatte scelte altre, estremamente efficaci e senza chiudere alcunché), Stéphane Lagarde, corrispondente da Beijing per RFI, scrive, riguardo agli strascichi della quarantena nella Provincia di Hubei: “Secondo le fonti statali, il numero delle domande di divorzio sarebbe esploso in alcune città, senza parlare dei casi di depressione”. E come fa notare il professor Chee Ng, psichiatra dell’Università di Melbourne: “Le persone in quarantena possono mostrare sintomi di stress post-traumatico, irritabilità, angoscia e insonnia”.
Come si diceva… casa dolce casa.











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