Intervista a Alessandro Orsetti a un anno dalla scomparsa del figlio ‘Orso’ Tekoşer Piling

Primo anniversario della morte di Lorenzo Orsetti – San Miniato al Monte – Firenze
Foto ©Laura Sestini – riproduzione vietata

Lorenzo Orsetti: l’internazionalista fiorentino contro il Califfato Islamico

di Laura Sestini

Alessandro Orsetti è il padre di Lorenzo – quest’ultimo meglio noto come ‘Orso’ -Tekoşer Piling dai compagni di lotta – l’internazionalista fiorentino che, nel 2017, partì alla volta della Confederazione Democratica della Siria di Nord e dell’Est per unirsi alle YPG, le Unità di Protezione Popolare a guida curda, istituite per la difesa di quel territorio e delle differenti etnie che in quell’area geografica risiedono. Lorenzo rimarrà ucciso durante un’imboscata da parte dei jihadisti islamici il 18 marzo 2019 a Baghouz, data che fissa – all’incirca – anche la sconfitta militare ufficiale del Califfato Islamico in Siria. Alla scomparsa del figlio, i genitori di Lorenzo ne hanno preso il testimone ideologico, prodigandosi in mille incontri per parlare di cosa sia la Rivoluzione in Rojava e il Confederalismo Democratico che, in Siria di Nord-Est, si sta faticosamente portando avanti – contro tutti gli ostacoli che pongono le forze politiche esterne (vedi Turchia, Usa, Russia) – per la parità di genere e una società ecologista ed egualitaria sotto tutti i punti di vista. Una società alternativa al liberismo sfrenato che ha ormai corroso tutte le democrazie occidentali.

Il primo anniversario della scomparsa di Lorenzo è da poco passato ed è stato bello ritrovare a San Miniato al Monte tante persone a dimostrargli affetto e a rinnovare i principi di lotta per una società più equa e sostenibile. Quali sono le impressioni della famiglia Orsetti?

A.O. – In occasione del primo anniversario della sepoltura di Lorenzo il 24 giugno a San Miniato al Monte, come famiglia siamo stati veramente commossi dalla vicinanza di tante persone che continuano a ricordare Lorenzo e  la scelta che lo ha condotto a condividere la lotta del popolo curdo. Il coronavirus ha portato molti a chiudersi verso l’esterno, vedendo gli altri come potenziali minacce alla propria salute. La crisi economica conseguente ha mutato le priorità di molte persone che hanno toccato con mano le difficoltà addirittura di soddisfare i propri bisogni primari. Potevamo quindi aspettarci disinteresse e menefreghismo invece, malgrado ciò, tanti hanno continuato a sentire importante la propria scelta di sostenere le giuste lotte, in qualsiasi parte del mondo si stiano combattendo, coinvolgendosi come potevano, sentendo quelle lotte come loro: in questo molti continuano a sentire importante l’Internazionalismo, al di là di muri e confini nazionali.  Tanti hanno sentito l’esigenza di un cambiamento, perchè è la realtà precedente al coronavirus che sconvolta dalla pandemia ha portato a tutte le cose brutte che abbiamo toccato con mano.  L’incontro a San Miniato è stato quindi un incontro di memoria e al tempo stesso ha rilanciato la lotta politica, seguendo l’antifascismo e l’internazionalismo che Orso aveva vissuto con la propria adesione al conflitto della Siria del Nord-Est.

24 Giugno 2020 – San Miniato al Monte – Firenze
L’abate Bernardo Gianni (a destra) e Alessandro Orsetti (al centro)
foto ©Laura Sestini – riproduzione vietata

Sono trascorsi solo 17 mesi circa dal 18 marzo 2019 e dalla morte di Lorenzo, ma sembra essere passato un tempo lunghissimo. In poco più di un anno, si sono accavallati numerosi eventi geopolitici e la guerra siriana è scomparsa dagli schermi televisivi, come se fosse già conclusa. Ma la realtà è un’altra – gli interessi mediatici si sono spostati altrove, mentre i civili subiscono tuttora soprusi micro e macro, attraverso quella che si titola ‘guerra a bassa intensità’.

A.O. – Nel mondo ci sono tantissimi conflitti a bassa intensità, noi ricordiamo quello nella Siria di Nord-est perchè questa realtà, grazie al pensiero di Ocalan, ha prodotto un modello di sistema sociale veramente alternativo, capace di dare una svolta alla situazione del Medio Oriente. Per questo motivo dovremmo essere coinvolti, continuando ad informarci giorno giorno. Non troviamo strano che gli interessi mediatici, le televisioni, i grandi network non siano interessati alla Siria del Nord-Est: intanto è una situazione veramente complessa, poi interessano gli aspetti sempre più  attuali, l’oggi, le notizie ad alto impatto emozionale, non gli approfondimenti, senza contare che proprio per il pensiero alternativo ai grandi gruppi economici, padroni dei mass-media, la vicenda dei Curdi non è stata posta sotto i riflettori. Sappiamo poi che la grande diffusione delle informazioni porta allo scarso approfondimento delle stesse: la velocità porta superficialità, l’abbondanza di dati porta a non comprendere, tanti stimoli portano a non vedere. Sta ai militanti, a coloro che sono disponibili, alla libera informazione a continuare ad informare su questi temi, senza cedimenti, nè compromessi.

Dopo i primi entusiasmi di alcune amministrazioni locali o singoli politici, per la scelta di Lorenzo di andare a combattere contro il Califfato Islamico e il rientro in Italia da eroe, le parole di molte promesse non si sono trasformate nei fatti di intitolargli strade, luoghi, targhe commemorative, eccetera. Indipendentemente dal fatto che Tekoşer Piling non ha bisogno di nessuna conferma per essere riconosciuto come eroe, poiché di fatto lo ha dimostrato con le sue azioni, perché alla politica piace tanto dimenticare ciò che promette?

A.O. Dal momento del rientro in Italia Lorenzo diverse sono state le promesse fatte dalla politica: in realtà al momento è stato fatto poco o niente. Aspettavamo un monumento Comune di Firenze-ANPI, la targa della Regione Toscana in piazza Duomo, la strada, l’albero a lui dedicato …..purtroppo non è stato fatto niente. Intitolare una strada, dare il nome di Lorenzo ad uno spazio pubblico significa inserire nel tessuto sociale, nella storia della città quella persona, per quel che ha fatto e per cosa ha rappresentato: la politica a questo punto fa fatica a riconoscere e mostrare l’opera di Orso come significativa e preferisce esaltare i propri eroi borghesi. Lorenzo è stato un partigiano, internazionalista, antifascista e come tale può essere ricordato da chi ne condivide i valori: oggi queste istanze sono portate avanti dai cittadini e non dalle istituzioni… speriamo di superare questa politica fatta di promesse, proclami, che vive l’oggi e non semina nei cuori valori per un futuro diverso. Cavalcare il momento inseguendo il consenso e l’emozione senza scegliere da che parte stare in realtà non è Politica, ma solo piccola politica senza prospettive.

A compensare questo modo superficiale di comportarsi, c’è chi senza grandi clamori agisce e coraggiosamente premia/commemora in silenzio i caduti, che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro la barbarie jihadista. Un esempio di queste settimane – anche 8° anniversario della Rivoluzione in Rojava (19 luglio 2012) – lo ha dato il comune di Berceto, in provincia di Parma (che già aveva reso onore a Lorenzo), intestando un ponte a Hevrin Khalaf, la giovane segretaria del Partito del Futuro Siriano, barbaramente trucidata dai mercenari Isis (sostenuti dalla Turchia) insieme al suo autista il 12 ottobre 2019.

A.O. – Piccole realtà, dove i cittadini si informano e hanno modo di  confrontarsi, di decidere, sono state più vicine alla storia di Lorenzo e di tanti altri che hanno dato la loro vita per la causa curda: la politica spesso segue logiche più generiche, cerca di accontentare tutti, senza scegliere quello che è giusto, ma solo quello che è utile al mantenimento del potere. Abbiamo avuto l’occasione in tante situazioni di incontrare persone e dove siamo riusciti a comunicare col cuore siamo riusciti a raccontare la storia di Lorenzo e del Rojava.

Se poi si allarga lo sguardo dal punto di vista politico, sono pochissimi gli Stati che guardano con interesse al caos siriano e hanno accolto l’appello della Confederazione Democratica Autonoma della Siria di Nord-Est di organizzare il rientro in patria dei propri cittadini unitisi allo Stato Islamico (i foreign fighter) – catturati durante le operazioni belliche dalle SDF – oppure adoperarsi per sostenere, legalmente e finanziariamente, i processi giudiziari ai quali i combattenti jihadisti saranno sottoposti in loco. Gli Stati Europei sono in testa alla classifica dell’indifferenza, tanto che il Regno Unito, in alcuni casi, ha trovato una soluzione cassando la cittadinanza britannica a suoi ‘foreign fighter’ affiliati al Califfato.

A.O. – L’atteggiamento degli Stati rispetto alla realtà della Confederazione della Siria del Nord-Est è stato veramente vergognoso: la paura dell’ISIS ha portato inizialmente a sostenere a parole la lotta di chi ha combattuto il terrorismo nero, salvo poi non concretizzare le parole in fatti. Al momento dell’attacco turco nessuna nazione ha messo a repentaglio i propri interessi egoistici, alzando la voce per condannare la barbara invasione. Anche rispetto ai prigionieri dell’Isis il comportamento è stato vergognoso e sicuramente avrà conseguenze. I Curdi hanno sempre scelto un approccio finalizzato al confronto con le milizie dell’Isis, anzichè la repressione: ad oggi ci sono molti progetti pensati per i campi di prigionia orientati al rapporto della radicalità islamica. Andavano aiutati questi terroristi prigionieri nei campi, veri focolai di estremismo; quando saranno nuovamente liberi torneranno ad essere una minaccia per noi e per i popoli del Medio Oriente. Le nazioni occidentali un’altra volta hanno protetto il mondo cosiddetto civilizzato, gli Stati cosiddetti del benessere, coinvolgendosi lo stretto indispensabile , senza avere voglia di assumersi le responsabilità della propria parte nei conflitti, come per esempio il commercio delle armi.

Il Covid-19 ha acuito i problemi del mondo, maggiormente nei Paesi in conflitto, dove le ingerenze straniere puntano solo ai propri benefici economici ignorando le necessità basilari dei civili.  Non si sottintende solo la Siria, ma anche la Libia, dove la Turchia ancora una volta si è insinuata senza timore, mentre sia la Nato, di cui la Turchia risulta il secondo esercito per grandezza, né altri Paesi europei, si pronunciano a denunciarne l’illegittimità. È la fine dei diritti umani?

A.O. – Dobbiamo considerare che situazioni problematiche quali quella del coronavirus portano gli Stati a riorganizzarsi spesso accentuando il controllo e la riduzione delle libertà: i poteri quali la finanza cercano di controllare le persone che, private di beni e delle possibilità, vorrebbero chiedere veri mutamenti sociali che aiutino tutti a riprendersi. Il risultato è la diminuizione dei diritti umani, in Italia i decreti sicurezza sono un esempio di come si può bloccare le possibilità, naturalmente con il sostegno di cittadini disinformati e desiderosi di difendersi da altri poveri che come loro fanno fatica a andare avanti. La disinformazione e la superficialità  fa ignorare che quelle leggi che sembrano utili per controllare gli “intrusi” possono essere utilizzati anche per controllarci qualora alzassimo la voce. Emblematica è la lotta dei No- Tav, le recenti condanne a Firenze contro i 15 manifestanti che nel 2013 si erano opposti allo squadrismo di Casa Pound, le multe a Prato contro gli operai che avevano manifestato contro dei licenziamanti bloccando il traffico.

Come si potrebbe allargare la prospettiva della Rivoluzione del Rojava, inscritta questa nella Confederazione Democratica Autonoma della Siria di Nord-Est? C’è una speranza che i popoli, non solo siriani, possano vivere pacificamente tra loro e in armonia con la Terra?

A.O. – Crediamo che l’attuale evoluzione dei popoli richieda concreti cambiamenti dei modelli di sviluppo. I Governi,  gli stati-nazione e le multinazionali faranno però tutto il possibile per impedirlo, sostenendo il liberismo economico, il capitalismo-barbarie che sta facendo ammalare le società, gli individui e la Terra. Toccherà quindi ai popoli smettere di delegare e diventare protagonisti della propria vita. Il Confederalismo Democratico, dove una democrazia dal basso porta ad uno sviluppo delle persone delle comunità, con una economia a servizio delle comunità e non del profitto, in armonia col Creato e per una armonia tra popoli e credi diversi, con una uguale importanza tra uomini e donne, è una proposta che ha molto da insegnarci. Credo che la speranza ci sia perchè è cosi che l’uomo può trovare il proprio benessere la propria armonia.

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