Il ritorno della ‘Perfida Albione’

Londinesi ammassati nei giorni scorsi davanti ai pub di Soho

La crisi della Gran Bretagna e la boria dei suoi abitanti

di Ettore Vittorini

“Nebbia sulla Manica, il continente è isolato”. Questa frase sarebbe apparsa a fine ‘800 sulle rubriche delle previsioni del tempo di alcuni quotidiani londinesi. Non è certo che sia veritiera oppure frutto dell’immaginario collettivo degli europei continentali. Comunque esprimeva il concetto che i britannici avevano nei confronti delle altre nazioni le quali, a loro volta, rispondevano con l’ironia al nazionalismo esasperato degli isolani della Global Britain.

Loro erano il centro del mondo e gli altri popoli ne abitavano la periferia. Questo vanto nazionalistico e sciovinistico era collegato con le conquiste, sempre del diciannovesimo secolo, di gran parte del Globo terrestre: dal subcontinente indiano all’Africa, dall’Australia alla Birmania, da Singapore a Hong Kong e altro. Tutti territori amministrati con metodi da “pirati e bottegai”, come li definiva Napoleone. Il marchese francese Ximenes rincarò la dose e ribattezzò la nazione rivale definendola la ‘perfida Albione‘.

Dopo la II° Guerra Mondiale è incominciato il declino dell’Impero con la graduale rinuncia a quasi tutte le colonie. Ma dopo la fine del conflitto i britannici hanno acquistato la stima degli altri popoli per la coraggiosa reazione ai durissimi bombardamenti degli aerei della Germania nazista, per aver affrontato con valore le truppe germaniche e per la vittoria finale insieme agli americani e ai sovietici.

L’ammirazione è continuata verso il rivoluzionario welfare, le leggi ancor più democratiche, la cultura, il tipo di vita e la tolleranza verso le minoranze. Nel 1973 il governo britannico decise di entrare nella Comunità europea e quell’impegno fu confermato dal referendum svoltosi due anni dopo.  Ma l’ironia degli inglesi verso i ‘difetti’ degli altri popoli non si è mai interrotta, soprattutto contro gli italiani definiti in modo sprezzante “oziosi, scansafatiche, mangiatori di pizza e pasta”. È grave che la stampa britannica, anche giornali autorevoli come il Times, non abbiano mai contrastato questi luoghi comuni.

Ma l’ironia, diffusa soprattutto tra le classi meno acculturate, si è trasformata pochi mesi fa in un episodio di ripugnante razzismo contro gli italiani che morivano a migliaia per il coronavirus. È accaduto quando il nostro governo aveva attuato le regole per il lockdown. Ne aveva parlato a una radio britannica il dottor Christian Jessen, autorevole medico inglese e conduttore di un programma sulla salute. “Il virus per gli Italiani è la scusa per non lavorare”, aveva dichiarato il dottore e le sue parole erano state riportate con grande evidenza e approvazione da alcuni giornali inglesi come l’Evening Standard, il Daily Mail, il Daily Express. 

E mentre l’epidemia si estendeva in Europa, a Londra e nel resto del Paese il pericolo veniva ignorato a partire dal Primo Ministro conservatore Boris Johnson, il quale affermava che si trattava di una semplice influenza. Si era ricreduto più tardi, quando anche lui era stato ricoverato per il virus e il numero degli inglesi infetti aveva superato quello dell’Italia. A essere cattivi si potrebbe parlare di una giusta nemesi.

Qualcosa è certamente cambiata in peggio nella mentalità degli isolani. È probabile che questa metamorfosi sia incominciata con l’entrata in scena di Margaret Thatcher, leader dei conservatori, come primo ministro dal 1979 al 1990. La ‘Lady di ferro‘ ha praticamente rivoltato il volto del Paese nella politica e nell’economia: con le sue dottrine liberiste ha effettuato profondi tagli alla spesa pubblica, ha chiuso le miniere di carbone, mandando a casa decine di migliaia di lavoratori; privatizzato aziende di Stato come le ferrovie; imposto il terrore poliziesco contro la popolazione cattolica dell’Ulster. Nei suoi animati discorsi in pubblico si distingueva per il linguaggio spicciolo, elementare, comprensibile alle masse, che l’hanno appoggiata per 11 anni, fino a quando non è stata cacciata dagli stessi conservatori.

Per quanto riguarda i rapporti con l’Unione Europea, la Thatcher ha fatto di tutto per apporre ostacoli creando le basi di quel clima antieuropeo che con l’ultimo referendum ha condotto il Paese alla Brexit, l’uscita dall’Europa.

L’attuale premier Johnson tenta di seguire le orme della ‘Lady di ferro‘, ma commettendo gaffe una dietro l’altra. La sua politica estera è spesso contraddittoria e piratesca: nel corso delle trattative con l’UE, l’anno scorso aveva firmato un accordo che evitava il ritorno al confine rigido tra la Repubblica d’Irlanda (nella UE) e l’Ulster.

Praticamente l’Irlanda del Nord sarebbe rimasta nel mercato libero europeo. Ma di punto in bianco nei giorni scorsi Johnson ha rinnegato gli impegni presi stracciando il trattato. È stata una violazione del diritto internazionale, criticata dagli stessi ex leader conservatori come John Mayor e Theresa May.“Chi si fiderà più di fare accordi con la Gran Bretagna?”, si sono chiesti.

L’Unione Europea ha deciso di ricorrere alla Corte Internazionale dell’Aja e di adottare delle sanzioni. Intanto Londra ha perso il volto di un tempo: a causa del Covid il centro è semideserto, il 70% degli impiegati della City, piena di banche e uffici finanziari, è rimasto a casa. Gli abitanti della metropoli restano nelle periferie e frequentano i pub senza misure di sicurezza.

La Global Britain di una volta è caduta davvero in basso. Ma gli inglesi, nonostante la crisi di ogni settore industriale e finanziario, continuano a mantenere la loro boria. 

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