Il Kurdistan iracheno fallirà a causa della dittatura

Masrour Barzani, Primo Ministro del Governo Democratico Regionale del Kurdistan iracheno.
Foto KDR – Governement

Il Kurdistan iracheno non è così democratico o stabile come si vorrebbe far credere al mondo

traduzione di Laura Sestini

Nel 2006, il governo regionale del Kurdistan (KRG) ha lanciato una campagna pubblicitaria chiamando il Kurdistan iracheno ‘l’Altro Iraq’. Il concetto era semplice: mentre l’insurrezione infuriava a Baghdad, gli annunci pubblicitari mettevano a confronto la pace e la stabilità del Kurdistan iracheno con l’insurrezione che allora imperversava nell’Iraq centrale, ringraziando gli Stati Uniti per aver liberato il Paese dal flagello del dittatore iracheno Saddam Hussein.

È stata una mossa intelligente di pubbliche relazioni, ma ha nascosto una realtà più oscura: nelle loro email private, funzionari curdi – come Qubad Talabani, ora vice-Primo Ministro del KRG – criticavano gli Stati Uniti per le “bugie che hanno portato alla guerra”. Proprio come altri funzionari curdi dichiaravano alle loro controparti statunitensi ciò che Washington voleva sentirsi dire, o affermavano a iraniani e turchi ciò che sarebbe stato gradito da Teheran e Ankara.

Il Kurdistan iracheno avrebbe potuto essere più sicuro del resto dell’Iraq, ma l’idea che fossero più democratici era e rimane una ‘sciocchezza’.

In effetti, due famiglie e i rispettivi partiti politici hanno dominato la regione dal ritiro nel 1991 delle forze del Presidente iracheno Saddam Hussein. Il primo è il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) di Masoud Barzani, che è impenitentemente tribale e socialmente conservatore. Ad esempio, molti membri della famiglia hanno più mogli che non possono partecipare alla vita pubblica, e la storia familiare è intrecciata sia con i fidanzamenti intra-familiari che con i delitti d’onore a carico di donne che aspiravano a un’esistenza libera dalle rigidità conservatrici. Va altresì ricordato che quando un giovane giornalista pubblicò una poesia satirica in cui denunciava il nepotismo di Barzani, quest’ultimo e i suoi figli fecero rapire e uccidere il giovane (Sardasht Osman pubblicò una lettera provocatoria per chiedere in sposa una ragazza della famiglia Barzani, nonostante lui fosse di semplici origini, azione che fu considerata una grave offesa dal gruppo politico https://ekurd.net/10-years-assassinated-kurdish-2020-05-04; ma la lista di giornalisti uccisi in KDR è lunga, n.d.t.).

Sardasht Osman, il giornalista curdo iracheno assassinato il 6 maggio 2010

Fu in risposta a questa sorta di tribalismo insulare che il defunto presidente iracheno Jalal Talabani, un tempo deputato del padre di Masoud Barzani, lasciò il partito per formare l’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK). All’inizio, Talabani professò idee progressiste e valori socialisti ma, negli ultimi anni di vita, pensò ad assicurarsi che sua moglie, allora affetta da Alzheimer, e i loro due figli, Bafil e Qubad, mantenessero il controllo sulla sua macchina politica e sulla fortuna accumulata.

Mentre i Barzani e i Talabani hanno consolidato il loro controllo sul Kurdistan iracheno, Baghdad ha vinto la rivolta e abbracciato, comunque, la democrazia – anche tra i disordini. Dal ritorno alla sovranità, nel 2004, Baghdad ha visto succedersi già cinque Primi ministri costretti al ritiro dall’elettorato, e il Presidente in carica Mustafa al-Kadhimi è avviato sulla stessa strada. Né vi è alcuna certezza che il Presidente Barham Salih si aggiudicherà un secondo mandato. In nessun altro posto in Medio Oriente, ad eccezione di Israele, così tanti politici in pensione vivono in pace nel Paese in cui hanno servito una sola volta.

In netto contrasto con Baghdad, non c’è alcuna tradizione nel Kurdistan iracheno di leader che abbiano rispettato lo stato di diritto o la volontà elettorale. Nelle elezioni relativamente libere del 1992, Masoud Barzani e Jalal Talabani si divisero quasi equamente i voti. Ma, invece di sviluppare un sistema di leadership e opposizione, si sono limitati a spartirsi il bottino tra di loro. Quando si ebbe una disputa sulla suddivisione delle entrate alla stazione doganale di Ibrahim Khalil, alla frontiera turca, finì per scoppiare la guerra civile. E mentre Barzani raccontava spesso agli stranieri il sacrificio della sua tribù nella lotta contro il dittatore iracheno Saddam Hussein, solo otto anni dopo i massacri di cui i Curdi erano stati vittime, si alleava con Saddam per cacciare Talabani da Erbil e mantenere il suo monopolio sul lucroso commercio di contrabbando con la Turchia.

Dopo l’adozione della Costituzione del 2005, Barzani è stato Presidente Regionale, ma successivamente ha rifiutato di rispettare il limite di due mandati governativi e ha chiesto ripetute proroghe. In breve, Barzani poteva scegliere di essere l’equivalente curdo di Nelson Mandela o Yasir Arafat. Poteva dimostrare attraverso le sue azioni un impegno per la democrazia, oppure poteva trasformare il Kurdistan in una plutocrazia corrotta, scegliendo quest’ultima.

Masoud Barzani sarà ricordato come un uomo che è entrato nel Kurdistan iracheno senza un soldo, ma molte più volte per essere andato in pensione come miliardario. Ha dato la priorità alla tribù rispetto alle persone nella maggior parte delle sue azioni: si consideri, per esempio, la diga di Bekhme, progettata negli anni 50 ma iniziata negli anni 80, il cui progetto è stato sospeso a causa dell’invasione del Kuwait da parte di Saddam e per la successiva guerra e le sanzioni derivate. Dopo la cacciata di Saddam, il governo curdo aveva i fondi per completare il progetto e dare potere idrografico non solo al Kurdistan iracheno ma anche a gran parte dell’Iraq, ma Barzani ha esitato, temendo che il bacino risultante potesse causare l’inondazione dei siti turistici nella sua patria tribale. Allo stesso modo, mentre Barzani avrebbe potuto seguire i costumi del suo popolo, sceglieva invece di vivere isolato dai suoi compagni curdi in una località montana, un tempo di proprietà di Saddam, ostentano perfino standard trumpiani.

Ma qualunque siano stati i difetti di Masoud Barzani e Jalal Talabani, anche i loro critici ne riconoscono la furbizia e la saggezza nel districarsi tra le dinamiche tribali – comprendendo che troppa repressione avrebbe causato contraccolpi.

Gli stessi talenti e le stesse capacità di comprensione, però, non sono necessariamente passati alla nuova generazione. Dopo che Masoud – teoricamente – si è dimesso, suo nipote Nechirvan è diventato Presidente Regionale, e subito dopo il di lui figlio, Masrour Barzani, è diventato Presidente (nel 2019). Mentre da parte Talabani, il figlio maggiore Bafel e il nipote Lahur Talabani hanno assunto la carica di co-leader del PUK, e il secondo figlio Qubad lavora come vice di Masrour.

Qubad Talabani, attuale Vice-Primo Ministro del Governo Regionale del Kurdistan iracheno. Foto KDR – Governement

Il talento, tuttavia, non è distribuito in modo uniforme. Nechirvan ha trascorso anni come Primo Ministro e aveva capito che doveva provvedere al popolo, mentre si occupava anche della propria ricchezza. È corruzione nella modalità di Tammany Hall. Lahur Talabani ha una reputazione simile: i curdi si lamentano dell’amministrazione PUK, ma riconoscono la sua competenza. Questo non è invece il caso di Bafel, che la maggior parte dei curdi considera ‘instabile’. Qubad, nel frattempo, può essere visto come un interlocutore affabile e utile per i diplomatici, ma i curdi dicono che è un soggetto ‘leggero’ e con la ‘testa fra le nuvole’.

Lo sgomento più ampio, tuttavia, circonda Masrour, il cui talento è sempre stato inversamente proporzionale al potere che esercita. Da studente presso l’American University, si dice fosse mediocre e trascorresse più tempo a fare shopping e in proprietà di lusso fuori dal campus, che a studiare – laureandosi solo dopo che la famiglia Barzani aveva istituito un programma per l’università. L’intemperanza e la propensione alla violenza di Masrour sono state, inoltre, al centro di molte delle controversie sui diritti umani che hanno afflitto il Kurdistan iracheno, per via di omicidi in patria e attacchi ai dissidenti all’estero.

Mentre Nechirvan comprendeva la necessità di bilanciare i propri interessi commerciali con la possibilità per gli altri di arricchirsi, Masrour si è mosso per monopolizzare vari settori e ha spesso usato il suo potere per arrestare o mettere a tacere con la violenza coloro che si trovavano sulla sua strada. Il ritratto di Masrour, nel frattempo, abbellisce sempre più gli spazi pubblici, mentre le auto a Erbil e Duhok sono dotate di parasole e decalcomanie con la sua effigie.

Ma se lo stesso crede che questa sia un’espressione di affetto, molti dicono che si sbaglia – tanto quanto Bashar al-Assad, Muammar Gheddafi e Saddam Hussein. Come Primo Ministro, Masrour ha già commesso errori. Ha incolpato Nechirvan per la povertà dei bilanci del Kurdistan e si è sottratto alle responsabilità del proprio ruolo in merito ai problemi regionali. Aldilà delle città, ha sconvolto il delicato equilibrio tribale a cui suo padre aveva dato la priorità, utilizzando le forze di sicurezza per arrestare i membri delle tribù rivali al fine di costringerle (senza successo) alla subordinazione.

Masrour si è sempre ammantato di nazionalismo ma anche in questo campo ha fallito. Nel 2017, contro i pareri dei consiglieri interni ed esterni, ha supervisionato il referendum (per l’autonomia dall’Iraq, n.d.t.) che, alla fine, ha portato la Regione a perdere il controllo di vaste aree di territorio e di preziosi pozzi petroliferi. Nonostante tutti i suoi discorsi nazionalisti pro-curdi, usa la legge irachena piuttosto che quella curda per giustificare l’arresto di dissidenti e manifestanti per presunte minacce all’ordine pubblico.

Numerosi giornalisti – il caso più recente è quello di Sherwan Amin Sherwani – sono scomparsi per aver commesso un unico ‘crimine’, ossia esercitare la propria professione. Forse egli crede che se i giornalisti non denunciano i problemi, i curdi affamati e diseredati non noteranno i loro mezzi di sussistenza sempre più esigui, né contrapporrano il loro destino con l’ostentazione di Masrour.

Mentre suo nonno – il leggendario Mullah Mustafa Barzani – combatteva per ritagliarsi un’entità curda, Masrour ha subordinato – per profitto personale – le speranze e i sogni curdi agli interessi della Turchia.

Oggi, il governo rimane in gran parte in silenzio mentre i turchi bombardano i villaggi curdi e i soldati turchi, oltrepassando i confini, si fermano nei villaggi per interrogare gli abitanti delle comunità locali. Per il nazionalismo curdo, Masrour Barzani è diventato quello che il maresciallo Philippe Pétain fu per il nazionalismo francese.

Repressione e sicurezza non sono sinonimi, e i curdi iracheni stanno scoprendo che la combinazione di volatilità, avidità e incompetenza di Masrour non porterà loro né libertà né prosperità. ‘L’Altro Iraq’ davvero.

Articolo originale di Michael Rubin: https://nationalinterest.org/feature/iraqi-kurdistan-will-fail-its-dictatorship-tightens-171453

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